ven, 16 gennaio 2026

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Pubblicazioni e Saggi
Paolo D'Arpini
I mondi virtuali dell’uomo sono molteplici ma tutti nel pensiero, uno solo è reale: questa Terra. Se non siamo in grado di conservare la nostra vita onorevolmente sulla Terra come potremo sperare la salvezza emigrando su altri pianeti? Come potremo sperare di essere accolti nel consesso della vita universale extraterrestre se non siamo stati in grado nemmeno di mantenere la vita sul nostro piccolo pianeta? Con ciò ritengo che l’esperimento della nostra sopravvivenza deve potersi avverare qui dove siamo… Inutile sperare in colonie sulla Luna, su Marte o su Venere.. inutile cercare l’acqua su quei mondi desolati se qui -dove ce ne è tanta- non siamo in grado di mantenerla pulita. Eppure già ci furono diversi scienziati e spiritualisti illuminati che sin dagli albori della società dei consumi avvertivano l’uomo del rischio di uscir fuori dai binari dell’equilibrio scienza/vita. Oggi il treno umano sta deragliando con scintillio di schegge impazzite: OGM, avvelenamento chimico metodico della terra e dell’acqua, energia atomica sporca, deperimento sociale e morale, urbanizzazione selvaggia, distruzione delle risorse accumulate in millenni dalla natura, etc. L’uomo nel corso della sua breve storia ha enormemente trasformato la faccia della Terra, perché egli può deliberatamente modificare quasi tutto quel che costituisce il suo ambiente naturale e controllare quel che cresce e vive in esso. La trama della vita è però tanto delicata e tanto legati sono tra loro il clima, il terreno, le piante e gli animali, che se una componente di questo complesso viene violentemente modificata, se alcuni fili vengono tagliati all’improvviso, l’intero complesso subisce una modificazione. Questo è il significato intrinseco del Bioregionalismo e dell’Ecologia Profonda. Per centinaia di anni -e soprattutto nell’ultimo secolo- l’uomo è stato la causa di deturpazioni, stermini ed alterazioni profonde… e questo malgrado la sua contemporanea capacità di creare abbellimento ed armonia. Il potere intellettivo che consente all’uomo di progettare e costruire è lo stesso che gli consente di distruggere. Con l’aumento smisurato della popolazione umana la capacità di procurare danni materiali come pure l’affinamento del pensiero e della riflessione sono cresciuti esponenzialmente. Purtroppo questa nostra Terra non è un Paese di Bengodi od un corno dell’eterna abbondanza… le risorse del pianeta, pazientemente accumulate e risparmiate nel suo ventre, sono ora in fase di esaurimento. La biodiversità e la purezza del genoma vitale sono sempre più a rischio… molte specie animali resistono solo negli zoo o nei giardini botanici. In tutto il mondo moderno ogni nuova impresa economica e scientifica viene seguita da peste e malanni, lo sviluppo continuo equivale al consumo accelerato dei beni, nella incapacità di recupero ambientale e ripristino da parte della natura. Occorre da subito e con la massima serietà e determinazione fermare la caduta, preservando le risorse residue e quel che rimane della vita selvatica, non solo per il mantenimento della bellezza naturalistica ma soprattutto perché l’armonia complessiva, cioè la reale sopravvivenza della comunità dei viventi (e dell’uomo stesso) dipende da quelle componenti. Il futuro dell’umanità, infatti, non sta nella sua colonizzazione di altri pianeti del sistema solare bensì nella sua abilità di conservare la vita sul pianeta Terra. Per questa ragione la biologia, l’ecologia profonda, la spiritualità della natura sono aspetti essenziali del nuovo paradigma coscienziale. Uno dei più grandi misteri vitali, che abbiamo il dovere di affrontare e risolvere, è quello relativo alla nostra vera natura. Ma le religioni e la scienza non saranno mai in grado di darci una risposta se non cominciamo a cercarla direttamente in noi ed attorno a noi. Altrimenti non saremo in grado di uscire dal meccanismo ripetitivo delle guerre, dello sfruttamento insensibile, dei conflitti razziali e interspecisti. Umanità non è solo simbolizzata da questi bipedi antropomorfi e non è solo un agglomerato organico definito “corpo”. Possiamo dire che Umanità è la capacità di riconoscersi con tutto ciò che vive e pulsa energeticamente dentro e fuori di noi. La Terra è la nostra casa, l’abbiamo avuta in eredità da un lento e laborioso processo globale della vita, ma siamo sicuri di poterla lasciare a nostra volta alle generazioni future nella stessa integrità e opulenza nella quale noi l’abbiamo ricevuta? La dignità umana si gioca anche in questo, accettiamo dunque la sfida posta alla nostra intelligenza. L’evoluzione ha una direzione univoca: la crescita della Coscienza. Restiamo in essa! Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana
Pubblicazioni e Saggi
Spiritual News
Nei primi giorni del 2026 sta emergendo un dato interessante, osservabile trasversalmente in ambiti diversi – dalla psicologia del benessere alla spiritualità contemporanea, fino alle analisi socioculturali: un numero crescente di persone riferisce una trasformazione interiore che non coincide con l’idea classica di miglioramento personale, né con una crisi improvvisa. È qualcosa di più sottile e, proprio per questo, più difficile da raccontare. Non riguarda ciò che si aggiunge alla vita, ma ciò che smette di avere presa. Secondo diverse analisi pubblicate tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, il cambiamento non si manifesta come entusiasmo o euforia, ma come disallineamento. Molte persone descrivono la sensazione di non riconoscersi più in obiettivi, ruoli, relazioni e narrazioni che fino a poco tempo prima sembravano naturali. Non si tratta di rifiuto ideologico né di ribellione consapevole: è una perdita di risonanza interna. Ciò che prima motivava, ora appare vuoto; ciò che prima spaventava, ora sembra semplicemente irrilevante. Questo fenomeno viene spesso interpretato, nei contesti spirituali, come un segnale di “evoluzione dell’anima”. Tuttavia, osservato con maggiore lucidità, può essere letto come un cambiamento nella struttura dell’identità. Nei primi giorni del 2026 si sta parlando sempre più di una fase in cui l’io narrativo – l’immagine che una persona ha costruito di sé nel tempo – inizia a mostrare crepe non drammatiche ma definitive. Non c’è crollo, c’è disincanto. E il disincanto, a differenza della crisi, non chiede soluzioni rapide. Uno degli elementi più ricorrenti è l’aumento della fiducia in una forma di intuizione meno emotiva e più silenziosa. Non è l’istinto impulsivo, né la “pancia” reattiva. È una chiarezza calma, che porta molte persone a fare scelte meno spiegabili ma più coerenti. Decisioni prese senza bisogno di convincere nessuno, talvolta nemmeno sé stessi. Questo spostamento riduce drasticamente il bisogno di conferme esterne, approvazione sociale o validazione continua, che per anni sono stati considerati carburanti normali della vita adulta. Parallelamente, si osserva una naturale selezione relazionale. Rapporti che si reggevano su abitudini, ruoli o dipendenze emotive iniziano a sciogliersi senza conflitti evidenti. Non perché “qualcosa sia andato storto”, ma perché viene meno la funzione che quei legami svolgevano nell’identità precedente. Questo processo è spesso frainteso come freddezza o distacco emotivo, ma in realtà indica una maggiore precisione interna: meno dispersione, meno compromessi inutili, meno rumore. Un altro segnale interessante, emerso proprio a cavallo dell’anno nuovo, riguarda il rapporto con il tempo. Molte persone riferiscono una minore ansia verso il futuro e una riduzione della nostalgia per il passato. Il presente non viene idealizzato, ma abitato con maggiore sobrietà. Questo non significa serenità costante, bensì una riduzione dell’attrito mentale. Come se la mente smettesse di correre non perché obbligata, ma perché non ne vede più l’utilità. In questo quadro, la spiritualità del 2026 – almeno nella sua forma più matura – sembra spostarsi da pratiche di accumulo (tecniche, rituali, contenuti, esperienze) a un lavoro di sottrazione. Non “diventare qualcosa”, ma smettere di sostenere ciò che non è più vero. Questo spiega perché molte persone, pur non definendosi spirituali in senso tradizionale, parlano di un cambiamento profondo e irreversibile nel modo di percepire sé stesse e gli altri. È importante però mettere in discussione una convinzione implicita: non ogni disagio è evoluzione, e non ogni distacco è maturità. Nei primi giorni del 2026 il rischio maggiore è romanticizzare il disallineamento, scambiando confusione per risveglio. Un osservatore onesto deve riconoscere che questo processo richiede discernimento, altrimenti può degenerare in isolamento, cinismo o spiritualizzazione dell’ego. Il punto centrale non è se l’anima stia “evolvendo più velocemente”, ma se le persone stanno diventando più capaci di tollerare la verità su sé stesse senza costruire nuove maschere. In questo senso, il 2026 non si apre come un anno di risposte, ma come un anno di domande più precise. E questo, per chi sa osservare, è spesso il segnale più affidabile di un cambiamento reale.
