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Spiritual News
Ogni notte, mentre il mondo si addormenta, il cervello si mette al lavoro in modi che ancora sfidano la comprensione della scienza. Sogniamo. E dentro quei sogni — in quello spazio che le tradizioni contemplative di ogni cultura hanno considerato una porta verso altre dimensioni dell'essere — si giocano processi di straordinaria complessità: consolidamento della memoria, elaborazione emotiva, riorganizzazione neuronale. Ma c'è un fenomeno, all'interno del sogno, che negli ultimi anni ha catturato l'attenzione di neuroscienziati, psicologi e ricercatori della coscienza con un'intensità senza precedenti: il sogno lucido. Il sogno lucido è quello stato in cui il sognatore diventa consapevole di stare sognando, pur rimanendo nel sogno. Chi lo sperimenta regolarmente descrive la sensazione come un'espansione improvvisa e vivida della coscienza: il paesaggio onirico rimane intatto, ma dentro di esso è possibile muoversi con una forma di libertà e intenzionalità che nella veglia chiamiamo volontà. I praticanti avanzati riferiscono di poter modificare la trama del sogno, trasformare l'ambiente, sperimentare voli o interagire con figure oniriche in modo deliberato. Per secoli questo fenomeno è rimasto nel dominio dell'esperienza soggettiva e della tradizione spirituale — il sogno lucido è centrale in pratiche come il Dream Yoga tibetano e in alcune correnti della meditazione sufi. Oggi la neuroimaging e l'elettroencefalografia stanno cominciando a mapparne le basi biologiche, con risultati che aprono domande fondamentali sulla natura stessa della coscienza. Uno studio del 2025 condotto dal laboratorio del neuroscienziato Martin Dresler all'Università Radboud dei Paesi Bassi ha identificato nei sogni lucidi un pattern di attività cerebrale distintivo: una comunicazione aumentata e più diffusa tra diverse regioni del cervello, con un'elevata connettività delle onde alfa nelle aree posteriori rispetto al normale sonno REM. In termini più semplici: il cervello del sognatore lucido assomiglia, in certi aspetti, a quello di qualcuno che è sveglio e consapevole — anche se il corpo è immobile e gli occhi sono chiusi. Questa scoperta non è solo tecnicamente affascinante. È filosoficamente dirompente. Suggerisce che la coscienza — quella capacità di essere "presenti a se stessi" — non è rigidamente legata allo stato di veglia, ma può manifestarsi anche nel cuore del sonno. Un'idea che le tradizioni contemplative orientali difendevano da millenni, e che la scienza sta ora iniziando a esplorare con strumenti propri. Ma cosa succede esattamente nel cervello durante il sogno, lucido o no? La fase REM — Rapid Eye Movement — è quella in cui si sogna con maggiore intensità. In questo stato, l'attività colinergica e dopaminergica è elevata, i centri visivi sono attivati e l'input sensoriale esterno è drasticamente ridotto. La corteccia prefrontale dorsolaterale — la sede del pensiero razionale e della metacognizione — è normalmente soppressa durante il REM. Questo spiega perché i sogni ordinari siano così privi di senso critico: accettiamo, senza sorprenderci, scenari impossibili. Nel sogno lucido, qualcosa cambia: questa regione prefrontale torna parzialmente online, abbastanza da permettere la consapevolezza riflessiva — "sto sognando" — senza però interrompere il sogno. È un equilibrio neurale delicatissimo, una sorta di doppia coscienza. La ricerca ha inoltre mostrato che il sogno influenza la spiritualità nella vita quotidiana. Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista scientifica Frontiers in Psychology ha esaminato il legame tra il contenuto onirico — in particolare la presenza di "agenti soprannaturali", ovvero figure dotate di caratteristiche straordinarie — e le misurazioni quotidiane della spiritualità dei partecipanti. I risultati indicano che incontri con tali figure nei sogni, facilitati dall'elevata plasticità cerebrale della fase REM, tendono a intensificare il senso di connessione spirituale nelle ore successive al risveglio. Dal punto di vista applicativo, il sogno lucido sta emergendo come un possibile strumento terapeutico. Ricercatori dell'Università del Texas ad Austin hanno studiato l'uso della galantamina — un farmaco normalmente utilizzato nei disturbi cognitivi — come potenziatore della lucidità onirica, rilevando un aumento della frequenza dei sogni lucidi fino al 42% rispetto al placebo. Parallelamente, si stanno esplorando tecniche non farmacologiche: la stimolazione elettrica transcranica, le tecniche di realtà aumentata e specifici protocolli di induzione comportamentale. L'interesse va anche oltre il laboratorio. Le nuove tecnologie consentono di monitorare i parametri cerebrali durante il sonno con dispositivi indossabili sempre più sofisticati, aprendo la strada a interventi in tempo reale — come stimoli sonori o luminosi calibrati per favorire la transizione verso la lucidità onirica. Quel che affascina, in tutta questa ricerca, è il dialogo implicito con tradizioni sapienziali antichissime. Il sogno come spazio di trasformazione interiore, come laboratorio della coscienza, come luogo dove il confine tra il sé e il più grande si assottiglia: non sono idee nuove. Sono idee antiche che la scienza sta imparando, con umiltà e meraviglia crescente, a prendere sul serio.
