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Libri, CD, DVD
Corrado Marchetti e Jara Centanni
Da sempre l'uomo si interroga su ciò che esiste oltre il mondo visibile. Chi siamo realmente? Cosa accade quando sogniamo? Esistono gli spiriti guida? È possibile comunicare con il piano astrale, con i defunti e con le parti più profonde della nostra anima? Astral Secret nasce da oltre dodici anni di ricerca, sperimentazione e canalizzazioni compiute da Corrado Marchetti e Jara Centanni, fondatori del Centro Studi Pranici e autori della trilogia dedicati ai flussi energetici. Questo libro è un viaggio straordinario attraverso il mondo astrale che ha portato alla costruzione di una vera e propria mappa dell'universo invisibile, capace di spiegare con chiarezza i meccanismi che regolano la coscienza, l'evoluzione spirituale e il rapporto tra l'uomo e le dimensioni sottili. In queste pagine scoprirai che il piano astrale non è un luogo lontano o irraggiungibile, ma una dimensione viva con cui siamo costantemente in relazione. Imparerai a riconoscere il linguaggio degli spiriti guida, degli angeli e dei Maestri Ascesi e a comprendere il significato delle coincidenze, dei sogni e delle intuizioni, ad avvicinarti al channeling in modo consapevole e a sviluppare una nuova visione della realtà. Gli autori ti accompagneranno passo dopo passo nella comprensione della struttura del corpo astrale, delle vite parallele, dei frammenti dell'anima, dei chakra astrali, del percorso dei defunti e delle leggi che governano l'evoluzione dopo la morte, offrendo un approccio originale, frutto di migliaia di sessioni e anni di studio sul campo. È una tappa obbligatoria per chi vuole iniziare il percorso o per chi vuole approcciarsi in modo serio e professionale in questo campo. Questo libro è una mappa multidimensionale per: comprendere il funzionamento del corpo astrale e delle sue leggi; sviluppare il channeling e imparare ad ascoltare gli spiriti guida, gli angeli e i maestri ascesi; interpretare sogni, intuizioni e sincronicità con maggiore consapevolezza; comprendere il viaggio dell'anima, le vite parallele e i frammenti animici; imparare a dialogare con il mondo invisibile con equilibrio e responsabilità; risvegliare la tua percezione spirituale attraverso esercizi e tecniche pratiche. Astral Secret non è soltanto un libro sul mondo invisibile. È un manuale di trasformazione interiore che ti accompagna nello sviluppo della sensibilità astrale, aiutandoti a comprendere chi sei oltre il corpo fisico e quale sia il tuo posto nel grande disegno evolutivo. Ogni capitolo unisce esperienza diretta, insegnamenti spirituali, tecniche operative e riflessioni profonde, offrendo al lettore strumenti concreti per costruire un rapporto autentico con la propria guida interiore e con le dimensioni sottili. Questo libro è dedicato a chi sente che la realtà materiale rappresenta solo una piccola parte dell'esistenza, a chi desidera sviluppare le proprie capacità intuitive, a chi cerca risposte sul senso della vita e della morte e a chi vuole intraprendere un autentico cammino di crescita spirituale. Ogni pagina è un invito ad ampliare la coscienza. Ogni capitolo è una porta verso una comprensione più profonda dell'universo invisibile. Astral Secret non è un libro da leggere una sola volta: è una guida che accompagnerà il tuo percorso spirituale, aiutandoti a riconoscere ciò che hai sempre percepito, ma che forse non avevi ancora saputo spiegare. Scoprirai che il mondo astrale non è lontano da te. È già dentro di te.
