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Pubblicazioni e Saggi
Paolo D'Arpini
“Quando sono venuta in questo mondo le uniche cose che sapevo erano amare, ridere e far splendere la mia luce. Poi, crescendo, mi hanno detto di smettere di ridere. "Prendi la vita sul serio" dicevano, "se vuoi farti strada." Così smisi di ridere. La gente mi diceva: "Stai attenta a chi ami, se non vuoi che il tuo cuore venga spezzato." Così smisi di amare. Mi dicevano: "Non far splendere la tua luce perché attiri troppo l'attenzione." Così smisi di splendere e diventai piccola e appassii e morii solo per apprendere, appena morta, che tutto ciò che conta nella vita è amare, ridere e far splendere la nostra luce.” (A. Moorjani)Non nego il valore dell' ”io sono”, poiché è l’aspetto che consente al mondo di assumere una parvenza di realtà… è il potere della Coscienza, la Matrice Divina che crea il mondo. Se partiamo dalla comprensione di ciò che viene osservato – esterno o interno – non possiamo far a meno di riscontrare che ogni “percezione” avviene per tramite della mente. La mente non può esser definita fisica, anche se utilizza la struttura psicosomatica come base esperienziale, la natura della mente è sottile, è lo stesso pensiero, ed ogni pensiero ha la sua radice nell’io. Quindi l’unica realtà soggettiva ed oggettiva attraverso la quale possiamo dire di essere presenti è questo “io”. Chiamarlo “spirito” è un modo per distinguerlo dalla tendenza identificativa con il corpo, ed è un modo per ricordarci che la “coscienza” è la nostra vera natura. Quell’io – o spirito- che è la sola certezza che abbiamo, è l’unica cosa che vale la pena di conoscere e realizzare. Malgrado la capacità proiettiva della mente, che può dividersi in varie forme, mai può scindersi quell’io radice da noi stessi. L’io è assoluto in ognuno. Allora la spiritualità è il perseguire coscientemente la propria natura, il proprio Sé. “Spiritualità senza etichette” è il riconoscere questo processo in qualsiasi forma si manifesti. C’è equanimità e distacco, non proselitismo sul metodo praticato (appendice marginale della ricerca). Questa visione laica ha in sé una capacità sincretica ma anche la consapevolezza dell’insignificanza della specificità della forma in cui l’indagine si manifesta. Si comprende che ogni “modo” è solo un’espressione dello stesso processo in fasi diverse. Il percorso cambia con le necessità del momento e con le pulsioni individuali. E’ la sincerità, onestà, perseveranza, che importano. Non ci sono pensieri, gesti, riti, dottrine da privilegiare. I flussi passano la sorgente è perenne. Sii ciò che sei, diceva un saggio dell’India ed uno dell’occidente rispose: Conosci te stesso. Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica Commento di Caterina Regazzi: “Tu scrivi: Lo scopo dello scritto è quello di mettere in chiaro alcuni concetti base su ciò che io chiamo “Spiritualità Laica” , meno male che lo scopo è questo! Tutte queste parole secondo me sono semplicemente inutili e dici che vuoi chiarire qualcosa a qualcuno! Questi scritti mi fanno arrabbiare. Lo spirito è lo spirito, che bisogno c'è di cercare di spiegarlo, di descriverlo? Se uno lo percepisce eccolo, altrimenti non saranno certo delle parole che glielo faranno individuare!” Mia rispostina: “Sì, è vero, ma ogni discorso "spirituale" è rivolto alla mente che ha bisogno di parole e di concetti. Poi ognuno scopre in se stesso ciò che è aldilà delle parole e dei concetti. Come? questo è un grande mistero...“ (P.D'A.)
