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Pubblicazioni e Saggi
Spiritual News
I ricercatori del Global Wellness Institute hanno identificato nel 2025 una tendenza rivoluzionaria chiamata "Longevità Mental Wellness", che pone l'accento sulla curazione intenzionale dell'ambiente per creare un "exposoma umano positivo". Questa innovativa filosofia del benessere unisce la resistenza fisica, gli esercizi di stretching e le pratiche di mindfulness con l'attività cardiovascolare, creando un approccio olistico che va oltre i tradizionali confini tra fitness e spiritualità. Il concetto di exposoma, termine scientifico che descrive l'insieme di tutte le esposizioni ambientali che un individuo sperimenta nel corso della vita, viene ora reinterpretato in chiave spirituale. Gli esperti spiegano che ogni spazio in cui viviamo, lavoriamo e ci rilassiamo può essere trasformato in un catalizzatore di crescita interiore. La rivoluzione consiste nel comprendere che il nostro ambiente non è semplicemente un contenitore passivo, ma un co-creatore attivo del nostro stato di coscienza e del nostro benessere psico-fisico. Questa nuova visione si manifesta attraverso pratiche concrete che stanno guadagnando popolarità in tutto il mondo. Si tratta di creare "nudging organici" – piccoli cambiamenti ambientali che spingono naturalmente verso scelte di vita positive. Pensiamo a spazi domestici progettati con elementi naturali che favoriscono la meditazione spontanea, giardini terapeutici che invitano al movimento consapevole, o zone dedicate alla respirazione profonda integrate nelle routine quotidiane. L'obiettivo è far sì che il benessere spirituale emerga naturalmente dall'interazione con l'ambiente, senza forzature o imposizioni. La ricerca dimostra che quando allineiamo consciamente il nostro spazio vitale con le nostre intenzioni spirituali, creiamo una sinergia potente che supporta la longevità non solo fisica, ma anche mentale ed emotiva. Questo approccio rappresenta un ponte tra le antiche saggezze orientali, che hanno sempre riconosciuto l'importanza dell'armonia ambientale, e le moderne neuroscienze che confermano l'impatto dell'ambiente sui nostri circuiti neurali. La vera novità sta nella sistematizzazione di queste conoscenze in programmi strutturati che possono essere applicati da chiunque, indipendentemente dal background culturale o dalle condizioni economiche.
Pubblicazioni e Saggi
Paolo D'Arpini
Ai primordi della cultura umana la differenza fra Natura e “divinità” era impercettibile, la speculazione filosofica non era arrivata a presupporre un creatore separato, in quanto autore della creazione. Infatti nella antica tradizione matristica e panteistica la Natura coincideva con la Madre Universale, la quale da se stessa ed in se stessa produce tutti i fenomeni, manifestando tutte le forme. In questa visione non vi è alcuna separazione o differenza fra la Matrice e le sue emanazioni, viventi o amorfe che siano. Animali, piante, montagne, corsi d’acqua, mari, cielo stellato, luna, esseri umani… tutto compartecipa ed è espressione dell’atto creativo, parte indivisibile di un Unicum. La creazione in questa ottica è vista come qualcosa di spontaneo e naturale, una ricorrenza ciclica che sorge dalla terra, sulla terra insiste ed alla terra ritorna, in un continuo ripetersi senza un “oltre”. Tutto è presente nel Tutto, nell’eterno qui ed ora. Questa beata visione non si è esaurita con il trascorrere delle generazioni, essa è durata a lungo, ed ancora permane nelle menti illuminate. Il suo procedere ellittico conserva il sapore dell’eternità. Eppure qualcosa nel corso del tempo è cambiato, l’eterno è stato virtualizzato e trasferito in un ipotetico aldilà. Un aldilà per il quale occorre guadagnarsi il passaggio, pena l’estinzione o la dannazione. La beatitudine dell’appartenere al Tutto si offuscò nel momento in cui l’uomo cominciò a separare se stesso dal Tutto, allorché in lui nacque il senso dell’io e del mio. Forse corrisponde al momento in cui egli scoprì la sua funzione “seminativa” nella riproduzione. Questo fatto lo rese arrogante, alimentò il concetto della sua “autorità”, nel