Pubblicazioni e Saggi
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana
L‘indecisione deve tramutarsi in coraggio con un cambio di abitudini e allontanamento sulla sudditanza al sistema. Si chiama “sopravvivenza bruta”. Cioè bisogna essere pronti a rinunciare ad appoggiarsi a questa società consumista. All’inizio sarà una ribellione di “cantina” ovvero basata solo sul non incremento della nostra adesione al sistema… poi pian piano sarà necessario uno scollamento definitivo e non so se questo potrà avvenire a livello globale, ed in condizioni pacifiche, ma sicuramente deve avvenire a livello personale. Intanto si può partire da piccole cose, interrompendo gli acquisti di qualsiasi bene innecessario, oggetti, macchine, vizi, etc. e limitarsi agli alimenti e generi di sopravvivenza. Nel frattempo tentando di incrementare l’indipendenza alimentare attraverso piccoli orti, raccolta erbe selvatiche, scelta vegetariana, etc. Non so ancora per quanto avremo modo di continuare ad usare internet, forse bisognerà tornare alla posta cartacea oppure alla telepatia… E in verità la telepatia esiste già… perché il pensiero ha la stessa matrice per tutti. Ne ebbi esperienza in momenti di totale apertura… e so che è vero! Occorre da subito e con la massima serietà e determinazione fermare la caduta, preservando le risorse residue e quel che rimane della vita selvatica, non solo per il mantenimento della bellezza naturalistica ma soprattutto perché l’armonia complessiva, cioè la reale sopravvivenza della comunità dei viventi (e dell’uomo stesso) dipende da quelle componenti. Il futuro dell’umanità, infatti, sta nella sua abilità di conservare la vita sul pianeta Terra. Sopravvivere è già una bella scommessa! Paolo D’Arpini

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Sin da bambina ho sempre avuto intuizioni, presentimenti, ma soprattutto ho sempre avuto contatti con persone trapassate,inoltre, durante i…
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Reiki e Sciamanismo presso Centro di Luce Fabiano Reiki Originale secondo il metodo del dr. Mikao Usui, Metodo Avanzato Karuna® Reiki,…
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Scuola di Respiro, la prima scuola italiana specializzata da 30 anni in Tecniche di Respiro Originario, che producono molto velocemente i…
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Docente di cristalloterapia eterica presso il Centro Studi Pranici fonde la spiritualità con la tecnologia intelligente per rendere l’uomo…
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Ricercatrice di tesori spirituali, facilitatrice in percorsi evolutivi. Facilitatrice in Costellazioni Sistemiche, (Familiari, Karmiche,…
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Shamanesimo
Ciao, ho incontrato il Sentiero della Dolce Medicina della Danza del Sole nel 1986, e l'ho scelto come Sentiero del Cuore diventando un…
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Terapista e docente in Cromopuntura secondo Peter Mandel. Diploma conseguito presso l'Internationales Institut fur Esogetische Medizin.…
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Nirava Dainotto, esploratrice e guida nel mondo dell’energia e della salute naturale. All’anagrafe Tiziana Dainotto. L’altro nome sacro è…
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Liberi dal Dolore con la Cromopuntura

Vincenzo Primitivo, Monica Vadi
La colonna vertebrale rivela moltissime informazioni su un individuo e sulla sua salute. Essa riveste un ruolo centrale nel sostegno del corpo e può essere paragonata alla struttura portante di una casa. Dal midollo spinale fuoriescono dei nervi che trasportano informazioni agli organi di periferia, ricevendone altrettante in cambio. Un dolore, come qualsiasi altra problematica specifica, può avere la sua origine in una determinata vertebra e viceversa e può essere letto in chiave simbolica. Le articolazioni, invece, mettono in connessione le ossa del nostro corpo, facendo da ponti all'interno del sistema scheletrico, per permetterne i movimenti funzionali. Come ogni altra parte del corpo, anche le articolazioni hanno una storia e informazioni intrinseche da raccontare. Conoscere il significato simbolico di vertebre e articolazioni aiuta a risalire ai blocchi profondi che stanno alla base di un dolore, permette di individuare la natura del conflitto biologico che sta affliggendo un individuo e di intervenire con una terapia quanto più mirata possibile. L'input di regolazione biofisica inviato con la Cromopuntura non solo aiuta a liberare dal dolore: permette anche di integrare i significati simbolici che si celano dietro al sintomo, sciogliendo i blocchi associati e riportando l'individuo sul suo percorso di vita.