Pubblicazioni e Saggi
Stefano Petrucci
Alchimia del Talento Umano il codice segreto del nuovo mondo “C'è un fuoco dentro di te che il mondo ha fatto di tutto per spegnere: il tuo vero Talento! Comprendere la natura multidimensionale del Talento animico è un passo strategico fondamentale per chiunque desideri intraprendere un percorso di piena realizzazione. Il processo di scoperta e manifestazione del Talento è ciò che io chiamo Alchimia del Talento Umano. È un processo trasformativo in cui liberiamo l'Anima dalle sue sovrastrutture per rivelarne il nucleo sorgente, preparandola al grande gioco creativo della vita.” Stefano Petrucci Questo libro non è solo l’unico vero manuale disponibile sul talento umano, ma è uno spazio eterico di iniziazione al vero Talento umano — un percorso ispirante e pratico per chi sente che noi siamo qualcosa di molto più grande di ciò che ci è stato insegnato, e soprattutto per chi vuole agire nel pieno del proprio potere personale. Il tuo Talento non è ciò che fai. È ciò che sei. Nessuno ha mai inquadrato il Talento come potrai scoprirlo qui. Non troverai niente di più completo ed utile. Stefano Petrucci — primo facilitatore del Talento Animico — condensa in quest'opera gli insegnamenti e le pratiche di tutta una vita, sciogliendo le infinite deviazioni e credenze appiccicate ad una idea completamente errata del talento. Attraverso una sintesi inedita di scienze d'avanguardia, psicologia quantistica, alchimia interiore e oltre trent'anni di esperienza sul campo, rivela il concetto di Talento Animico: una forza multidimensionale che, una volta risvegliata, trasforma la paura in visione, il vuoto in abbondanza, l'inerzia in creazione, l'isolamento in comunità felici. Comprendere e agire il proprio talento significa smettere di essere vittime del sistema socio-economico imposto e abitare il centro immobile dell'uragano, trasformando la pressione contraria degli eventi nella forza ascensionale necessaria per il proprio volo. Vengono esplorate tematiche cruciali come l'arte di sognare, il superamento dei condizionamenti sociali e la cooperazione evolutiva — fino all'appello a valorizzare il talento collettivo del genio mediterraneo, contrapponendo a scenari globalisti un'agenda personale basata sulla libertà e sulla consapevolezza spirituale. In un'epoca di crisi globale e manipolazione delle coscienze, riconoscere e manifestare il proprio talento non è un lusso — è un atto rivoluzionario. Ma la visione non basta. Per questo il libro mette nelle mani del lettore un vero e proprio kit di indipendenza spirituale e materiale: nuove forme pensiero evolutive, pratiche alchemiche, protocolli operativi e sigilli creati dall'autore — tecnologie interiori inedite per trasmutare il piombo dei traumi nell'oro del potere personale, e rendere il lettore pienamente autonomo nel proprio processo di risveglio, di potenziamento del talento e di generazione di ricchezza reale. Non dipenderai da nessun guru. Non aspetterai nessun salvatore. Avrai in mano le chiavi. Sei pronto a risvegliare il Dono che è in te? https://www.stefanopetrucci.com/prodotto/alchimia-del-talento-umano-il-codice-segreto-del-nuovo-mondo/ ? Inizia ora il tuo percorso di manifestazione.
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Spiritual News
In un’epoca definita dall’iper-connessione e da un’urbanizzazione che sembra averci recisi dalle nostre radici biologiche, la scienza medica sta riscoprendo un antico rimedio, spogliandolo del folklore per elevarlo a protocollo clinico. Non si tratta di una nuova molecola sintetizzata in laboratorio, né di una pratica esoterica, ma di quello che i ricercatori hanno battezzato come la "Nature Pill" (la pillola di natura). Una ricerca rivoluzionaria condotta dalla University of Michigan e pubblicata sulla prestigiosa rivista Frontiers in Psychology ha finalmente risposto a una domanda che per anni ha diviso esperti di benessere e urbanisti: quanto tempo dobbiamo trascorrere realmente nel verde per veder