Tara verde (la ex Grande Madre)
Nella religione buddista Tara è la madre di tutti i Buddha.
Prima di tale religione vi era la grande madre, madre universale e ogni creatura vivente era sua figlia.
Gli aspetti della grande madre talvolta apparivano separati altre volte invece riunificati. E una delle caratteristiche era quella della compassione, la passione che accompagna.
La compassione non è quella definita in modo postumo da altre religioni ma qualcosa che non prevede che si subisca e si accetti ciò, piuttosto che si sia capaci di trasformare un accadimento negativo comprendendo, e a comprendere non è lamente, è anima.
Comprendendo si ha passione, quella che fa riconoscere e portare rispetto, non il rispetto insegnato da una società ma quello che un tempo era ritenuto sacro.
Riconoscendo non si è distanti da alcune genesi della terra.
Tara mantiene questa accezione che la colloca addietro nel tempo, come molte altre Dee di vari e differenti pantheon e rappresenta quella condizione dell’essere (questo è parte del suo archetipo) secondo cui la compassione non è esterna ma un riconoscimento interno.
Caratteristica questa che è stata traslata anche nel buddismo, attribuendo a questa Dea una facoltà attiva esplicitata e rientrante nel karma.
La Tara verde custodisce in se il dono della perdita (per Dono) delle spoglie pregresse che consentono la trasformazione, in questo modo emerge la compassione.
Nel mito che la riguarda emergeva dal lago delle lacrime compassionevoli, necessarie per il cammino spirituale e per riconoscere le ferite interiori. Quando si comprende la propria ferita si smette di proiettare, in questo senso la compassione associata a Tara verde è qualcosa che richiama ad un integrità che agli albori dell’umanità era pratica e sapere.
Per lei ho realizzato un artefatto, inserendone un volto da me elaborato all’interno di un cerchio simbolo stesso della vita, circondata da elementi quali foglie, spirali e fiori.
Tante sono le storie di pianto. La terra stessa riceve il pianto del cielo e lo accoglie. Quelle lacrime traghettano anima al di là di ciò che essicca.
Acqua che è vita, e lacrime che lasciano cadere le illusioni per far tornare quell’amore che non è dell’io, ma quello che anima sa e conosce e che riguarda tutte le genesi della terra.
La compassione la insegna sempre lei.
La via del coraggio parola che deriva da cuore.
Prima di tale religione vi era la grande madre, madre universale e ogni creatura vivente era sua figlia.
Gli aspetti della grande madre talvolta apparivano separati altre volte invece riunificati. E una delle caratteristiche era quella della compassione, la passione che accompagna.
La compassione non è quella definita in modo postumo da altre religioni ma qualcosa che non prevede che si subisca e si accetti ciò, piuttosto che si sia capaci di trasformare un accadimento negativo comprendendo, e a comprendere non è lamente, è anima.
Comprendendo si ha passione, quella che fa riconoscere e portare rispetto, non il rispetto insegnato da una società ma quello che un tempo era ritenuto sacro.
Riconoscendo non si è distanti da alcune genesi della terra.
Tara mantiene questa accezione che la colloca addietro nel tempo, come molte altre Dee di vari e differenti pantheon e rappresenta quella condizione dell’essere (questo è parte del suo archetipo) secondo cui la compassione non è esterna ma un riconoscimento interno.
Caratteristica questa che è stata traslata anche nel buddismo, attribuendo a questa Dea una facoltà attiva esplicitata e rientrante nel karma.
La Tara verde custodisce in se il dono della perdita (per Dono) delle spoglie pregresse che consentono la trasformazione, in questo modo emerge la compassione.
Nel mito che la riguarda emergeva dal lago delle lacrime compassionevoli, necessarie per il cammino spirituale e per riconoscere le ferite interiori. Quando si comprende la propria ferita si smette di proiettare, in questo senso la compassione associata a Tara verde è qualcosa che richiama ad un integrità che agli albori dell’umanità era pratica e sapere.
Per lei ho realizzato un artefatto, inserendone un volto da me elaborato all’interno di un cerchio simbolo stesso della vita, circondata da elementi quali foglie, spirali e fiori.
Tante sono le storie di pianto. La terra stessa riceve il pianto del cielo e lo accoglie. Quelle lacrime traghettano anima al di là di ciò che essicca.
Acqua che è vita, e lacrime che lasciano cadere le illusioni per far tornare quell’amore che non è dell’io, ma quello che anima sa e conosce e che riguarda tutte le genesi della terra.
La compassione la insegna sempre lei.
La via del coraggio parola che deriva da cuore.
Scheda dettagli:
Data: 23 settembre 2026Autore: Francesca C.
Fonte/Casa Editrice: blog Antiche Vestigia
Profilo Pubblico di:
Francesca C
Francesca C., una viandante e cercatrice all’interno di se, amante di tutte le forme artistiche, artista