Pubblicazioni e Saggi
Paolo D'Arpini
Il Vedanta, letteralmente “dopo i Veda” è una scuola di pensiero laico sull’Assoluto non duale, detto “Brahman” nelle Upanishad, i testi filosofici vedantici (posteriori ai Veda). Sulla datazione dei Veda e del Vedanta le opinioni degli studiosi, storici e religiosi, divergono alquanto. La differenza di vedute è soprattutto fra ricercatori occidentali e quelli indiani. Secondo gli europei, proni al credo filo occidentale di una culla di civiltà medio-orientale e mediterranea, i Veda sono posti attorno al primo millennio a.C. e le Upanishad al periodo appena antecedente la nascita del Buddha storico (VI secolo a.C.). Ovviamente per alcuni storici indiani le date sono diverse e si allontanano moltissimo da quanto affermato dagli storici europei. Ma analizziamo i concetti espressi e lasciamo da parte le datazioni (irrilevanti ai fini della sostanza). La peculiarità della filosofia Advaita Vedanta è che non si rifà ad alcuna divinità. L'Assoluto non duale è tra l'essere ed il non essere. Esso è il Sé (Atman), ovvero la Consapevolezza priva di attributi, che è contenitore e contenuto di tutto ciò che si manifesta, autoesistente, e contemporaneamente aldilà di ogni manifestazione e pensiero. Il Sé gode della sua stessa illusione di esistere come oggetto separato e distinto da se stesso e -secondo il Vedanta- questa commedia si rende possibile attraverso cinque maschere o “guaine” (in sanscrito “kosha”) che nascondono il Sé al sé (l’Io assoluto all’io relativo). Esse sono: “annamaya”, “pranamaya”, “manomaya”, “vijnanamaya” e “anadamaya”. Annamaya è la guaina composta dal cibo, il corpo fisico. I suoi costituenti sono i cinque elementi nello stato grossolano, in vari gradienti di mistura. Dello stesso materiale sono fatte le cose del mondo oggettivo sperimentato. Pranamaya è la guaina dell’energia vitale (nella Bibbia “soffio vitale”) è quella che denota la qualità vitale, la sua espressione è il respiro, in sanscrito “prana” e le sue cinque funzioni o “modi”: “vyana” quello che va in tutte le direzioni, “udana” quello che sale verso l’alto, “samana” quello che equipara ciò che è mangiato e bevuto, “apana” quello che scende verso il basso, “prana” quello che va in avanti (collettivamente vengono definiti con il termine “prana”). Alla guaina del “prana” appartengono anche i cinque organi di azione, ovvero: la parola, la presa, il procedere, l’escrezione e la riproduzione. Manomaya è la guaina della coscienza, o mente individuale, le sue funzioni sono chiedere e dubitare. I suoi canali sono i cinque organi di conoscenza: udito, vista, tatto, gusto ed olfatto. Vijnanamaya è la guaina dell’auto-coscienza, o intelletto, cioè l’agente ed il fruitore del risultato delle azioni. Questa maschera, od involucro, è considerata l’anima empirica che migra da un corpo fisico ad un altro (nella teoria della metempsicosi). Anadamaya è la guaina della gioia, non la beatitudine originaria che è del Brahman, essa è la pseudo beatitudine (sperimentata nel sonno profondo) del cosiddetto “corpo causale”, la causa prima della trasmigrazione, Un altro suo nome è “avidya” ovvero nescienza od ignoranza del Sé. Secondo lo studioso indiano T.M.P. Mahadevam è possibile riordinare queste cinque maschere in tre “corpi”: 1 - “annamaya”, il corpo fisico