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Paolo D'Arpini
"Cammina nella tua oscurità… perché camminando, brancolando, a poco a poco, anche tu troverai la tua luce. Quando hai la tua oscurità, la luce non è molto lontana. Quando la notte è buia, l’alba è vicina… a portata di mano. Una volta divenuto dipendente da una luce presa in prestito, sarai perduto. L’oscurità non è mai così pericolosa quanto una luce presa in prestito. Conoscere è bene, ma il sapere non è un bene. La conoscenza è una cosa che ti appartiene, il sapere è di altri." (Osho)La spiritualità laica, pur essendo un neologismo, ha un’origine remota, nasce nel momento stesso in cui l’uomo ha avuto la prima scintilla di auto-consapevolezza. Sarebbe infatti più corretto definirla spiritualità naturale ma per non confonderla con la new age ed anche a causa delle sovra-imposizioni religiose monoteiste, dobbiamo qualificarla “spiritualità laica” per stabilire la sua assoluta e totale indipendenza da ogni credo (ateismo compreso). In verità diversi modi di spiritualità laica sono riconoscibili, ad esempio, nella filosofia socratica e neoplatonica, ma è soprattutto nel pensiero taoista e zen, nello shivaismo del Kashmir e nell’adavaita vedanta che tale spiritualità ha avuto le sue espressioni più antiche. I due moderni più grandi maestri advaita, Ramana Maharshi e Nisargadatta Maharaj, sono stati fulgidi esempi di laicità. Ramana gettò via il cordone da bramano ma non si fece mai monaco e Nisargadatta era un uomo di famiglia con figli e campò facendo il venditore di beedies. Questi furono buoni esempi di spiritualità laica vissuta nel mondo. Ora parleremo di come poter vivere la spiritualità laica nel quotidiano senza ricorrere a particolari riti o pratiche ma affinando la capacità di attenzione e senso di presenza. Non sto parlando del "cogito ergo sum", non si identifichi quindi il senso di presenza con il pensiero.... Avere in mente qualcosa è un pensiero. Anche se lo chiamiamo “anima” o "Dio" resta un pensiero, un concetto. Tutto ciò che è all’interno della coscienza è un oggetto della Coscienza. Forse è meglio che il termine Coscienza, pur che rappresenta quanto voglio significare, venga qui sostituito da “Consapevolezza” poiché noi occidentali e soprattutto “cristiani” tendiamo a considerare la coscienza come una qualità morale. Si dice “fare l’analisi di coscienza” come se questa coscienza fosse un aspetto, un’anima appunto. Lasciamo anche da parte la considerazione materialista per cui la coscienza è il risultato di processi cerebrali, che è una spiegazione “empirica” assunta in quanto si ritiene che la nostra capacità di analisi (intelligenza) sia susseguente al processo chimico delle cellule che si comunicano dati. Tutto ciò è la conseguenza del nostro ritenerci il corpo quindi questa considerazione non ci consente di andare “oltre” per percepire lo spirito. Anche qui percepire non è propriamente corretto, poiché chi è che percepisce e cosa viene percepito? E’ evidente che tutto si svolge all’interno della Coscienza, la coscienza osserva se stessa e comprende se stessa. Intelligenza e coscienza sono la stessa cosa e in verità sono la nostra vera natura. Checché tu consideri te stesso, una anima un corpo, una mente… tu non sei quello poiché tu non puoi essere un oggetto della conoscenza. Tu sei la conoscenza stessa che prende la forma di soggetto oggetto e conoscenza. Fermiamoci comunque al “sentire” interno, quel sentire che tu definisci “io” e che è in verità pura coscienza. Prima di pensare “io sono questo o quello” se ti fermi all’io... ti rendi conto che quell’io è privo di qualsiasi attributo. E’ semplicemente consapevolezza. L’opinione, qualsiasi opinione, appartiene all’ego, inizialmente può essere accettata come base di confronto sulle idee, ma se osserviamo con gli occhi dello “spirito”, che tutti ci accomuna, scopriamo che l’opinione è solo un attaccamento, un riflesso condizionato, di cui potremmo anche