mer, 21 ottobre 2026

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Evento
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Meditazione
Avigliano Umbro (TR)
Umbria
Seminario
Dal  18/04/2025  al  21/04/2025
Biodanza, 5Ritmi, Danze sacre e altre
Ponte D'Assi, Gubbio (PG)
Umbria
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Dal  07/06/2025  al  08/06/2025
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Ponte San Giovanni (PG)
Umbria
Viaggio / Vacanza / Ritiro
Dal  04/07/2025  al  06/07/2025
Educazione mentale e benessere psicologico
Umbertide (PG)
Umbria

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Pubblicazioni e Saggi
Paolo D'Arpini
Tempo e spazio? Dal punto di vista della “verità ultima” la Teoria della relatività di Einstein è come la scoperta dell’acqua calda, infatti è nell’esperienza di ogni essere vivente che la coscienza è fissata nel presente. Il passato è nella memoria ed il futuro nell’immaginazione. Il senso di presenza è costante nell’immediatezza del momento vissuto. Questa la prova sostanziale che il tempo e lo spazio sono solo “concetti”. E questa “verità” fu affermata millenni addietro da alcuni saggi indiani che nel mantra della “perfezione” affermarono: “Questo è tutto, quello è tutto se dal tutto togli il tutto solo il tutto rimane”. E cosa significa? Significa che nulla può essere astratto da ciò che è, quindi la ipotetica divisione in nome e forma, spazio e tempo, etc. è solo un’ipotesi, una convenzione. Infatti, come affermava il saggio Ramana Maharshi: “Il passato ed il futuro esistono solo in relazione al presente. Anch’essi sono presente mentre si protraggono. Cercare di voler conoscere il passato ed il futuro, senza conoscere la verità del presente è come voler contare senza l’unità, uno”. Nella descrizione convenzionale del tempo abbiamo la triade passato, presente, futuro. Ma analizzando meglio scopriamo che queste divisioni sono in realtà prive di significato. La parte di tempo di cui siamo immediatamente consapevoli è il presente, ma tale presente non è un “punto” bensì uno scorrere continuo. In esso si sciolgono sia il passato che il futuro e non è possibile stabilire ove termini l’uno ed inizi l’altro. Evidentemente passato, presente e futuro sono distinzioni temporali ma di fatto esse non possono venir distinte nell’esperienza. Poiché l’esperienza o consapevolezza è sempre presente. Essa è l’eternità del momento presente, laddove il passato ed il futuro sono solo concetti sovraimposti. Ed nel superamento di tali concetti si scopre la realtà eterna. E allora dove sono questo tempo e questo spazio separati da noi, che siamo coscienza? L’essere è sostanza mentre il tempo e lo spazio sono immagini. E’ proprio così, spazio e tempo vanno assieme come due compari imbroglioni, gatto e volpe che cercano di ingannare il credulone Pinocchio: “semina in noi i tuoi desideri e diverrai ricco…”. Ma essi, non sono reali, sono prodotti dalla mente empirica che abbisogna di un intreccio per gestire le sue creazioni. Essi non hanno uno stato indipendente separato dalla consapevolezza del presente. Avanti ed indietro, sopra e sotto, vicino e lontano non hanno valore se considerati fuori dal qui ed ora. E se noi indaghiamo sulla natura del qui ed ora scopriamo che è inintelligibile, indivisibile, indecifrabile… è solo presente, è solo esperienza costante e continua. E questa esperienza è comune a tutti, è il sottofondo di ogni coscienza individuale, quindi è la matrice che tutti ci accomuna. Ma vediamo che la separazione ipotetica di spazio e tempo è necessaria nella considerazione determinista dell’analisi empirica, in relazione ai nomi ed alle forme che noi riconosciamo nel mondo. Le posizioni spaziali sopra e sotto, destra e sinistra, etc. sono accettate in riferimento ad un dato punto ed a un dato istante, come pure passato, presente, futuro sono mutamenti di distinzione nel flusso mentale. Perciò quello che viene implicato nel concetto di spazio e tempo è solo il “punto” identificativo al quale ci riferiamo, dicasi il corpo o la mente. Quindi il corpo o la mente possono cangiare mentre lo stato di consapevolezza non muta mai.. è nell’essere eternamente presente nel qui ed ora. “Io sono, tempo e spazio non sono!” Forse ci sentiamo un po’ smarriti in questo viaggio senza inizio né meta? Ecco che giunge in nostro aiuto, per sedare i dubbi che la mente ci pone, una bella lezione del saggio Nisargadatta Maharaj: “.