senso che prese a considerarsi egli stesso “autore” individuale della vita. E per trasposizione virtuale immaginò un ipotetico dio creatore, a sua immagine e somiglianza. La Natura, in quanto femmina, divenne materia passiva, mentre il creatore, sia in veste di dio che di uomo, fu interpretato come “alito” fecondatore e creatore (afferma la bibbia). Avvenuta questa separazione ecco che nella religione apparve il senso del peccato, legato alla vergogna per la promiscuità ed alla opposizione verso la “materia” contrapposta all’astrazione “spirituale”, con il risultato di condurre l’uomo “religioso” a distanziarsi dalle cose del mondo, ivi compresa la sessualità. Ma come è possibile separare la vita dalla vita? Come può sopravvivere un essere vivente senza cibo e senza calore? Non può… Da ciò se ne deduce che, malgrado la caparbia autoaffermazione di un’entità spuria, definita “spirituale”, il processo di separazione dell’io dalla Natura non potrà mai avere compimento, resta solo una pia illusione dettata da una religione. Che prima divide e poi si arroga il diritto di “ri-unire” (religere) . La separazione fra spirito e materia, fra Natura e dio è una falsità, un’inversione nei valori naturali ed è causa di tristezza e di un insoddisfatto desiderio di compensazione. Insomma si rinuncia alla tetta materna per attaccarsi al ciucciotto. Migliaia di anni son trascorsi, varie civiltà sono sorte e crollate, diverse religioni teiste hanno pervicacemente tentato di separare l’uomo dalla Natura, inculcandogli l’idea del “peccato originale”, della necessità di pentirsi, di ricorrere ad un salvatore, ad un messia, di volta in volta diverso, poiché ogni messia che separa l’uomo dal Tutto non può durare, come non può durare un incubo. Perciò la religione che trascura i modi della vita, ovvero la sua capacità di perpetuarsi, non potrà mai avere una definitiva attuazione, resterà un ibrido intellettualismo malato e sofferente. E perciò l’affermazione del modello religioso patriarcale che conosciamo non potrà mai affermarsi, poiché vive di promesse immaginarie, di dogmi reiterati, di continue riaffermazioni di fede. In un certo senso succede così non solo per i teismi ma anche per la scienza e le sue leggi che non durano a lungo ma vengono continuamente sostitute da nuove e più perfezionate “scoperte”. “Natura naturans” e “Natura naturata”. Entrambe coesistono, sono intercambiabili a seconda delle situazioni e dei momenti, pur -a volte- in apparente conflitto. Ma torniamo alla religiosità ed all’erotismo. E scopriamo che in verità queste due proiezioni non possono essere disgiunte, come nel cervello non può essere disgiunta la funzionalità dell’emisfero destro dal sinistro, la ragione dall’intuizione, la fase logica da quella analogica, la sincronicità dalla causa/effetto. La comprensione non è mai “univoca” ma richiede un “abbraccio”, l’intelligenza è una visione avvolgente e compenetrante. Come avviene nel processo riproduttivo fra maschio e femmina. Allora, in tempi in cui la storia non era stata ancora confermata come modello lineare di memoria, la donna e l’uomo, uniti nella consapevole reciproca appartenenza e partecipazione all’evento vitale, vissero la religiosità attraverso l’unione sessuale. Non posso però narravi ora l’intero excursus, passando da un popolo ad un altro popolo, civiltà dopo civiltà. Non ne ho la forza, né il tempo e nemmeno la voglia. Non posso parlare della sacra prostituzione nei templi dedicati alla Dea, delle iniziazioni sessuali nelle comunità dell’Europa antica, delle tendenze promiscue e poliamorose, dei riti pagani della fertilità, del Cantico dei cantici o delle strofe volgari del Risus Paschalis…. Ma, almeno per cominciare, posso aprire una fessura, uno spiraglio minuto su alcuni aspetti dell’induismo, una religione che ha conservato a tutt’oggi molte forme di religiosità erotica. Gli episodi sono tanti, non basterebbe un’intera biblioteca a narrarli tutti. Mi limiterò quindi a descriverne alcune pagine, aperte quasi alla rinfusa. Voglio partire da un racconto mitologico in cui aneddoticamente si lascia intravvedere in che modo erotismo e religione abbiano trovato