liberarci se vogliamo avanzare in consapevolezza. Avendo riconosciuto l’opinione come un meccanismo automatico del proprio credere, del proprio identificarsi in un set di pensieri e credenze, non ha importanza sforzarsi per la supremazia della propria opinione. Si esprime l’opinione come un gesto, come una naturale e spontanea affermazione della persona che noi “incarniamo”. Quella persona è un personaggio nella commedia della vita, è giusto che si esprima ma non è necessario che prevalga. Quando si comprende la complementarietà di ogni aspetto e forma dell’esistente ci si limita a svolgere la propria funzione, nel modo più accurato, senza sentirsi né responsabili né portatori di un messaggio superiore. Si porta avanti “l’opinione” come se fosse un lavoro da svolgere ma senza sentire che i risultati di tale lavoro ci appartengono. Insomma si compie un “dovere” con distacco…. Secondo i grandi saggi l’opinione è un automatismo della percezione individuale. Insomma l’opinione è sempre e comunque parziale ed incapace di riferire un’interezza. Ma se almeno fossimo in grado di interpretare ogni opinione come un tassello del pensiero universale, cercando di integrarla nell’insieme del conosciuto, forse così stiamo mettendo in pratica quel “sincretismo” auspicabile per il superamento delle ideologie e delle religioni precostituite. Unica discriminante dovrebbe essere la qualità della sincerità in cui l’opinione viene espressa. E in definitiva perché farsi condizionare dall’opinione altrui? Una volta capito che tutte le opinioni sono solo aspetti esteriori del nostro sentire, della nostra educazione, del nostro bagaglio genetico, etc. etc. Come si può ritenere che una qualsiasi opinione, pur ben espressa o motivata, possa influire sui nostri comportamenti o convincimenti, in antitesi con noi stessi? Se noi ci riconosciamo nell’opinione espressa da qualcun altro vuol dire semplicemente che quella cosa stava già dentro di noi, l’abbiamo riscoperta. Se invece non ci tocca.. lasciamola andare come l’abbiamo incontrata. Una piccola similitudine: quando andavo a scuola, forse all’età di 13 anni, confessai al prete della mia parrocchia che non riuscivo ad accettare il fatto che esistessero inferno, paradiso, limbo.. che vengono considerati “eterni” contemporaneamente alla realtà eterna del dio stesso. Se Dio è eterno ed infinito come possono coesistere più eternità separate e contrapposte? Il prete mi disse che dovevo credere a quanto affermavano le scritture perché quella è la parola di Dio ed è un “mistero della fede”. Ovvio che non gli diedi retta e continui a meditare e riflettere sulle cose secondo il mio criterio di ricerca e non basandomi sull’opinione del prete o sulle scritture. Infatti se un’opinione è solo “strumentale” allora non vale nemmeno la pena di considerarla, essa non è nemmeno etichettabile come “opinione” (che già di per se stesso è un termine “riduttivo”) ma possiamo definirla “imbroglio speculativo” teso alla soddisfazione di un vantaggio personale. Ciò avviene quando si mente sapendo di mentire e quando si ragiona in termini di affermazione del proprio pensiero! Allorché si è centrati nello Spirito, ovvero in se stessi, non c’è pericolo di compiere il male, poiché se stessi e il tutto coincidono. Gli altri non sono diversi da noi e se non sono diversi come potremmo nuocer loro? Ogni nostra azione è compiuta al fine del beneficio comune. Anche se all’osservatore può apparire che ci sia una intenzionalità personale nell’azione del saggio. Secondo me la “spiritualità laica” deve comprendere anche il lasciare agli altri la libertà di pensare a modo loro, non possiamo usare la laicità per continuamente controbattere su punti che a noi sembrano ledere tale principio… Insomma dovremmo essere laici persino nei confronti della laicità. Ed in sintonia con questo predicato mi occupo della mia auto-conoscenza e lascio agli altri esseri (umani o non umani) di fare la parte che ad ognuno