Le isole Faroe, nel Mare del Nord, ospitano uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni per trasformare le alghe in una risorsa alimentare globale. Il progetto SeaMark, finanziato con nove milioni di euro dall'Unione Europea nell'ambito di Horizon Europe, punta a sviluppare impianti di acquacoltura e lavorazione di alghe — soprattutto Saccharina latissima — per produrre oltre 12 tipologie di prodotti: farine per sostituti della carne, materie prime per cosmetici e nutraceutica, mangimi animali e materiali per packaging ecosostenibile. Coordinato dall'Università olandese di Wageningen e dall'Università danese di Aarhus, il progetto coinvolge 25 membri tra cui la Nofima e il gruppo Carlsberg, con l'obiettivo di dimostrare che un'acquacoltura a zero emissioni è possibile, redditizia e in grado di creare posti di lavoro per le popolazioni locali. L'obiettivo di SeaMark va oltre gli interessi commerciali: vuole cambiare radicalmente la cultura europea nei confronti delle alghe, presentandole come una preziosa fonte di proteine, sali minerali e oligoelementi estremamente meno inquinante persino rispetto alla coltivazione della soia. Le macroalghe sono capaci di aiutare il mare a rigenerarsi, assorbire CO₂ dall'atmosfera e fornire fibre alimentari, fermentate per sostituti vegetali della carne, alginati per l'industria alimentare, cosmetica e farmaceutica, oltre a concentrati di proteine, minerali e vitamine. Israele ha intrapreso una strada parallela ma ugualmente innovativa. I ricercatori dell'Università di Tel Aviv e dell'Istituto nazionale oceanografico e immunologico di Israele hanno sperimentato una nuova tipologia di coltivazione integrata con l'allevamento di pesci, dimostrando che le condizioni ambientali sono vantaggiose per l'ecosistema e rendono le macroalghe un vero superfood. Il sistema è stato testato sulle specie più diffuse di alghe dei generi Ulva, Gracilaria e Hypnea, coltivate vicino agli impianti di acquacoltura dove hanno assorbito i nutrienti rilasciati dai pesci. Calibrando i mangimi dei pesci, i ricercatori sono riusciti a ottenere alghe arricchite in iodio, zinco, ferro, proteine, calcio, magnesio, antiossidanti e pigmenti, ideali sia per popolazioni che soffrono di malnutrizione sia per vegani e vegetariani, che spesso rischiano carenze nutrizionali. Dal punto di vista ambientale, a differenza dell'agricoltura in campo, non c'è consumo di acqua fresca né di suolo, non servono fertilizzanti perché la funzione è assolta dagli scarti dei pesci — fosfati, ammoniaca e nitrati — che, in questo modo, non sovraccaricano le acque circostanti e non aumentano il rischio di eutrofizzazione. Le alghe crescono con un'efficienza straordinaria, fino al 25% ogni giorno, e subiscono molto meno delle colture terrestri le condizioni atmosferiche esterne, un vantaggio cruciale in un'epoca di eventi climatici sempre più estremi. Le alghe sono buone per l'uomo e per il pianeta: possono rappresentare una fonte alimentare alternativa e uno strumento per creare prodotti a basso impatto ambientale come le bioplastiche, contribuendo a preservare la salute e l'ecosistema marino riducendo la presenza di CO₂, fosforo e azoto nelle acque. Largamente sfruttate nelle cucine etniche, soprattutto asiatiche, le alghe sono ancora poco impiegate in Europa, sebbene consumate e apprezzate specialmente nell'ambito di regimi alimentari veg, vegani o vegetariani. Definirle semplicemente "alghe" è generico: esistono varie specie caratterizzate da colore, proprietà organolettiche e nutrizionali differenti e usi diversi nell'arte culinaria. Le alghe brune, come il kombu, sono un ingrediente del dashi, un brodo tipico della cucina giapponese; le alghe rosse, come il nori, sono utilizzate per la preparazione di involtini di sushi; tra le verdi si