cambiare la nostra biochimica? La risposta è sorprendente per la sua semplicità e precisione: bastano venti minuti per iniziare a resettare il nostro sistema nervoso. La dottoressa MaryCarol Hunter, guida dello studio, ha impostato la ricerca con un rigore senza precedenti, monitorando i livelli di cortisolo — l’ormone dello stress — in un gruppo di residenti urbani per un periodo di otto settimane. A differenza di studi precedenti che imponevano condizioni rigide, ai partecipanti è stata data la libertà di scegliere il luogo e l’ora, purché fossero esposti a un ambiente che trasmettesse loro una sensazione di connessione con la natura. I risultati hanno rivelato che una "dose di natura" di appena venti minuti è sufficiente a produrre una riduzione significativa del cortisolo salivare. Se l’immersione si protrae fino ai trenta minuti, la velocità di abbattimento dello stress raggiunge il suo picco massimo, offrendo il miglior rapporto tra tempo investito e beneficio biologico ottenuto. Questa scoperta segna un punto di svolta per la spiritualità laica e la salute pubblica. Ci dice che la natura non è un lusso per pochi fortunati o un'attività da riservare esclusivamente alle vacanze, ma un ingrediente essenziale del metabolismo umano. Dal punto di vista fisiologico, l'esposizione al verde attiva il sistema nervoso parasimpatico, responsabile del riposo e della digestione, contrastando l'iper-attivazione del sistema simpatico che ci mantiene in uno stato di allerta costante. Il dato più incoraggiante emerso dalla ricerca certificata è la flessibilità del "trattamento": non serve isolarsi in una foresta incontaminata o scalare vette remote. Anche un parco cittadino, un viale alberato o un giardino botanico possono fungere da "farmacia naturale", purché l'interazione sia di tipo contemplativo. Perché il verde ha questo effetto quasi magico sulla nostra mente? La spiegazione scientifica risiede nella Attention Restoration Theory (Teoria del Ripristino dell’Attenzione). Negli ambienti urbani, la nostra corteccia prefrontale è costantemente bombardata da stimoli che richiedono un’attenzione "diretta" e forzata: evitare il traffico, rispondere a messaggi, filtrare i rumori molesti. Questa modalità cognitiva è estremamente energivora e porta a quello che gli esperti chiamano affaticamento mentale. La natura, al contrario, offre quella che viene definita "soft fascination" (fascinazione dolce). Il movimento delle foglie, il gioco di luci e ombre o il suono dell'acqua catturano la nostra attenzione senza alcuno sforzo, permettendo ai nostri circuiti cognitivi di riposare e rigenerarsi. Tuttavia, affinché la "pillola di natura" funzioni, lo studio della University of Michigan sottolinea alcune condizioni essenziali che trasformano una semplice passeggiata in un atto di cura profonda. La prima regola è il distacco tecnologico: portare con sé lo smartphone, anche se tenuto in tasca, mantiene una parte del cervello ancorata al mondo digitale e alle sue pressioni, annullando gran parte dell'effetto biochimico. La seconda è l'immersione sensoriale. Non si tratta di camminare per fare esercizio fisico, ma di "stare" nella natura con i sensi aperti. È un invito alla presenza, una forma di mindfulness naturale che non richiede sforzo meditativo ma solo osservazione passiva. In un contesto di crescita personale, questa ricerca ci spinge a riconsiderare il nostro rapporto con l'ambiente come una forma di ecologia interiore. Se la carenza di natura è stata collegata a disturbi dell'umore, ansia e indebolimento del sistema immunitario, la sua integrazione quotidiana agisce come una medicina preventiva a costo zero e priva di effetti collaterali. È la dimostrazione che la nostra anima e il nostro corpo non sono separati dal mondo esterno, ma respirano con esso. I fitoncidi rilasciati dagli alberi, ad esempio, non solo profumano l'aria ma potenziano l'attività delle cellule Natural Killer del nostro sistema immunitario, proteggendoci dalle malattie.