…cosa rende il presente così pieno? Ovviamente la mia presenza, io sono reale perché sono sempre ora, nel presente, e ogni cosa che esperimento condivide la mia realtà. L’evento corrente, ha una peculiarità che non può avere quello ricordato o quello immaginato. Una cosa centrata nell’ora e nel qui è totalmente con me, è la mia stessa realtà che impartisce realtà all’esperienza vissuta” Scopriamo così che la cosiddetta "causazione" è riposta nella mente, una sorta di riflesso o processo indotto dallo svolgimento osservato degli eventi nello spazio tempo, che non esiste… E la teoria del Big Bang, della creazione, etc.? Beh, la mente ha pur bisogno di credere in qualcosa di solido per mantenere la sua integrità fittizia... Paolo D’Arpini - spiritolaico@gmail.com
Notizie
Spiritual News
La barriera concettuale che per secoli ha separato lo stato emotivo dalla struttura biologica dell'essere umano si sta definitivamente dissolvendo. Le più avanzate indagini nel campo dell'epigenetica, della psiconeuroendocrinologia e della biologia molecolare stanno dimostrando che gli atteggiamenti mentali orientati alla benevolenza, alla gentilezza intenzionale e alla compassione non hanno un impatto circoscritto al benessere psicologico o alle relazioni sociali, ma sono in grado di modificare la struttura stessa del nostro materiale genetico. L'empatia e la calore umano agiscono come potenti modulatori della longevità cellulare, rallentando direttamente i processi biologici dell'invecchiamento. Al centro di questo straordinario ponte tra mente e materia si trovano i telomeri, le strutture di protezione situate alle estremità dei nostri cromosomi, spesso paragonate ai cappucci di plastica alla fine delle stringhe delle scarpe. Il compito fondamentale dei telomeri è preservare l'integrità del DNA durante ogni processo di divisione cellulare. Con il passare degli anni e sotto l'azione dello stress cronico, i telomeri tendono progressivamente ad accorciarsi. Quando diventano eccessivamente corti, la cellula perde la capacità di replicarsi correttamente, entra in uno stato di senescenza o va incontro a morte programmata, innescando processi infiammatori sottomucosi ed esponendo l'organismo all'invecchiamento precoce e allo sviluppo di malattie croniche. I nuovi studi biologici rivelano che la velocità di questo deterioramento genetico non è prefissata in modo immutabile dall'età anagrafica, ma è fortemente influenzata dallo stato emotivo prevalente e dai modelli di pensiero dell'individuo. Pratiche sistematiche di meditazione orientate all'apertura del cuore, alla coltivazione della gentilezza amorevole e allo sviluppo di uno sguardo benevolo verso se stessi e verso gli altri stimolano in modo significativo l'attività della telomerasi. Questo specifico enzima proteico ha la straordinaria capacità di ricostruire, riparare e mantenere la lunghezza dei telomeri, proteggendo la giovinezza biologica delle cellule del sangue e dei tessuti vitali. Dal punto di vista della biochimica cellulare, l'atteggiamento di benevolenza disinnesca i circuiti genetici dell'infiammazione. Mentre la percezione di minaccia, l'ostilità cronica e il risentimento attivano la trascrizione di geni pro-infiammatori guidati dal fattore nucleare NF-kB, lo stato emotivo legato all'empatia e al contatto profondo con gli altri sopprime questi segnali dannosi. La riduzione dell'infiammazione sistemica di basso grado non solo preserva i telomeri, ma protegge l'apparato cardiocircolatorio, migliora la sensibilità all'insulina e riduce lo stress ossidativo a livello mitocondriale. La scoperta di questi meccanismi epigenetici riconfigura profondamente il concetto di salute e di crescita personale. Dimostra che la natura biologica dell'essere umano è intimamente strutturata per la connessione, la