Immensità, abissi e “io/se”
Edgar Allan Poe scriveva:
“Siamo destinati per sempre a stare in equilibrio sul confine dell’eternità senza il tuffo definitivo nell’abisso.”
L’abisso è il problema.
Ma più che chiamarlo problema mi correggo, decido di chiamarlo ombra e opportunità, sapendo che cambiando il modo di vedere cambia tutto, anche se l’apparenza può indurre a non capirlo, comprenderne il senso è diverso.
Parossismo vuole che chi del buio si fa scudo, raramente intende vedere quindi ignora lo stesso buio che pretende di usare, ma non si ammansisce il rimosso e se non lo si esplora sarà questo a direzionare catturando anima, ovvero l’energia vitale.
L’inconscio è un abisso
In alcuni post ho scritto del vuoto, citando anche l’horror vacui.
La percezione plasma l’immagine.
Il tema è sempre percettivo perché lì si annida un po di tutto.
Tutto è importante.
Specialmente ciò che infastidisce, che turba, che disturba, da questo ho compreso che abisso è una buona parola per chiamare quell’inconscio.
Abissi e mare magnum
L’abisso chiede la caduta di ogni aspettativa e assieme chiede la volontà esplorativa specialmente di ciò che si rifiuta e si scarta, perché molto hanno da dire all’ombra, questo non significa accettare tutto, ma piuttosto leggerlo con un altra vista.
In termini psicologici ovvero animici, l’abisso chiede respiro e leggerezza pur implementando non la pesantezza ma la consistenza, riunendo gli opposti così.
Jung disse che le persone farebbero qualunque cosa pur di non conoscere la propria anima. In quell’abisso e marea vi sono tutti i dolori in effetti, ci sono le paure negate alla vista, ci sono tutte le morti e c’è la non accettazione (inconscio), la rimozione.
Rimozione e mancata accettazione chiudono la porta alla conoscenza del se, alla conoscenza di anima e al rapporto tra il se micro cosmo e il macro cosmo.
È anima che deve svolgere questo compito, navigando in acque di varie movenze, ora calme, ora che presentano vortici, ora con onde alte e ancora, e ancora…
Anche per questo “abisso” la ritengo una parola che focalizza bene.
Lì non ci sono ancore di salvezza, occorre voler vedere accettando la funzione animica del vuoto e della distruzione, in termini sciamanici si parla di smembramento, pratica rituale antichissima, e simbolicamente occorre morire ad un immagine a favore di un’altra, occorre che “io” lasci luogo a “se” che a ben guardare prevede il dubbio, “se” non è nominale, ma può contenere tutto e nulla, “se” è il micro cosmo.
Immensità, la voce di anima
L’abisso è stato sovente paragonato a delle acque.
L’acqua è la fonte di vita, e delle maree si agitano nelle terre interiori.
Conoscere quegli abissi significa avvicinarsi all’immenso dal proprio se, che nelle società che viviamo va recuperato e riabitato.
Ovviamente non è questione di “io” quest’ultimo apre la porta, l’ego infatti è utile ad essere trasceso ed è utile nelle società costruite su immagini distorte, ma non è la totalità della persona come invece vorrebbe.
Anche perché quella totalità è una parzialità, siamo parte di un tutto da qui il termine olos che da origine ad olismo.
Anima è femmina.
E quella del mondo è la terra.
Inabissarsi è canale per la ricerca della consapevolezza e nuotare nelle acque profonde del se è entrare nella via del cuore e della guarigione.
“Siamo destinati per sempre a stare in equilibrio sul confine dell’eternità senza il tuffo definitivo nell’abisso.”
L’abisso è il problema.
Ma più che chiamarlo problema mi correggo, decido di chiamarlo ombra e opportunità, sapendo che cambiando il modo di vedere cambia tutto, anche se l’apparenza può indurre a non capirlo, comprenderne il senso è diverso.
Parossismo vuole che chi del buio si fa scudo, raramente intende vedere quindi ignora lo stesso buio che pretende di usare, ma non si ammansisce il rimosso e se non lo si esplora sarà questo a direzionare catturando anima, ovvero l’energia vitale.
L’inconscio è un abisso
In alcuni post ho scritto del vuoto, citando anche l’horror vacui.
La percezione plasma l’immagine.
Il tema è sempre percettivo perché lì si annida un po di tutto.
Tutto è importante.
Specialmente ciò che infastidisce, che turba, che disturba, da questo ho compreso che abisso è una buona parola per chiamare quell’inconscio.
Abissi e mare magnum
L’abisso chiede la caduta di ogni aspettativa e assieme chiede la volontà esplorativa specialmente di ciò che si rifiuta e si scarta, perché molto hanno da dire all’ombra, questo non significa accettare tutto, ma piuttosto leggerlo con un altra vista.
In termini psicologici ovvero animici, l’abisso chiede respiro e leggerezza pur implementando non la pesantezza ma la consistenza, riunendo gli opposti così.
Jung disse che le persone farebbero qualunque cosa pur di non conoscere la propria anima. In quell’abisso e marea vi sono tutti i dolori in effetti, ci sono le paure negate alla vista, ci sono tutte le morti e c’è la non accettazione (inconscio), la rimozione.
Rimozione e mancata accettazione chiudono la porta alla conoscenza del se, alla conoscenza di anima e al rapporto tra il se micro cosmo e il macro cosmo.
È anima che deve svolgere questo compito, navigando in acque di varie movenze, ora calme, ora che presentano vortici, ora con onde alte e ancora, e ancora…
Anche per questo “abisso” la ritengo una parola che focalizza bene.
Lì non ci sono ancore di salvezza, occorre voler vedere accettando la funzione animica del vuoto e della distruzione, in termini sciamanici si parla di smembramento, pratica rituale antichissima, e simbolicamente occorre morire ad un immagine a favore di un’altra, occorre che “io” lasci luogo a “se” che a ben guardare prevede il dubbio, “se” non è nominale, ma può contenere tutto e nulla, “se” è il micro cosmo.
Immensità, la voce di anima
L’abisso è stato sovente paragonato a delle acque.
L’acqua è la fonte di vita, e delle maree si agitano nelle terre interiori.
Conoscere quegli abissi significa avvicinarsi all’immenso dal proprio se, che nelle società che viviamo va recuperato e riabitato.
Ovviamente non è questione di “io” quest’ultimo apre la porta, l’ego infatti è utile ad essere trasceso ed è utile nelle società costruite su immagini distorte, ma non è la totalità della persona come invece vorrebbe.
Anche perché quella totalità è una parzialità, siamo parte di un tutto da qui il termine olos che da origine ad olismo.
Anima è femmina.
E quella del mondo è la terra.
Inabissarsi è canale per la ricerca della consapevolezza e nuotare nelle acque profonde del se è entrare nella via del cuore e della guarigione.
Scheda dettagli:
Data: 6 settembre 2026Autore: Francesca C.
Fonte/Casa Editrice: Francesca C. da Antiche Vestigia
Profilo Pubblico di:
Francesca C
Francesca C., una viandante e cercatrice all’interno di se, amante di tutte le forme artistiche, artista