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Sin da bambina ho sempre avuto intuizioni, presentimenti, ma soprattutto ho sempre avuto contatti con persone trapassate,inoltre, durante i…
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Robert Forte Counselor professionista ad orientamento umanistico - integrato. Svolge colloqui individuali, di coppia e di gruppo. Conduce…
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Il mio nome completo in sanscrito è Swami Bodhi Vipal che significa “Momento di consapevolezza”. Mi è stato donato da OSHO, Maestro di…
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L'Arc en Ciel è un’associazione culturale che si prefigge, con le sue attività, di promuovere lo sviluppo della consapevolezza dell’essere…
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Sono la responsabile e la coordinatrice del Centro Brahma Vidya. Nel 1984 conseguo la laurea in Farmacia, ma Il mio percorso inizia nel…
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Docente di cristalloterapia eterica presso il Centro Studi Pranici fonde la spiritualità con la tecnologia intelligente per rendere l’uomo…
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Scuola di Respiro, la prima scuola italiana specializzata da 30 anni in Tecniche di Respiro Originario, che producono molto velocemente i…
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Luca Militello è nato a Mestre (VE) nel 1972. E' laureato in Informatica e Psicologia magistrale. Da molti anni conduce una intensa attività…
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Spiritualità laica nella quotidianità e nella…

Paolo D'Arpini
“L’Universo é, perché tu sei. Dio é, perché tu sei. Oh amico perché ignori te stesso cercando un altro…?” (Swami Muktananda)L’uomo non sa più vivere in uno “spazio diffuso e condiviso” ed infatti il danno maggiore di questo suo atteggiamento distruttivo è la profonda lesione del tessuto connettivo che noi tutti utilizziamo senza per altro riconoscerlo. Il tema ci riconduce quindi alla necessità di considerare nel nostro quotidiano l’attuazione di una “ecologia profonda e di una spiritualità naturale, o laica”. La spiritualità laica che noi ricerchiamo nella Natura e nel rapporto con i nostri simili non è basata sul biascicamento di litanie e preghiere, ma nella coltivazione della generosità dell’abnegazione, dell’entusiasmo, del disinteresse… tutto quello che fa uscire l’uomo dalla prigione degli istinti. Senza per altro renderlo schiavo dell’altra prigione che è l’intellettualismo religioso. La gioia dell’incontro si sperimenta dentro di noi quando sentiamo che le affinità elettive trovano una compensazione.. sentiamo allora che il nostro sentire vibra all’unisono con il sentire dell’altro. Ma questo è un aspetto del manifestarsi della coscienza e non possiamo stabilire che sia “il migliore” nel senso che è qualcosa di perseguibile… Ricordo quella storiella zen del macellaio. Un monaco alla ricerca della verità e depresso perché non riusciva a trovarla vagava senza meta in una città. Passando davanti alla bottega di un macellaio udì un dialogo che si svolgeva all’interno. “Mi raccomando dammi il pezzo di carne migliore che hai” Diceva il cliente. – “Stai tranquillo.. -rispondeva il macellaio- qui non esiste un pezzo di carne che non sia il migliore..!” Fu sufficiente quella frase a sciogliere i nodi mentali del monaco che si illuminò all’istante… ed ovviamente si mise a ridere, di se stesso e del mondo… ma era un riso consapevole e non irrisorio… Comunque osservando le reazioni degli altri od anche le nostre proprie non possiamo mai stabilire quando e come la nostra mente sarà risvegliata alla verità, se congetturiamo sulla verità non potremo conoscerla… possiamo solo restare aperti e sereni sapendo che comunque galleggiamo nella pura verità tutto il tempo… e l’unico impedimento a percepirla è il nostro senso di separazione e di differenza… ma non dandogli eccessiva importanza, spontaneamente, un bel giorno si scioglierà, come la famosa statua di sale che si immerse nel mare, sciogliendosi in esso. Allo stesso tempo non dobbiamo isolarci e nemmeno credere che il rapportarci spiritualmente con gli altri costituisca un “dovere” sociale. Il vero Dharma è quello di scrostare la mente umana da ogni sovrastruttura, compresa la religione, l’etica e la morale, e persino il senso di solidarietà, che impediscono la spontanea attuazione della saggia e innocente natura umana. Non serve propagandare precetti ma scoprire la spontanea “santità” (leggasi integrità) dell’uomo, aldilà di ogni fare e non-fare. Occorr sapere che, sia pur utilizzando esempi e aneddoti pescati da questa o quella religione o sentiero spirituale -per una facilitazione comunicativa o di esemplificazione- queste cose (compreso il discorso esplicativo che sto facendo) sono tutte “paccottiglia culturale” che dal punto di vista della “conoscenza di Sé” hanno poco valore, trattandosi solo di conoscenza “aggiunta” esternalizzante, come tutte le nozioni della speculazione intellettuale empirica. Paolo D’Arpini – Comitato per la Spiritualità Laica