compete! Tutti tendiamo alla perfezione, però in un crescendo, seguendo le nostre opinioni di bene e male, in un apparentemente lungo e tortuoso iter, che non ha inizio né fine. Si manifesta come singoli fotogrammi che noi dichiariamo separati e diversi, perché osservati nel contesto dello spazio tempo e con il senso di separazione. Ma il film è lo stesso, noi siamo tutti dentro… Chiamalo pure sogno se vuoi, infinito ed eterno. Il sognatore diventa tutti i personaggi e gli eventi del sogno. Avviene così, senza scopo e nella gioia. Allo stesso tempo questo sogno non è vero perché è solo un processo nel divenire. Diventa però reale e vero appena siamo “consapevoli” che noi siamo quello in ogni suo aspetto ed anche al di là di quello in quanto pura Consapevolezza. Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
Libri, CD, DVD
Samael Aun Weor
Trattato di etica e psicologia in cui si analizzano molto profondamente le cause di numerosi problemi sociali, quali, ad esempio, l'ambizione e la paura, e anche gli squilibri e gli abusi che esistono in diversi strati sociali e nelle varie tappe attraverso cui scorre la vita dell'uomo, come ad esempio l'infanzia, l'adolescenza, l'età matura, la vecchiaia ecc. Un'opera fondamentale per auto-educarci e poter educare i nostri figli.
Notizie
Spiritual News
La medicina contemporanea ha finalmente varcato una soglia che fino a pochi anni fa era considerata pura speculazione metafisica: la decodifica del corpo umano come sistema vibrazionale dinamico. Studi pionieristici condotti presso il MIT e l’Istituto Max Planck hanno confermato che la salute del nostro cervello non dipende solo dalla chimica dei farmaci, ma dalla "coerenza ritmica" delle nostre cellule. Al centro di questa rivoluzione c'è la terapia vibroacustica risonante, una tecnica che utilizza specifiche frequenze sonore per indurre una risposta fisica profonda a livello neurologico. La scoperta più eclatante riguarda l'uso di onde a 40 Hz: è stato dimostrato che queste frequenze, trasmesse attraverso il corpo, sono in grado di attivare le microglia, le cellule immunitarie del cervello, spingendole a rimuovere i detriti metabolici e le placche responsabili del declino cognitivo. Questa non è una semplice evoluzione tecnologica, ma un ritorno scientificamente documentato alle antiche tradizioni della guarigione attraverso il suono. Il corpo umano si rivela essere uno strumento a corde di incredibile precisione; quando viviamo immersi in ambienti acustici caotici o sotto lo stress costante di rumori dissonanti, le nostre sinapsi perdono la loro accordatura naturale, entrando in uno stato di entropia biologica. La notizia che sta scuotendo il settore della crescita personale è che ora possediamo le coordinate tecniche per "riaccordare" il nostro sistema nervoso. La meditazione sonora e l'esposizione consapevole a frequenze armoniche non sono più pratiche opzionali per ricercatori spirituali, ma vere e proprie necessità fisiologiche per chiunque desideri mantenere l'integrità della propria mente in un mondo sempre più rumoroso. Siamo di fronte alla nascita di una "farmacologia delle frequenze". In questo nuovo paradigma, il silenzio e il suono intenzionale diventano le medicine primarie. Ogni parola che pronunciamo, ogni brano musicale che ascoltiamo e persino il ronzio degli apparecchi elettronici che ci circondano stanno fisicamente modellando la nostra architettura neurale attraverso il fenomeno della risonanza meccanica. Il pubblico è chiamato a riflettere su una verità profonda: non siamo spettatori passivi dell’ambiente sonoro, ma esseri che risuonano con esso. La pace interiore ha una frequenza misurabile e la capacità di sintonizzarsi su di essa rappresenta la competenza evolutiva più importante del nostro tempo. Chi impara a padroneggiare la propria "sinfonia interiore" non sta solo migliorando il proprio umore, sta letteralmente proteggendo e rigenerando la materia stessa della propria coscienza.