cooperazione e la gentilezza. L'isolamento sociale, l'ostilità e l'iper-individualismo non sono soltanto condizioni psicologicamente dolorose, ma rappresentano veri e propri fattori di rischio biologico che accelerano il decadimento del DNA e compromettono le funzioni immunitarie e metaboliche. La gentilezza e la compassione cessano così di essere astratti concetti morali o filosofici e si rivelano per ciò che sono realmente: strategie di sopravvivenza ed evoluzione iscritte nel nostro codice biologico. Coltivare consapevolmente la benevolenza verso se stessi e verso il mondo circostante diventa un atto razionale di cura integrale, una pratica quotidiana in grado di dialogare direttamente con le nostre cellule, influenzare l'espressione dei nostri geni e regalarci una longevità caratterizzata da vitalità, equilibrio emotivo e profondo significato.
Pubblicazioni e Saggi
Selene Calloni Williams
Dopo anni trascorsi come eremita nei monasteri della foresta in Sri Lanka, dove si è formata nella meditazione buddhista Theravāda, Selene porta oggi quell'esperienza radicale in un linguaggio accessibile, concreto, praticabile nella vita di ogni giorno. Non una teoria da studiare: un allenamento da iniziare subito. Il libro si fonda sulle quattro vie del Satipaṭṭhāna, il metodo di meditazione di consapevolezza descritto dal Buddha nel celebre discorso dei "Quattro Fondamenti della Presenza": *L'ascolto del corpo: tornare a percepire il proprio respiro, la propria fisicità, come punto di ancoraggio nel presente *L'osservazione delle sensazioni: imparare a notare ciò che proviamo senza esserne travolti *La comprensione delle emozioni: riconoscere i movimenti interiori per non agire in modo reattivo *Il superamento dei blocchi mentali: sciogliere i pattern abituali che limitano la libertà di risposta *Il percorso è organizzato in cicli settimanali progressivi: ogni settimana introduce una pratica nuova, costruita sulle precedenti, per creare abitudini stabili nel tempo. Esercizi guidati, domande di riflessione, meditazioni quotidiane: strumenti pensati per chi vive nel mondo reale, non per chi ha già ore libere da dedicare alla pratica. Dopo il grande successo di Diario di una Sciamana, 1 minuto al giorno, Digiuno Immaginale, Kintsugi, Daimon, e Wabi Sabi, Selene torna alle radici della sua formazione spirituale e offre il suo contributo più accessibile: un metodo per costruire — settimana dopo settimana — una mente più lucida, stabile e presente. *Cosa troverai nel libro Un metodo strutturato in cicli settimanali progressivi Esercizi pratici sul corpo, le sensazioni, le emozioni e la mente Meditazioni guidate adattate alla vita contemporanea La visione immaginale di Selene integrata con il buddhismo antico Un cammino verso presenza, lucidità e stabilità interiore

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Reiki
Reiki e Sciamanismo presso Centro di Luce Fabiano Reiki Originale secondo il metodo del dr. Mikao Usui, Metodo Avanzato Karuna® Reiki,…
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Meditazione
Il mio nome completo in sanscrito è Swami Bodhi Vipal che significa “Momento di consapevolezza”. Mi è stato donato da OSHO, Maestro di…
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Varie, Argomenti diversi
Docente di cristalloterapia eterica presso il Centro Studi Pranici fonde la spiritualità con la tecnologia intelligente per rendere l’uomo…
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Shamanesimo
Nirava Dainotto, esploratrice e guida nel mondo dell’energia e della salute naturale. All’anagrafe Tiziana Dainotto. L’altro nome sacro è…
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Medium, sensitivi
L'Associazione Danza di Stelle Percorsi di Crescita Spirituale propone corsi di medianità, stage, seminari, viaggi iniziatici,…
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Varie, Argomenti diversi
L’associazione INSIEME, dal 2008, propone attività atte ad approfondire la conoscenza e l’esperienza per crescere in modo consapevole nel…
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Crescita personale