grossolano; 2 - “suksma-sarira” il corpo sottile, l’insieme delle tre guaine di prana mente ed intelletto (”pranamaya, “manomaya” e vijnanamaya”); 3 - “karana-sarira”, il corpo causale della guaina “anandamaya”. E’ per mezzo di questi tre corpi che noi sperimentiamo il mondo cosiddetto “esterno” nei tre stati di veglia, sonno e sonno profondo. L’esperienza empirica si manifesta attraverso le cinque guaine, proiettate o riflesse nel concetto di “spazio” e “tempo”, senza di esse la coscienza relativa di un “mondo” non potrebbe sussistere. Come diceva il filosofo M. Heidegger : "Com’è che l’esistenza umana si è procurata un orologio prima che esistessero orologi da tasca o solari?…Sono io stesso l’ ”ora” e il mio esserci il tempo? Oppure, in fondo, è il tempo stesso che si procura in noi l’orologio? Agostino ha spinto il problema fino a domandarsi se l’animo stesso sia il tempo. E, qui, ha smesso di domandare...” Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
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Spiritual News
C'è qualcosa di profondamente antico nell'impulso umano di affidarsi al suono per guarire. Ogni civiltà, dalla Grecia classica alle tradizioni sciamaniche siberiane, ha riconosciuto nella musica un potere che va ben oltre l'intrattenimento: un canale capace di toccare l'invisibile, di rimodellare l'interno. Oggi la scienza moderna, con i suoi scanner cerebrali e i suoi elettroencefalogrammi, sta dando ragione a quella saggezza millenaria — e i risultati sono straordinari. La musicoterapia non è più una pratica di nicchia tollerata ai margini della medicina convenzionale. È diventata un campo di ricerca robusto, sostenuto da decine di studi clinici e revisioni sistematiche pubblicate sulle più autorevoli riviste scientifiche internazionali. Ciò che emerge con crescente chiarezza è che la musica non si limita a "fare stare meglio": agisce su strutture cerebrali precise, modifica la chimica del cervello e — cosa ancora più sorprendente — può letteralmente cambiare la sua architettura fisica. Il concetto chiave è quello di neuroplasticità: la capacità del cervello di riorganizzarsi, creare nuove connessioni e persino ripararsi. Per decenni si è creduto che il cervello adulto fosse una struttura sostanzialmente fissa, destinata solo al declino. Oggi sappiamo che è molto più dinamico di quanto immaginassimo — e la musica risulta uno dei suoi stimolatori più potenti. Le ricerche più recenti mostrano che l'ascolto attivo e la pratica musicale attivano simultaneamente un numero straordinariamente ampio di aree cerebrali: la corteccia uditiva, ovviamente, ma anche le zone deputate al movimento, alle emozioni, alla memoria e al linguaggio. Questa attivazione distribuita e sincrona crea le condizioni ideali per rafforzare le connessioni neurali. Nei musicisti di lunga data, gli studi di neuroimaging hanno rilevato una maggiore integrità della sostanza bianca — le "autostrade" che collegano le diverse regioni cerebrali — rispetto ai non musicisti della stessa età. Un dato che suggerisce come la pratica musicale continuata possa persino rallentare la traiettoria del declino cognitivo legato all'invecchiamento. Ma non è necessario saper suonare uno strumento per beneficiarne. Una metanalisi che ha sintetizzato i dati di quattordici studi