Notizie
Spiritual News
Per decenni il rapporto tra le infrastrutture energetiche e il paesaggio rurale è stato raccontato attraverso la metafora del conflitto. L'installazione dei primi moduli fotovoltaici a terra veniva percepita come una ferita aperta sulla pelle del territorio, un'intrusione rigida e industriale capace di sottrarre terreno fertile all'agricoltura, inaridire i suoli e alterare irrimediabilmente la continuità visiva ed ecologica dei contesti naturali. La necessità di produrre energia pulita sembrava procedere in direzione ostinata e contraria rispetto alla salvaguardia del cibo e alla conservazione della biodiversità. Oggi, tuttavia, la convergenza tra le scienze agronomiche e le ingegnerie della transizione sta delineando un paradigma radicalmente diverso, dove la tecnologia non si sovrappone più alla natura in modo aggressivo, ma si piega alle sue leggi per diventarne una preziosa alleata. L'agrivoltaico di nuova generazione sta dimostrando che la generazione di elettricità dal sole e la coltivazione della terra non sono forze antagoniste, ma le tessere di un unico mosaico ecologico capace di rigenerare i suoli, difendere la fauna selvatica e garantire la sicurezza alimentare di fronte alle insidie della crisi climatica. Il cuore pulsante di questa rivoluzione silenziosa risiede nell'architettura stessa dei nuovi impianti, progettati per sollevarsi a diversi metri dal suolo e integrarsi in modo dinamico con le attività agricole e pastorali. I moduli solari, montati su strutture snelle e orientabili, proiettano sull'ambiente sottostante un'ombra calibrata che si sposta costantemente nel corso della giornata, replicando la protezione naturale offerta dalle fronde degli alberi. Questa chioma tecnologica attenua le escursioni termiche estreme e filtra la radiazione solare diretta durante i mesi estivi più roventi, creando un microclima temperato che protegge la terra dalle scottature e dall'inaridimento. Il beneficio per il suolo è immediato e profondo: la minore esposizione al sole battente riduce l'evapotraspirazione dell'acqua fino al trenta per cento, mantenendo un livello di umidità costante negli strati superficiali. In regioni storicamente minacciate dalla desertificazione, la presenza della copertura solare si traduce in una drastica riduzione del fabbisogno idrico per l'irrigazione, consentendo alla terra di conservare la sua struttura porosa e di preservare la complessa rete di batteri, funghi e microrganismi che costituiscono la linfa vitale della fertilità agricola. Questa protezione microclimatica esercita un impatto ancora più profondo e inaspettato sulla salvaguardia degli insetti impollinatori, creature fondamentali per l'equilibrio della vita sul pianeta ma oggi drammaticamente minacciate dall'uso intensivo di pesticidi e dalla scomparsa dei loro habitat naturali. Sotto la copertura dei pannelli agrivoltaici si creano isole di quiete in cui l'assenza di trattamenti chimici aggressivi e la presenza di livelli differenziati di luce e umidità favoriscono la fioritura spontanea di flora erbacea e piante mellifere indigene. Api selvatiche, bombi, farfalle e ditteri sirfidi trovano tra queste file un rifugio sicuro e una fonte di nutrimento costante per tutto l'arco della stagione estiva. La proliferazione degli impollinatori innesca una reazione a catena virtuosa che si estende ai terreni confinanti, migliorando la resa e la qualità delle coltivazioni attraverso un servizio ecologico insostituibile. Il campo agrivoltaico cessa così di essere una mera fabbrica di elettricità per trasformarsi in un vero e proprio santuario di biodiversità, dimostrando come la tecnologia possa restituire alla natura gli spazi che l'industrializzazione le aveva sottratto. La sinergia tra elemento tecnologico e pratica contadina mostra la sua massima efficacia anche nella difesa attiva dei raccolti di fronte all'aumento di fenomeni meteorologici estremi e imprevedibili. Le strutture mobili dei pannelli possono inclinarsi rapidamente per trasformarsi in scudi di protezione contro grandinate improvvise, gelate tardive, venti battenti o precipitazioni torrenziali che rischiano di distruggere mesi di lavoro agricolo nell'arco di poche ore. Colture delicate come i frutti di bosco, gli ortaggi a foglia e le piantagioni viticole beneficiano enormemente di questo ambiente protetto, mantenendo inalterati gli aromi, la freschezza e le caratteristiche organolettiche che verrebbero altrimenti compromessi da uno stress termico eccessivo. Allo stesso tempo, si innesca un meccanismo di beneficio reciproco: la presenza della vegetazione