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Natale, il tempo in cui la mente torna a cercare…

Spiritual News
Dicembre non è solo il mese delle feste. È il periodo dell’anno in cui la mente, più che in altri momenti, torna a interrogarsi su ciò che chiamiamo “casa”: non solo un luogo fisico, ma una sensazione di appartenenza, sicurezza e riconoscimento. Le più recenti analisi in ambito psicologico e neuroscientifico confermano che il Natale agisce come un potente attivatore di memoria emotiva, capace di riportare alla superficie vissuti profondi legati all’infanzia, alle relazioni primarie e al senso di identità personale. Secondo studi recenti citati da centri di ricerca clinica europei e nordamericani, durante il periodo natalizio si registra un aumento significativo dell’attività nelle aree cerebrali legate alla memoria autobiografica e all’elaborazione emotiva, in particolare nell’ippocampo e nell’amigdala. Non si tratta di un fenomeno casuale: rituali, luci, odori, musiche e simboli ripetuti nel tempo funzionano come “chiavi neurologiche” che aprono archivi interiori spesso trascurati nel resto dell’anno. Questo meccanismo spiega perché il Natale venga vissuto in modo così polarizzato. Per alcuni è un tempo di calore e connessione, per altri diventa un periodo di inquietudine, malinconia o senso di vuoto. La differenza non risiede negli eventi esterni, ma nella qualità dei ricordi e delle esperienze affettive che vengono riattivate. La mente, in questo periodo, non cerca intrattenimento: cerca coerenza. I neuroscienziati parlano di regressione emotiva funzionale: un ritorno temporaneo a stati interiori più antichi, non come segno di debolezza, ma come tentativo naturale del sistema nervoso di riorganizzare il senso di sé. È un processo che può risultare destabilizzante se non viene compreso, ma che rappresenta anche un’opportunità rara di crescita personale. Quando la mente rievoca ciò che è stato, non lo fa per nostalgia fine a sé stessa, ma per verificare se ciò che siamo oggi è allineato con ciò di cui avevamo bisogno allora. In questo senso, il Natale diventa uno specchio. Non riflette ciò che mostriamo all’esterno, ma ciò che resta irrisolto all’interno. Le dinamiche familiari, le aspettative, i ruoli mai davvero superati riemergono non per essere giudicati, ma per essere riconosciuti. La difficoltà nasce quando cerchiamo di anestetizzare questo processo con un eccesso di attività, consumo o socialità forzata. Ma i dati clinici mostrano che evitare il confronto con queste riattivazioni interiori aumenta, anziché ridurre, il disagio emotivo. Gli psicologi sottolineano che una delle risposte più sane a questo richiamo interiore è la capacità di stare nell’esperienza senza interpretarla immediatamente come un problema. Sentirsi fragili, nostalgici o inquieti durante le feste non è un’anomalia: è un segnale di profondità. È il linguaggio con cui la psiche comunica che qualcosa chiede ascolto. Sempre più professionisti della salute mentale suggeriscono di considerare il periodo natalizio come una soglia simbolica, più che come una celebrazione obbligatoria. Una soglia tra ciò che è stato e ciò che sta diventando. In questa prospettiva, piccoli gesti di consapevolezza – come ridurre gli stimoli superflui, concedersi momenti di silenzio, osservare le proprie reazioni emotive senza giudizio – diventano strumenti concreti di crescita interiore. Il punto chiave non è “sentirsi meglio”, ma sentirsi veri. Il Natale amplifica ciò che già esiste: se c’è disallineamento tra vita esterna e mondo interiore, lo rende evidente. Se invece c’è autenticità, la rafforza. Per questo molte persone riferiscono che le feste non cambiano ciò che sono, ma lo rendono impossibile da ignorare. In un’epoca che spinge costantemente verso la distrazione e la performance emotiva, il valore più radicale del Natale potrebbe essere proprio questo: costringerci, con gentilezza o con disagio, a tornare a casa dentro di noi. Non per idealizzare il passato, ma per integrare ciò che siamo stati in ciò che scegliamo di diventare.


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