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Sin da bambina ho sempre avuto intuizioni, presentimenti, ma soprattutto ho sempre avuto contatti con persone trapassate,inoltre, durante i…
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Il mio nome completo in sanscrito è Swami Bodhi Vipal che significa “Momento di consapevolezza”. Mi è stato donato da OSHO, Maestro di…
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Facilitatore evolutivo del talento umano. Alchimista spirituale, psicologo clinico e quantistico, naturopata, ipnotista, scrittore.…
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Nirava Dainotto, esploratrice e guida nel mondo dell’energia e della salute naturale. All’anagrafe Tiziana Dainotto. L’altro nome sacro è…
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Docente di cristalloterapia eterica presso il Centro Studi Pranici fonde la spiritualità con la tecnologia intelligente per rendere l’uomo…
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Emblemi rosacroce svelati

Kwen Khan Khu
Presentiamo al lettore una nuova pubblicazione del V.M. Kwen Khan Khu, intitolata Emblemi Rosacroce di Daniel Cramer – svelati –. Un nuovo capolavoro che, in quanto tale, poteva essere realizzato solo da un uomo con la coscienza risvegliata, tanto da poter indagare sui misteri che gli alchimisti medievali pubblicarono e nascosero in egual misura nelle loro incisioni, affinché chi abbia comprensione possa comprendere. In esso troveremo la spiegazione logica, esoterica, scientifica e pratica del perché e dello scopo di tali strane pubblicazioni lasciate in eredità da quegli iniziati, il loro significato e un'autentica enciclopedia di saggezza sulle questioni trascendentali dell'Essere che vanno oltre il semplice esistere. Incoraggiamo tutti gli interessati a leggere queste righe piene di luce per nutrire l'anima di chi aprirà il proprio cuore ai meravigliosi postulati che vi troverà.
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Il destino e la naturale predisposizione della…

Paolo D'Arpini
"Tu sai che l'entità in quanto tale è totalmente fittizia e non ha indipendenza sua propria. Ma questa entità fittizia deve vivere la sua vita normale. Dov'è il problema? È così difficile condurre una vita normale sapendo che il vivere stesso è un concetto? Hai afferrato il punto? Una volta che hai visto il falso come falso, una volta che hai visto la natura duale di ciò che chiami 'vita' - che in effetti è il vivere - il resto dovrebbe essere semplice; semplice quanto la condizione di un attore che recita il suo ruolo con zelo, sapendo che è soltanto un ruolo in una commedia e nulla di più. Riconoscere questo fatto con convinzione, percepire questa posizione, è tutta la verità. Il resto è fingere." (Nisargadatta Maharaj)Anni fa, quando ancora abitavo a Calcata, mi trovavo nella grotticella dedicata ad Anasuya Devi, la mia madre spirituale, e al Dio Ganesh, e mi capitò di rileggere la storia di Mansur Mastana, un saggio sufi che avendo ottenuta la realizzazione del Sé, lo dichiarò pubblicamente affermando “Ana’l-ahqq” che significa “Io sono Dio”. Ovvio che in una religione dualistica come quella musulmana tale affermazione fu presa per eresia e Mansur fu condannato a morte. Ma anche sul patibolo egli rideva e continuava ad affermare “la verità” della sua esperienza ma gli altri non potevano capire e semplicemente pensarono che fosse impazzito e comunque meritevole di morte. In seguito i sufi s’intesero fra di loro che in futuro sarebbe stato meglio non affermare pubblicamente tale verità, che anche quando fosse stata raggiunta era meglio uniformarsi alle convenienze essoteriche, lasciando le verità esoteriche nel cerchio ristretto degli iniziati. Così a volte ci possono essere esperienze spirituali che non è bene divulgare, poiché potrebbero essere fraintese o creare confusione nella mente degli ascoltatori. Per questa ragione in tutte le scuole iniziatiche si proibisce esplicitamente