annovera la lattuga di mare. Un limite al loro consumo potrebbe essere rappresentato dal gusto: l'umami, un sapore piuttosto sapido conferito dall'interazione di molecole come l'acido glutammico con nucleotidi quali guanilati, inosinati, sodio e potassio, naturalmente presenti in diverse quantità a seconda delle tipologie di alghe e in altri prodotti etnici come funghi shiitake e fermentati tipo miso e salsa di soia. Accomunate da un ridotto apporto calorico, la componente nutrizionale varia da alga a alga, influenzata anche dalle modalità di coltivazione, raccolta e stagionalità. Il contenuto proteico può oscillare dal 5 al 19% nelle alghe marroni, da 0,67% al 45% in quelle rosse e dal 3,42% al 29,80% in quelle verdi, con un buon apporto di amminoacidi per grammo, molto simile alla carne. Gli acidi grassi PUFA possono variare dal 6,7% della Ulva lactuca al 69,1% di Undaria pinnatifida, sebbene l'apporto generale di grassi tenda ad essere basso rispetto al peso a secco totale, più alto in inverno e più basso in estate. In relazione alle fibre, cinque grammi di alghe brune possono apportare fino al 14% della fibra giornaliera raccomandata, mentre studi in vitro sembrano suggerire effetti prebiotici associati alla fermentazione di alcuni componenti a livello del colon e alla produzione di acidi grassi a corta catena. In alcune alghe la presenza di alginati, molecole con proprietà addensanti, potrebbe agire sul controllo dell'appetito aumentando il senso di sazietà. Non ultimo, e in quantità diverse a seconda del tipo, le alghe sono fonte di polifenoli, minerali e vitamine quali vitamina A e B12 in caso di alghe nori. Al pari dei pesci, anche le alghe possono essere contaminate da possibili metalli pesanti: arsenico, alluminio, cadmio, piombo, silicio, stronzio e stagno sono agenti presenti nelle acque e nell'habitat marino. Attenzione infine in caso si sia portatori di disturbi della tiroide, patologie cardiache e renali: la presenza di iodio, assorbito dall'acqua di mare, o di potassio potrebbe rappresentare una controindicazione o un'indicazione al limitato consumo. In funzione delle molteplici proprietà delle alghe si potrebbe aprire la prospettiva di sfruttare alcuni estratti in nutraceutica e nella preparazione di specifici integratori. Benefici nutrizionali e efficacia dei componenti bioattivi dovranno tuttavia essere indagati con ulteriori studi di intervento. La Commissione europea e l'Agenzia esecutiva europea per il clima, le infrastrutture e l'ambiente stanno implementando una piattaforma europea, EU4Algae, che coinvolgerà tutta la filiera di settore per valutarne i possibili impieghi in un'ottica di salute globale: umana e ambientale. Le microalghe potrebbero diventare una preziosa fonte di biomassa grazie a nuovi processi che migliorano la fotosintesi, favorendo l'impiego su scala industriale utilizzando processi sostenibili per produrre nuovi alimenti e prodotti di alto valore per la salute umana, quali antiossidanti, omega-3 o persino farmaci e vaccini. Il settore delle alghe ha chiare potenzialità di crescita oltre i mercati attuali e può contribuire a plasmare un mondo libero dalla povertà su un pianeta vivibile. Mangiare alghe può apportare diversi benefici, tra cui migliore funzionalità della tiroide, migliore funzionalità gastrointestinale, minor rischio cardiovascolare e miglior controllo della glicemia con conseguente minor rischio di diabete di tipo 2. Le alghe rappresentano quindi una frontiera affascinante per chi cerca un'alimentazione naturale, consapevole e sostenibile. Non è un caso che sempre più chef, ricercatori e produttori stiano guardando al mare non solo come fonte di pesce, ma come vero e proprio orto sottomarino in grado di nutrire generazioni future senza compromettere l'equilibrio del pianeta.