sottostante genera un naturale effetto di raffreddamento per evaporazione che abbassa la temperatura dei moduli solari, migliorandone le prestazioni e l'efficienza energetica rispetto ai pannelli installati su distese aride o cementificate. Ciò che sta emergendo nei campi agrivoltaici di nuova generazione supera dunque la semplice innovazione tecnica per toccare una dimensione culturale e filosofica profonda. Questa tecnologia ci indica una strada nuova, in cui l'ingegno umano smette di considerare la natura come una risorsa da sfruttare o un ostacolo da addomesticare, per riconoscerla come un partner con cui collaborare in uno spirito di reciprocità e rispetto. Ripensare la produzione energetica a partire dalla salute del suolo e dal benessere della comunità vivente significa superare la logica dell'estrazione e abbracciare quella della cura. Quando la tecnologia impara i ritmi della terra e si mette al servizio della vita, il paesaggio rurale ritrova la sua armonia ancestrale, offrendoci una dimostrazione concreta che un futuro sostenibile, etico e prospero è già possibile, a patto di saper guardare al pianeta con occhi nuovi.
Pubblicazioni e Saggi
Paolo D'Arpini
La legge di causa ed effetto è valida nella percezione empirica speculativa ma non ha significato nella visione dell’Assoluto nonduale. L’ipotesi evoluzionista si fonda sull’osservazione del processo trasformativo della materia e della vita conseguente alla modificazione od espansione nello spazio/tempo. Questa teoria deve in ogni caso tener conto di un “inizio” e pertanto è vicina all’altra teoria della creazione progressiva del mondo, basata sulla presenza di un Dio creatore da cui l’universo viene creato. Secondo l’ipotesi del Big Bang l’inizio del momento creativo viene posto nell’esplosione primordiale del nucleo originario della materia, in seguito alla quale incomincia pian piano il processo manifestativo della vita. Infatti i religiosi apprezzano molto la teoria del Big Bang come “dimostrazione” della volontà creatrice di Dio e di conseguenza sono costretti ad accettare (almeno sino ad un certo punto, per essere coerenti con i loro credo) anche il processo evoluzionistico delle varie forme vitali prefigurato da Darwin e dai suoi successori. Nella visione dell’Unica Realtà a/causale l’esistente apparentemente subisce uno “svolgimento progressivo” ma solo dal punto di vista empirico dualistico, in quanto svolgentesi nel flusso dello spazio tempo, ma -come evidenziò anche Einstein- l’esistenza spazio temporale è puramente figurativa, non ha cioè vera sostanza essendo un relativo configurarsi di eventi costruiti e proiettati nella mente. Perciò nella visione della assoluta Esistenza-Coscienza la creazione è una semplice “apparizione”, che si manifesta simultaneamente all’osservatore, sia pur considerata dall’osservatore stesso (a causa dell’illusione percettiva) conseguente allo scorrere del tempo nello spazio. La creazione è di fatto un semplice riflesso (immagine) nella mente del percipiente il quale riesce a captarla “fermandola” nella coscienza, per mezzo della triplice ripartizione temporale (passato presente futuro), un simile processo avviene anche nel sogno. Così avviene che un singolo fotogramma della totale manifestazione, sempre presente nella sua interezza, viene illuminato dalla coscienza individuale, visto nella mente, interpretato ed elaborato in forma di causa ed effetto, e srotolato nel contesto spazio-temporale denominandolo “processo del divenire”. Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

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Il mio nome completo in sanscrito è Swami Bodhi Vipal che significa “Momento di consapevolezza”. Mi è stato donato da OSHO, Maestro di…
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Docente di cristalloterapia eterica presso il Centro Studi Pranici fonde la spiritualità con la tecnologia intelligente per rendere l’uomo…
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Robert Forte Counselor professionista ad orientamento umanistico - integrato. Svolge colloqui individuali, di coppia e di gruppo. Conduce…
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Sono insegnante certificata, mentore, facilitatore e danzatrice della pratica dei 5Ritmi© di Gabrielle Roth Sono nata a Londra nel 1965 e mi…
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Scuola di Respiro, la prima scuola italiana specializzata da 30 anni in Tecniche di Respiro Originario, che producono molto velocemente i…
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Bambolina (artefatto spirituale)

Francesca C.