di farsi belli con i miracoli, le visioni, gli insegnamenti ricevuti ed impartiti e quant’altro. Però, però… qualcosa vorrei raccontare. In effetti non tutti i modi espressivi dello "spirito" sono così elevati da sentircene orgogliosi, spesso per capire un qualcosa di noi, nel profondo, abbiamo bisogno di una dimostrazione della “piccolezza” dell’io superficiale. Questa comprensione è importante per realizzare che non occorre uniformarsi ad un “modello” di santità idealistica, che ci fa apparire santi a tutti i costi, ma che è sufficiente poter sorridere e passar sopra alla propria figura ed agli atti da essa compiuti, considerandoli normali avvenimenti sul cammino. Nello specifico mi riferisco ai nostri aspetti caratteriali, le tendenze e predisposizioni che solitamente consideriamo espressioni del carattere. Dovete sapere, forse già lo sapete, che questo personaggio Paolo D’Arpini è nato in un anno della Scimmia ed è perciò profondamente convinto di sapersela cavare al meglio in ogni campo (o per lo meno ci prova). Ma siccome ha il Legno (amore, empatia) come elemento principale, egli manifesta questa sicurezza tramite i sentimenti. Poi c’è il Metallo che rende codesto scimmiotto alquanto giusto ed il Fuoco che gli fa vedere le cose per quel che sono, anche se lo rende un po’ troppo “intelligente” diciamo pure astuto (in senso "speculativo"). Il risultato? Quando da ragazzo scrivevo poesie lo facevo con impegno amoroso, magari cercando di conquistare con quelle dolci parole le ragazze che altrimenti non mi avrebbero filato (visto che fisicamente non sono un granché). Siccome poi non mi piace la competizione violenta mi ero specializzato nel poker in modo da dimostrare la mia abilità con il gioco (questo mi ricorda un po’ il tragitto di Siddharta). Inoltre, per quanto riguarda la giustizia, chi mi conosce sa quanto sia un Don Chisciotte che va contro i mulini a vento, e per l’intelligenza la riprova sta nella capacità (messa in pratica anche ora) di raccontare storie ed aneddoti che sanno pure affascinare…. Insomma in tutte le vicende della vita, le tendenze innate, la disposizione alla nobiltà d'animo, le caratteristiche psichiche e gli aspetti elementali si manifestano secondo la loro natura e non c’è nulla da fare in ciò, succede e basta! Ovviamente questo vale anche nella dimostrazione della mia “santità”, quando si tratta cioè di fare quella parte, debbo in qualche modo farlo attraverso le caratteristiche incarnate. Ma questo non è un "atteggiamento" e nemmeno una "pretesa" è semplicemente la dimostrazione di quel che si è, nel nome e nella forma. E qualsiasi altra persona fa la stessa cosa secondo le proprie predisposizioni e spinte interiori. Non serve cercare di "farsi belli", siamo già belli (o "brutti") come siamo. L'importante è non farne una "professione" ma lasciare che gli elementi giochino con gli elementi. Ancora a proposito di ricordi rammento che un giorno, parlando con un amico pittore che si interessava di fantasia onirica gli raccontai che un mio "sogno" era quello di "fondare una nuova religione". Da qui il mio voler dare uno specifico ed esclusivo nome all’esperienza interiore, da me definita “spiritualità laica”, che è uno dei miei vezzi ormai riconosciuti. La comprensione del significato “spiritualità” appartiene in verità all’intelletto mentre il “cuore” non darebbe alcun nome, al massimo sarebbe una “meraviglia di sé”. Dare una definizione ed un significato all’esperienza è già separazione, dualismo. Il “cuore” accetta solo l’unione, semplice fioritura, e non comprende la “descrizione” di tale fioritura. Eppure è sotto gli occhi di chiunque che io continuo a parlare di “spiritualità laica” come un giusto modo di esprimere l’integrazione e la realizzazione, avendolo reso persino un “filone”… Scusatemi per questo imbroglio scimmiesco, ma non potevo farne a meno! Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica


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