un punto d’incontro. Si narra che in un tempo lontano in una foresta viveva una comunità di dotti rishi. Questi bramani era adepti in riti sacrificali, attraverso i quali avevano ottenuto grandi poteri psichici. Tutto il giorno essi offrivano sacrifici ed abluzioni agli dei ripetendo mantra vedici, mentre le loro mogli si occupavano delle faccende domestiche. I poteri occulti così ottenuti aveva fatto crescere la loro supponenza ed arroganza facendoli sentire superiori alla natura stessa. A quel punto il signore Shiva (spesso individuato con il nostro Dioniso), in qualità di compensatore e detentore dell’energia naturale, volle impartir loro un insegnamento. In compagnia di Vishnu, conservatore e rifugio di ogni creatura, che prese la forma di una irresistibile donna, Shiva apparve nella foresta in costume adamitico e con attributi sessuali notevoli bene in vista. Egli con la sua prestanza e fascino tentò e sconvolse le spose dei bramani che lo seguirono abbandonando i loro doveri familiari. Allo stesso tempo i bramani furono distratti dai loro riti dalla concupiscente Mohini (Vishnu), che con la sua andatura lasciva li aveva attirati a sé. Così la comunità dei rishi perse la sua determinazione nel perseguire “tapasya” a fini di potere. Ma ad un certo punto, sempre così va a finire, alcuni di quei sacerdoti si avvidero della “caduta nel peccato” e richiamarono all’ordine i colleghi, accusando Shiva di aver ordito un complotto ai loro danni. Essi decisero quindi di vendicarsi e avendo attizzato un grande fuoco sacrificale si posero attorno ad esso declamando mantra e formule magiche, e riuscirono così a materializzare una feroce e possente tigre che immediatamente fu scatenata contro Shiva. Ma egli, per nulla turbato, la uccise senza fatica con il suo tridente e della pelle ne fece una veste che pose attorno ai fianchi. I bramani inviperiti pomparono ancora più ghee (burro fuso) e mantra attorno al fuoco dal quale si levò un nugolo di serpenti velenosi che furono lanciati come frecce contro Shiva. Ma al contatto con il suo santo corpo i serpenti non lo scalfirono affatto, anzi benevolmente gli leccarono la pelle e si disposero come ornamenti e come cinture sul suo collo e sulla veste. I bramani sentendosi umiliati nel loro orgoglio decisero di concentrare tutte le loro facoltà ed evocarono il demone del loro stesso ego, che sorse dal fuoco nella forma di un mostruoso nano nero, dotato di forza diabolica. L’immondo essere si avventò contro Shiva con l’intento di distruggerlo ma egli con un semplice gesto del piede lo atterrò e lo tenne immobile per terra. A quel punto i bramani capirono di aver a che fare con un potere più grande e sentendosi confusi, con l’ego piegato dalla grazia di Shiva, si gettarono ai suoi piedi e l’implorarono di accettarli come suoi devoti e parte di sé. E così, da allora, l’erotismo entrò a far parte integrante della religione. Infatti bisogna tener presente che l’induismo non separa spirito e materia, che sono ritenuti indivisibili, e chiede ai praticanti che tutti i precetti siano presi seriamente anche quando si tratta di rapporti sessuali, come descritti nel Tantra. Così vediamo che alcune celebrazioni si risolvono in orge vere e proprie in cui vengono cantate canzoni ed effettuate danze di grande suggestione erotica. Nel culto shivaita ed in quello della Dea Parvati, sua sposa, esistono numerosi racconti a sfondo religioso (purana) che narrano le loro avventure e piaceri sessuali, con descrizioni da far invidia ai manuali dell’amore (kamasutra). Tra l’altro nell’iconografia classica Shiva è raffigurato con una immagine inequivocabile. Trattasi del Linga-Yoni, una struttura in pietra, od altri materiali, che raffigura un fallo eretto fissato su una piattaforma che rappresenta la vagina della sua sposa Parvati. L’adorazione di questo simbolo è considerata una cosa normalissima. Anche le giovani ragazze venerano Shiva in quanto Linga. Egli rappresenta il maschio ideale, amante ardente ma tenero e premuroso verso la sua sposa, alla quale impartisce anche lezioni di religione, trattandola alla pari. Questa visione non è peculiare del solo shivaismo, è noto