Trovai qualche tempo fa un pezzetto di legno che in falegnameria è considerato uno scarto. Non penso mai a nulla come scarto quando si tratta di arte vedo un materiale, guardo la forma e cerco di guardare oltre immaginando già ad una prima occhiata cosa potrebbe emergere, quale colore, quali linee e quali eventuali altri materiali che si aggiungerebbero. Non volendo mettere lettere o parole su quella che avevo pensato come una targhetta mi sono detta che poteva diventare qualcosa di diverso, che contenesse forme simboliche e riscontrate nella storia più e più volte in differenti aree del mondo. Non per ultimo ho ripensato ad un altro emblema, quello della bambolina. In antropologia probabilmente verrebbe definito apotropaico un artefatto di questo tipo. L’approccio di analisi è comunque occidentale, la funzione apotropaica è un richiamo psichico, un intercessione che chiama l’inconscio, su tale aspetto si espresse Carl Gustav Jung, sostenendo che l’apotropaico era una sorta di assistente dell’inconscio che anche per mezzo di taluni oggetti poteva emergere grazie a questa forma di mediazione. Si può notare come vi siano dei simboli, questi sono rispettivamente: ° Il cerchio ° La spirale ° La bambolina La spirale in natura si presenta in varie specie arboree e floreali. Ma non solamente riguarda piante e alberi, esistono anche le galassie a spirale. Il moto rotatorio e la circolarità ugualmente si ripetono in natura come cicli. Chi ha vissuto molto prima di noi ha tradotto ciò in moto creativo e immaginativo, ma anche rituale investendo tutto di sacralità. Non dividendo tra materialità e spiritualità, immettendo in cosmo visioni gli aspetti e le forme provenienti come immagini dall’osservazione della terra. È qualcosa di poetico per me guardare la natura e trarne cotanta ispirazione.
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Scrivere per guarire: il potere terapeutico della…

Spiritual News
Qualcuno lo ha sempre fatto istintivamente: aprire un quaderno nei momenti difficili, affidare alla carta ciò che non si riesce a dire ad alta voce, tracciare parole come si scavasse un canale attraverso il quale l'emozione potesse finalmente scorrere. Per decenni questa pratica è stata relegata alla sfera del privato, al diario adolescenziale, al gesto intimo che non richiedeva spiegazioni. Oggi la ricerca scientifica la sta prendendo sul serio — e le evidenze che emergono sono più solide e più articolate di quanto chiunque avrebbe potuto aspettarsi. La scrittura espressiva, come disciplina terapeutica, ha radici nel lavoro pioneristico dello psicologo americano James Pennebaker, che negli anni Ottanta iniziò a studiare sistematicamente cosa accadeva a livello psicofisiologico quando le persone venivano invitate a scrivere liberamente dei loro pensieri e sentimenti più profondi, in particolare riguardo a esperienze stressanti o traumatiche. I risultati erano sorprendenti: chi scriveva mostrava, nelle settimane successive, miglioramenti misurabili nella funzione immunitaria, una riduzione delle visite mediche, un abbassamento della pressione arteriosa e un miglioramento del tono dell'umore. Non si trattava di effetto placebo: si trattava di cambiamenti biologici documentati. Da allora, centinaia di studi hanno approfondito, verificato e ampliato quelle scoperte iniziali, con metanalisi che hanno sintetizzato i dati di decine e poi centinaia di trial sperimentali. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 sulla rivista PLOS ONE dall'Università di Northumbria ha offerto una delle analisi più aggiornate e rigorose sul tema, concentrandosi specificamente sulle tecniche di scrittura espressiva positiva — un'evoluzione del paradigma originale che integra gli strumenti della psicologia positiva: scrivere di gratitudine, identificare risorse e punti di forza personali, ricercare il significato anche nelle esperienze difficili. I risultati mostrano che queste tecniche producono benefici misurabili sul benessere soggettivo, con effetti particolarmente pronunciati su alcune dimensioni specifiche: la riduzione dell'ansia, il miglioramento dell'umore, il senso di coerenza e significato nella propria vita. Crucialmente, la revisione identifica anche le condizioni ottimali per massimizzare gli effetti: la scrittura funziona meglio quando è praticata con regolarità, quando viene data alla persona sufficiente libertà espressiva, e quando il focus non è esclusivamente sul dolore ma anche — e soprattutto — sulla ricerca di prospettiva e senso. Uno degli aspetti più affascinanti di questa ricerca riguarda i meccanismi biologici sottostanti. Scrivere di esperienze emotivamente significative riduce l'attività del sistema nervoso simpatico, abbassa i livelli di cortisolo e — secondo alcuni studi — modifica l'espressione di geni legati alla risposta infiammatoria. La scrittura, in altre parole, non è solo uno sfogo emotivo: è un atto che riverbera fino al livello cellulare. Ma perché scrivere produce questi effetti, quando semplicemente pensare agli stessi contenuti spesso non basta? La risposta che i ricercatori propongono è affascinante: la scrittura impone una struttura narrativa all'esperienza caotica. Obbliga a scegliere le parole, a mettere in sequenza gli eventi, a cercare un filo che li colleghi. In questo processo, qualcosa si organizza nella mente — l'esperienza viene integrata, non semplicemente rimossa o repressa. Il neuroimaging mostra che questo processo di narrazione scritta riduce l'attività dell'amigdala, il centro cerebrale dell'allarme emotivo, e aumenta quella della corteccia prefrontale, la sede del pensiero riflessivo e della regolazione. Le applicazioni pratiche si moltiplicano in contesti molto diversi. Negli ambienti clinici, la scrittura espressiva viene sempre più integrata nel trattamento del disturbo post-traumatico da stress, della depressione e dei disturbi d'ansia. In ambito oncologico, studi su pazienti in chemioterapia hanno mostrato che la pratica regolare di scrittura espressiva è associata a una migliore qualità della vita percepita e a una riduzione dei sintomi ansiosi. In ambito lavorativo, organizzazioni sanitarie e aziende hanno iniziato a introdurre laboratori di scrittura come strumenti di prevenzione del burnout tra i professionisti ad alto carico emotivo. La scrittura espressiva non è psicoterapia, e non la sostituisce. Non è nemmeno adatta a tutti i momenti: nelle fasi acute del trauma, affrontare direttamente il materiale doloroso può essere destabilizzante, e la guida di un professionista resta fondamentale. Ma come pratica di manutenzione psicologica, come strumento di autoconoscenza e di elaborazione quotidiana, offre qualcosa di raro: un'azione concreta, accessibile, gratuita e scientificamente supportata che ciascuno può integrare nella propria vita con relativa facilità. Le tradizioni spirituali lo sapevano da sempre, a modo loro. I diari mistici, le preghiere scritte, i testi di riflessione personale che costellano la storia di ogni religione sono testimonianze di qualcosa che l'umanità ha intuito da millenni: mettere in parole il proprio mondo interiore è già, di per sé, un atto di trasformazione. La scienza, oggi, ci sta spiegando esattamente come e perché.


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