Sono Stella Pascari e accompagno le persone in un cammino di consapevolezza di sé e crescita spirituale attraverso ascolto, musica…
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Shamanesimo
Selene Calloni Williams, è autrice di 28 libri tradotti e pubblicati in diverse lingue, tra i quali i best seller “Wabi Sabi, la bellezza…
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Il Paradosso del 'Niksen', l'Arte Intenzionale del…

Spiritual News
In un’epoca in cui la produttività è venerata come un idolo e l’agenda di ogni professionista è una sinfonia di impegni incessanti, emerge un concetto che sfida la frenesia moderna: il 'Niksen'. Questa pratica olandese, traducibile semplicemente come "non fare nulla", si sta trasformando da una mera curiosità culturale a una potente strategia di ricarica cognitiva e di resilienza psicologica, supportata da una crescente serie di studi neuroscientifici. Mentre le nostre culture ci spingono costantemente all'azione, il Niksen ci invita a un'idleness (ozio) intenzionale e strutturato, un'esperienza fondamentalmente diversa dalla pigrizia o dalla meditazione passiva. Mentre le tecniche di mindfulness ci chiedono di essere focalizzati sul presente, e le attività di slow living spesso implicano comunque un’azione intenzionale (come il giardinaggio o la cucina), il Niksen si distingue per l’assenza di un obiettivo. È l’atto di lasciar vagare la mente, senza meta, senza un compito, senza un traguardo da raggiungere. Può manifestarsi nello stare seduti a fissare un panorama, nel guardare le nuvole che passano o semplicemente nel lasciarsi andare a un’apatia cosciente. Un esperto di spicco nella psicologia della salute, autore di recenti ricerche sul tema, definisce il Niksen come "un ozio attivo e consapevole, in cui l'assenza di obiettivi diventa, paradossalmente, l'obiettivo stesso". La scienza dietro questo paradosso sta svelando i segreti del sistema di Default Mode Network (DMN) del cervello. Quando siamo focalizzati su un compito specifico, il cervello attiva aree specifiche. Tuttavia, quando non siamo impegnati in alcuna attività mirata – la condizione ideale del Niksen – il DMN prende il sopravvento. Questo "circuito predefinito" è responsabile dei sogni a occhi aperti, della riflessione sul sé, della memoria autobiografica e, soprattutto, della creatività. Nuovi dati mostrano che periodi regolari di Niksen non solo prevengono il burnout e riducono l'infiammazione legata allo stress, ma potenziano la capacità del cervello di stabilire connessioni inaspettate, portando a soluzioni innovative che la mente focalizzata non avrebbe mai potuto generare. L’impatto del Niksen sulla qualità della vita va oltre i confini del cervello. In termini di salute mentale, questa pratica agisce come una valvola di sfogo naturale per la pressione accumulata. Uno studio recente ha confrontato un gruppo di partecipanti impegnati in sessioni strutturate di Niksen con un gruppo di controllo che continuava la loro routine hustle (frenetica). Dopo soli due mesi, il gruppo Niksen ha mostrato una riduzione significativa del 40% nei biomarcatori dello stress e un aumento del 25% nella percezione di benessere psicologico. Questi risultati suggeriscono che l’atto intenzionale di "non fare" sia un deterrente vitale per l’ansia e un potente antidoto alla depressione nel lungo termine. Mentre la società continua a premiare l'efficienza, il Niksen si posiziona come una forma di resistenza pacifica. Non si tratta di eliminare l'azione, ma di riequilibrare il ciclo naturale di "carica e scarica" del nostro sistema. Gli esperti di comunicazione web e social prevedono un'imminente esplosione di questo concetto sui canali digitali, dove la ricerca di un "silenzio interiore" è diventata una tendenza dominante. Il Niksen offre una via d'uscita tangibile: non è un compito da completare, ma uno stato d'essere a cui aspirare. Inserire sessioni di Niksen nelle nostre giornate – anche solo 15 minuti di intenzionale ozio – potrebbe essere il segreto, scientificamente provato, per non solo sopravvivere ma prosperare nella complessità del ventunesimo secolo.