che nell’induismo sono contenuti molti elementi erotici. Anche nel Rig Veda vengono descritti particolari molto crudi. Ma è soprattutto nel culto tantrico della Dea Madre Kali o Durga che le relazioni sessuali fra uomini e donne son diventate parte integrante del rituale. La descrizione particolareggiata dei suoi rapporti amorosi avviene pure in alcuni purana dedicati a Krishna. Tra l’altra parecchie figure erotiche, altamente espressive, appaiono in numerosi templi. Queste sculture debbono essere considerate esattamente per quello che sono . Gli antichi indù, infatti, non avevano bisogno di ricorrere a sotterfugi. A dimostrare che l’adorazione della divinità non viene mai disgiunta da quelle che sono le forme normali della vita, in un qualsiasi tempio si seguiva (ed in parte ancora si segue) una routine giornaliera che molto somiglia alla routine di un monarca. La mattina bagno rituale, offerte di cibo, ricevimento dei devoti, e la sera intrattenimento con musica e danze eseguite da “etere” specializzate, chiamate devadasi, che all’occorrenza soddisfacevano anche sessualmente i devoti, come atto traslato dal dio. Gli antichi poeti e narratori epici non hanno mai provato alcun imbarazzo nel combinare le descrizione erotiche con gli insegnamenti religiosi. In una iscrizione apposta in un tempio risalente al IV secolo d.C. Si dice che il tempio era stato costruito “..nella stagione in cui i giovani, ubbidendo al desiderio erotico, abbracciano le prosperose, dritte e lunghe cosce, i seni ed il ventre, delle loro amanti e non si curano del freddo e del gelo..” (L’Induismo – Nirad Caudhuri) Forse questa propensione alla sessualità, come parte del rituale religioso, trova una sua esasperazione in una aspetto ossessivo del tantrismo definito della via sinistra, il cosiddetto Vamachara, che consiste nell’indulgere ritualisticamente ai 5 M., ovvero i Pancha Makara, e precisamente: madya (alcol), mamsa (carne), matsya (pesce), mudra (gesti con le mani) e maithun (coito). Ma basti sapere che gli stessi indù vedono di mal occhio queste attitudini combinate, tant’è che i praticanti, ipocritamente, fanno di tutto per nascondere le loro pratiche. Alcuni studiosi si interrogano sulle origini dell’erotismo tantrico nell’induismo. Talvolta si vuole far risalire questa tendenza ai costumi libertini importati dai greci venuti al seguito di Alessandro Magno. In diverse parti tra l’attuale Afganistan e Pakistan sono state rinvenute antiche statue raffiguranti scene erotiche, come il ratto di Dafne, gli amplessi di Leda con il cigno, nudi di Venere, etc. ma questa opinione convince poco anche perché lo stesso Alessandro restò meravigliato da alcune abitudini osservate negli yogi erranti da lui incontrati in India. C’è poi l’ipotesi di una influenza taoista ma anche questa è difficilmente accettabile considerando che i taoisti avevano quattro norme per i rapporti sessuali: massimo contatto, minima emissione di seme, cambiare la donna di frequente, rapporto con vergini. Queste norme avevano una loro logica, infatti se l’uomo doveva acquistare vitalità nel rapporto sessuale, a discapito della donna, l’avere rapporti con donne esperte o con donne con le quali si era creata una familiarità, portava ad un lasciarsi andare che non era consono ai dettami. Essi dicevano: “Avvertendo prossimo l’orgasmo frenatevi. Risparmiate il vostro seme ed allungherete la vostra vita”. Ma questa attitudine non è certa consona agli indù, per i quali abbandonarsi a una donna durante il rapporto sessuale rappresenta il massimo della felicità. E dopo tutto gli indù sono indoeuropei e si rifiutano di ridurre la donna al ruolo di schiava sessuale, come spesso avviene sia in Cina che presso tutti i popoli semitici. Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana
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Francesco Peraro-Pireddu
Il libro “Non si Sfugge a Sé Stessi®” introduce al Metodo “Le Regole Nascoste della Vita®”. Questi appunti di viaggio non parlano di me ma riguardano anche me, non parlano di voi ma riguardano anche voi. Il libro è disponibile sia inversione cartacea che eBook, anche direttamente dal sito.