condotti tra il 2010 e il 2025 ha rilevato un miglioramento significativo delle funzioni cognitive nei soggetti sottoposti a interventi di musicoterapia passiva — cioè basata sull'ascolto guidato. L'effetto risulta particolarmente pronunciato nelle terapie che durano oltre tre mesi, con miglioramenti misurabili nelle prestazioni cognitive complessive, soprattutto negli anziani. I meccanismi alla base di questi effetti sono molteplici. La musica stimola il rilascio di dopamina — il neurotrasmettitore del piacere e della motivazione — e agisce sul sistema limbico, la sede delle emozioni. Ma interagisce anche con l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, quello stesso sistema che regola la risposta allo stress: l'ascolto di musica gradita abbassa i livelli di cortisolo nel sangue, riduce la pressione arteriosa e rallenta il ritmo cardiaco. Non per nulla, alcune sale operatorie stanno iniziando a incorporare la musica come componente del protocollo pre-chirurgico per ridurre l'ansia del paziente. Particolarmente rilevante per il campo della riabilitazione è la cosiddetta Stimolazione Uditiva Ritmica (Rhythmic Auditory Stimulation, RAS): una tecnica in cui il ritmo musicale viene usato come metronomo esterno per guidare il movimento dei pazienti con danni motori. Nei soggetti colpiti da ictus, questa tecnica ha dimostrato di migliorare la fluidità dell'andatura e la coordinazione degli arti, attivando percorsi neurali alternativi che compensano le aree danneggiate. Il ritmo, in pratica, diventa una guida per il cervello che tenta di riorganizzarsi. C'è poi la dimensione emotiva e relazionale, quella che le tradizioni spirituali hanno sempre conosciuto. La musica modula l'attività dell'amigdala — il centro cerebrale dell'elaborazione emotiva — e dell'ippocampo, fondamentale per la memoria. Questo spiega perché una melodia del passato possa evocare ricordi vividi e carichi di sentimento, o perché certi canti sacri producano stati alterati di coscienza. Non si tratta di suggestione: si tratta di chimica cerebrale che risponde a frequenze sonore strutturate. Le applicazioni terapeutiche si moltiplicano: dai disturbi d'ansia alla depressione, dal morbo di Parkinson alla demenza, dalle lesioni cerebrali traumatiche ai disturbi dello spettro autistico. In ognuno di questi ambiti, la musicoterapia — applicata da professionisti certificati con tecniche appropriate — ha mostrato effetti misurabili e complementari alle terapie farmacologiche convenzionali. Non le sostituisce, ma le potenzia. Ciò che rende la musica straordinariamente democratica, come strumento di benessere, è la sua accessibilità. Non richiede laboratori né attrezzature costose. Richiede attenzione, intenzione e — idealmente — la guida di chi sa come utilizzarla terapeuticamente. Ma anche il semplice atto di scegliere consapevolmente la musica da ascoltare, in base al proprio stato emotivo e all'effetto desiderato, rappresenta già un primo passo verso un uso più maturo e potente di quella che l'umanità ha sempre riconosciuto come la più spirituale delle arti. La scienza, insomma, sta scrivendo in linguaggio biochimico e neuronale quello che i saggi di ogni cultura avevano già intuito: il suono non è solo aria che vibra. È informazione che il cervello trasforma, integra e usa per guarirsi.