Pubblicazioni e Saggi

Il centro del mondo è ovunque si vive consapevo…

Paolo D'Arpini
Una cosa che sempre mi ha fatto riflettere è la scoperta, fatta dai genetisti analizzando il genoma mitocondriale, che le popolazioni europee discendono da 12 donne, presumibilmente emigrate dall’Africa (le loro tracce comunque partono dal Medio Oriente). Dodici apostole di vita e madri di tutti noi. Se poi consideriamo che nei secoli l’Italia è stata abitata da centinaia di popolazioni diverse in continuo mescolamento fra loro, comprendiamo che l’identità bioregionale non può certamente essere basata sull’appartenenza genetica di una certa comunità che vive nel luogo, bensì sulla capacità di vivere in sintonia con il luogo e con tutti i suoi abitanti, animali compresi. Il pensiero e l’ideologia e le religioni alienano l’uomo dall’uomo e l’uomo dalla natura mentre il senso di comunità che sorge dal condividere l’esistenza nello stesso luogo è qualcosa di sano e di concreto. Questo è l’approccio bioregionale e questo è anche il modo in cui cerco di rapportarmi con gli altri e con l’ambiente da quando mi sono trasferito qui nelle Marche. Avevo scritto di Treia che è “il centro del mondo” come d’altronde qualsiasi altro luogo in cui si vive lo è, poiché il centro del mondo è ove si manifesta la presenza. Nel sentirsi parte del luogo c’è da considerare anche l’aspetto emozionale e “biologico” del pensiero, il pensiero non è solo speculativo o proiettivo, o perlomeno lo è solo nella sua forma visibile allorché si concretizza in una scelta abbinata ad un interesse precipuo (che sia quello di un io di una nazione o di una comunità in cui ci si riconosce). Siamo però consapevoli che la matrice del pensiero è “biologica”? Ed essa non tiene conto dei risvolti e delle conseguenze, se non in funzione di un “progetto” globale evolutivo (tentativi ed errori, causa ed effetto, chiamatelo come vi pare). La mente è un ricetrasmettitore, è una radio od un televisore od un computer, ma l’operatore che immette dati e fa sì che i diversi programmi vengano sviluppati (sulla base di norme prestabilite e connaturate nelle capacità “tecniche” del mezzo stesso) è incontrollabile dal mezzo, essendo vero l’esatto contrario. Bios è la “Forza” l’aggregazione che presume di incarnarla è solo il braccio che si muove… La decisione non è del braccio ma appare come tale. La Vita nella sua totalità inscindibile spinge e genera “creature” atte a manifestare il suo “gioco”. Un esempio pratico.. quando sorge un pensiero nella nostra mente ed in conseguenza a ciò prendiamo una “decisione”.. ci siamo mai chiesti da dove sorge quel pensiero? Quale è la “Forza” che lo rende visibile alla nostra mente? Così è per tutto il resto: yin e yang, luce e tenebra, chiaroscuri necessari per il sogno! Ciò non ostante… è “corretto” e “consono” che ci si muova e si agisca nel mondo secondo il proprio sentire (qualsiasi esso sia). Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana


Spiritual è il primo motore di ricerca spirituale e olistica in Italia e discipline olistiche, punto di riferimento per lo studio, la ricerca e il confronto interiore e spirituale, propone notizie, recensioni su nuovi libri e pubblicazioni olistiche, appuntamenti e corsi.


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