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L’Ikigai della Longevità: Perché Trovare il…

Spiritual News
La ricerca del significato è stata per secoli il terreno esclusivo di filosofi, mistici e poeti. Tuttavia, nell’era delle neuroscienze e della medicina di precisione, questa indagine esistenziale ha varcato le soglie dei laboratori, rivelandosi come una delle variabili più determinanti per la nostra sopravvivenza biologica. Non si tratta più solo di "sentirsi bene" o di trovare una motivazione astratta: avere uno scopo nella vita — quello che la cultura giapponese definisce Ikigai, ovvero la ragione per cui ci si alza al mattino — agisce come un vero e proprio scudo biochimico contro le malattie e l'invecchiamento precoce. A confermare questa tesi è un monumentale studio epidemiologico pubblicato sulla prestigiosa rivista JAMA Psychiatry. I ricercatori della University of Michigan School of Public Health hanno monitorato per anni un campione di circa 7.000 adulti sopra i 50 anni, utilizzando parametri rigorosi per valutare il loro senso di direzione e utilità. I risultati hanno scosso la comunità medica: gli individui con un basso punteggio nel "senso di scopo" hanno mostrato una probabilità 2,4 volte maggiore di morire per malattie cardiovascolari rispetto a chi sentiva che la propria esistenza avesse un significato profondo. In sintesi, possedere un obiettivo vitale riduce il rischio di mortalità generale di circa il 15%, superando per impatto variabili tradizionalmente considerate cruciali come il reddito, l'etnia o il livello di istruzione. Ma come può un’idea mentale tradursi in una protezione fisica così potente? La risposta risiede nella complessa biochimica dello stress. Gli scienziati hanno osservato che il senso di scopo funge da "ammortizzatore neurobiologico". Quando affrontiamo le sfide quotidiane, il cervello di chi ha un Ikigai ben definito elabora le avversità in modo differente: la corteccia prefrontale esercita un controllo maggiore sull'amigdala, moderando la risposta "combatti o fuggi". Questo si traduce in livelli più bassi di cortisolo (l’ormone dello stress) e in una drastica riduzione della produzione di citochine pro-infiammatorie. Poiché l'infiammazione cronica di basso livello è la miccia di quasi tutte le patologie moderne — dal diabete all'Alzheimer — avere uno scopo significa, letteralmente, mantenere il corpo in uno stato di riparazione anziché di logoramento. Un punto fondamentale su cui la ricerca insiste, e che risuona profondamente con una visione di spiritualità laica, è la distinzione tra scopo e successo. Nella cultura dell'iper-performance, tendiamo a confondere l'Ikigai con l'ambizione professionale o l'accumulo di beni. Lo studio chiarisce invece che il senso di significato è una dimensione interna e soggettiva. Per alcuni può risiedere nella cura di un giardino, per altri nel volontariato, nell'arte, o nell'essere un punto di riferimento per la propria famiglia. Ciò che conta per la nostra biologia non è la grandezza dell'obiettivo, ma la sua coerenza interiore. È la sensazione che le proprie azioni abbiano un valore che trascende il momento presente. Dal punto di vista della crescita personale, questo cambio di paradigma è rivoluzionario. Suggerisce che la cura di sé non può limitarsi alla dieta o all'esercizio fisico, ma deve includere l'esplorazione attiva della propria missione nel mondo. La scienza ci dice che siamo animali teleologici: siamo progettati per muoverci verso qualcosa. Quando questa direzione viene a mancare, il sistema immunitario sembra interpretare l'assenza di scopo come un segnale di "fine utilità", accelerando i processi di senescenza cellulare. Per coltivare questo farmaco naturale, gli esperti suggeriscono tre pilastri pratici, accessibili a chiunque voglia intraprendere un percorso di spiritualità laica applicata: Identificazione dei Valori Core: Lo scopo non si "inventa", si scopre. Richiede un'analisi onesta di ciò che ci fa sentire vivi e integri, indipendentemente dal giudizio esterno. Micro-Obiettivi Pro-Sociali: La biologia risponde con particolare vigore agli scopi che includono il benessere degli altri. L'altruismo attiva i circuiti della ricompensa nel cervello, liberando ossitocina e dopamina. Continuità dell'Azione: Non è necessario compiere gesti eroici una volta all'anno. È la ripetizione quotidiana di azioni allineate ai propri valori a creare quell'effetto di protezione costante osservato dai ricercatori del Michigan. In un'epoca di nichilismo digitale e distrazione costante, riscoprire il proprio Ikigai non è un lusso intellettuale, ma una necessità medica. La nostra anima e il nostro corpo non sono entità separate che comunicano tramite intermediari; sono un unico sistema in cui il significato agisce come il collante fondamentale. Sapere perché siamo qui, anche solo per le prossime ventiquattr'ore, è forse l'investimento più intelligente che possiamo fare per la nostra longevità. La scienza ha finalmente confermato ciò che il cuore ha sempre saputo: avere una ragione per vivere è ciò che ci tiene in vita.


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