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Selene Calloni Williams, è autrice di 28 libri tradotti e pubblicati in diverse lingue, tra i quali i best seller “Wabi Sabi, la bellezza…
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Nirava Dainotto, esploratrice e guida nel mondo dell’energia e della salute naturale. All’anagrafe Tiziana Dainotto. L’altro nome sacro è…
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Tiziano Bussolotto ideatore della tecnica Athos Operatore Olistico Trainer SIAF ITALIA n. LO791T-OP Professionista disciplinato ai sensi…
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Il discernimento non esclude l'amore...

Paolo D'Arpini
“L’impulso all’amore cresce con l’elevarsi dell’uomo; ma allo scopo non è sufficiente la saggezza. Noi ci perfezioniamo grazie ai nostri atti di amore, così il mondo diventa più ricco grazie alle nostre azioni d’amore, poiché l’amore è l’aspetto creativo nel mondo” (Rudolf Steiner)…l’amore se è cieco non è vero amore ed inoltre se l’amore serve solo ad aggiustare un rapporto non è vero amore. Quando si ama non c’è alcun problema nell’esprimere se stessi e quel che si pensa. Certo, a volte la critica può non piacere ma essa è l’unico modo per approfondire una conoscenza, per analizzare in profondità il nostro sentire. Comunque il pensiero è sempre astratto mentre l’azione è sempre concreta. E di concreto c’è che un vero un rapporto d’amore non può essere scalfito da emozioni passeggere, dettate da stati d’animo momentanei. Se dovessimo lasciare il nostro compagno, la nostra compagna, gli amici, i parenti, in definitiva tutti coloro che incontriamo nella nostra strada solo perché in un qualche momento ci hanno criticato o noi abbiamo criticato loro... che senso avrebbe la comune appartenenza? Che senso avrebbe il fatto di sapere che siamo compartecipi della stessa esistenza? Non siamo noi spiritualisti laici consapevoli dell’inscindibilità della vita? Anche se critico aspramente qualcuno non significa che lo allontani dal mio cuore… Critico un operato, perché secondo la mia opinione personale non è confacente con il mio pensiero, ma il pensiero... il pensiero, siamo forse padroni del nostro pensiero? Possiamo stabilire in anticipo cosa penseremo? O cosa è giusto pensare? Quindi in un rapporto d’amore non serve preoccuparsi poiché l’amore è aldilà di ogni “delusione”, poiché chi ama non è mai stato “illuso”.. ma è perfettamente consapevole ed amorevolmente accetta la propria condizione amorosa. In questa libertà possiamo anche osservare con occhi distaccati le vicende e gli atti che costellano la nostra vita come i corvi che osservano con due occhi situati ognuno all’opposto dello stesso capo. Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
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La Teoria degli Pseudopodi nel Riciclaggio della…

Paolo D'Arpini
Questo è un argomento per me importante che riguarda l'andamento dell'intelligenza/coscienza nella psiche collettiva in una sorta di competizione tra il materialismo scientifico e speculativo e la coscienza sattvica (armonica) incarnata da quella parte di umanità evoluta in senso spirituale. Questa teoria, da me intuita diversi anni fa, è stata anche pubblicata attraverso vari scritti contenuti nel libro "Riciclaggio della memoria", e l'ho definita "Teoria degli pseudopodi" in cui immagino i due movimenti basati rispettivamente sull'essere e sull'avere che si muovono nel logos della manifestazione alla ricerca di un compimento. Recentemente la propagazione dell'aspetto razionale scientifico materialista sta acquistando una grande influenza sul corpo massa dell'Umanità, vedasi anche i tentativi di mutazione genetica e dell'intelligenza artificiale per contenere e controllare l'enorme popolazione umana uniformandola in un dictat funzionale. D'altra parte la presa di coscienza spirituale, che si fonda sulla