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Il mio nome completo in sanscrito è Swami Bodhi Vipal che significa “Momento di consapevolezza”. Mi è stato donato da OSHO, Maestro di…
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Il Centro Studi Sciamanici si occupa della diffusione dello sciamanesimo in Italia. Rappresenta in Italia la Foundation for Shamanic…
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Alchimia Trasmutativa

Stefano Petrucci
«Il tuo Lato Oscuro non è il tuo nemico. È il custode del tuo tesoro più prezioso.» C'è qualcosa che non torna. Un disagio che si ripresenta. Relazioni che si ripetono. Un talento che si sente dentro ma non riesce a esprimersi. Si medita, si legge, si percorre qualche strada — eppure certi nodi sono ancora lì. Il motivo è uno solo: non si è ancora guardato nell'ombra. Non per paura. Ma perché nessuno ha mai detto che lì dentro — esattamente lì — si nasconde il tesoro più prezioso. Alchimia Trasmutativa non è un libro da leggere comodamente sul divano. È un percorso da vivere. Undici varchi progressivi dalla discesa nel Lato Oscuro fino al Matrimonio Alchemico — la riunione di tutto ciò che si è. Teoria, pratiche alchemiche, meditazioni guidate, testimonianze reali. Un Glossario originale. Un'Appendice visiva dei simboli della tradizione. Liberarsi dai propri condizionamenti non è solo un atto personale. Chi ha trasmutato la propria ombra non la proietta più sugli altri. Diventa qualcosa di raro e necessario in quest'epoca: un essere umano davvero libero. Approfondisci e prenota la tua copia: https://www.stefanopetrucci.com/prodotto/alchimia-trasmutativa-il-potere-del-lato-oscuro-e-del-testimone-manuale-di-alchimia-spirituale/ #AlchimiaTrasmutativa #LatoOscuro #GrandeOpera #CrescitaInteriore #SviluppoPersonale #Testimone #Alchimia #UomoLibero #Consapevolezza #Trasformazione
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Spiritualità Ibrida, IA e Comunità Digitali…

Spiritual News
Il 2026 segna un punto di svolta nella storia della spiritualità contemporanea. Secondo un'analisi approfondita pubblicata su AscensionPulse, le tendenze spirituali emergenti stanno ridefinendo come milioni di persone in tutto il mondo cercano significato, connessione e trascendenza. Tre macro-trend dominano il panorama: le pratiche spirituali ibride, la convergenza tra salute mentale e benessere spirituale, e l'integrazione dell'intelligenza artificiale nelle esperienze del sacro. Le pratiche ibride rappresentano il fenomeno più significativo. Sempre più persone rifiutano l'idea di scegliere una sola tradizione religiosa. Invece, creano percorsi spirituali personalizzati che attingono saggezza da fonti multiple: meditazione buddhista, servizi contemplativi cristiani, insegnamenti di saggezza indigena e pratiche di consapevolezza laica coesistono nello stesso percorso individuale. Questo movimento riflette un cambiamento fondamentale nelle generazioni più giovani, che curano pratiche che risuonano con il loro viaggio unico piuttosto che ereditare una singola identità religiosa. L'intelligenza artificiale sta trasformando la spiritualità in modi che sembravano fantascienza cinque anni fa. App di meditazione introducono milioni di persone a pratiche di mindfulness che altrimenti non avrebbero mai scoperto. L'IA ora offre guida spirituale personalizzata, analizza schemi onirici e genera mantra basati su firme energetiche individuali. Recenti discussioni al Terzo Forum sulla Libertà Religiosa di Palazzo Chigi hanno sollevato questioni etiche fondamentali: come garantire che l'IA promuova la ricerca spirituale autentica senza incrementare il proselitismo o la manipolazione commerciale? La convergenza tra salute mentale e benessere spirituale cancella la barriera artificiale tra queste due dimensioni. Terapisti incorporano sempre più meditazione, mindfulness e inchiesta spirituale nelle sessioni. Nel frattempo, gli insegnanti spirituali ricevono formazione in pratiche informate sul trauma e consapevolezza della salute mentale. Studi validati scientificamente dimostrano che la meditazione riduce ansia e depressione tanto efficacemente quanto i farmaci per alcuni individui. Le compagnie assicurative coprono sempre più classi di meditazione e counseling spirituale. Secondo ReligionUnplugged, cinque tendenze chiave definiranno la religione e la spiritualità nel 2026: il declino formale dell'affiliazione religiosa mentre le credenze spirituali rimangono diffuse, l'impatto dell'IA sulla fede, la crescita del demografico musulmano globale, l'aumento dell'antisemitismo e la persecuzione continua dei cristiani in Nigeria. Questi fattori si intrecciano creando un panorama spirituale globale complesso e in rapida evoluzione. Le comunità spirituali si stanno trasformando da strutture gerarchiche centralizzate a reti distributive partecipative. I micro-comunità e i "pod spirituali" – gruppi intimi di 5-15 membri – sostituiscono le grandi congregazioni per molte persone, offrendo connessione autentica, autonomia e flessibilità senza dogmi rigidi.


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