libertà espressiva e sulla consapevolezza di un tutto olistico ed olografico, in cui tutti noi siamo immersi, spinge l'intelligenza umana verso la crescita individuale e collettiva. In quanto la realizzazione di Sé opera attraverso la Conoscenza e non tramite il controllo coercitivo. A livello sociale queste due predisposizioni contrastanti tra loro assumono forme da una parte censorie e dall'altra di ribellione non violenta per evitare di rispondere al male con il male. La competizione, ovvero la scelta dell'indirizzo più confacente all'evoluzione della nostra specie, richiede discriminazione e distacco oltre che moderazione e compassione. Anche perché sia l'Ego, che divide, che il Sé, che integra, sono due aspetti della stessa Coscienza. In alcuni scritti ormai “antichi”, contenuti nel libro Riciclaggio della Memoria, ho iniziato a raccontare di come nella nostra società, nell’anima della specie chiamata anche “aura psichica”, si manifestino queste diverse forze cinetiche che spingono l’intelligenza in un continuo altalenante processo elaborativo. La psiche collettiva ha varie sfaccettature ognuna delle quali rappresenta un modo di pensare in ognuno dei campi d’interesse umano: economia, tecnica e scienza ed ovviamente spiritualità, amore e Conoscenza. Come avviene ad esempio nell’ameba, animale unicellulare, c’è un corpo massa, definito psiche collettiva, che è perlopiù statico, rappresentato dalla grandissima parte degli umani che vivono in un tran-tran consuetudinario, nei credo, da questa massa vengono emessi pseudopodi mentali. Uno è connesso ai modelli dell’ego, dell’interesse privato e dell'ottenimento di risultati "utili", insomma basato sull'avere, ed un altro è rivolto verso la consapevolezza, verso la sinergia ed il superamento delle divisioni ideologiche, la liberazione dagli schemi comportamentali e proteso verso l'essere. Possiamo anche chiamarli Yin e Yang, positivo e negativo, bene e male… Questi due pseudopodi sono rappresentati da una minima parte di umanità mentre nel corpo massa si stabilisce la stragrande maggioranza dell’umanità. In un certo senso il legante che mantiene il corpo massa unificato deve necessariamente essere un misto di passato e futuro, di bene e di male, di verità e di finzione, di illusione e di realizzazione. Lo pseudopodo regressivo è incarnato da una minoranza sparuta che governa politicamente ed economicamente il mondo in chiave di sfruttamento. Ma anche nello pseudopodo evolutivo il numero di precursori che precorrono i tempi è limitatissimo. Infatti se pochi sono i detentori del potere economico e comunicativo e degli indirizzi sociali e religiosi (operatori occulti, coscienze astute ma votate all’illusione) altrettanto pochi saranno nella parte evolutiva (i saggi e le coscienze libere dai vincoli dell’illusione). Nel corpo massa invece risiedono i grandi numeri, le grandi religioni basate sul credere, le masse popolari, i prestatori di opera, le folle tifose ed i seguaci di varie mode o culture. Ovvio che i componenti di questa compagine, vittime delle consuetudini e delle ideologie, saranno numerosissimi, poiché il corpo massa raggruppa la stragrande maggioranza del genere umano ed è attirato e spinto all’evoluzione od all’involuzione solo attraverso le indicazioni di quei propulsori psichici (“pseudopodi”) e dalle propensioni karmiche innate. Così funziona il mondo…. Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica - spiritolaico@gmail.com Post Scriptum: Di tanto in tanto c'è un apparente prevalere di un "indirizzo" sull'altro ma infine, com'è postulato nel Taoismo, si torna sempre ad una stabilità, tra alti e bassi, nel corso del tempo... Chi fosse interessato a ricevere una copia del libro "Riciclaggio della Memoria" può contattare il curatore editoriale Michele Meomartino: 393.2362091 – meomartinomichele@gmail.com


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