mar, 06 ottobre 2026

“Spirito degli alberi” e Archetipi

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"Spirito che alberghi in questo arbusto.

Rivolgo a te la mia fiducia.

Custode delle memorie del mondo.

Rivolgo a te gli intenti.

Madre della foresta interna con le tue radici rac cordando cicli ricordi la caducità.

Rivolgo a te anima."

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L’albero della vita

Comune a molte religioni l’albero della vita è un retaggio di Antiche Vestigia anch’esso e assieme un archetipo, parla infatti di quell’incubatore della storia umana chiamato inconscio da Jung.

Un albero unisce più dimensioni, se vengono divise in un immagine, ne unisce tre:

° bassa o di base (radici)

° mediana, il tronco (nel quadro esposto con un fiore centrale)

° alta (rami e fogliame)

in ciò rappresenta un archetipo, ma non solo per tale aspetto simbolico.

Quando la spiritualità era indissolubilmente legata alla natura (la madre coppa che li contiene gli archetipi) i popoli erano animisti e riconoscevano ogni vita sulla terra come dotata di intelligenza ed emozioni-sentimenti, gli alberi non facevano eccezione a tale immagine.

Oggi questo riconoscimento è confermato anche dalla scienza, un tempo era percepito con il cuore e l’anima e veniva creativamente tradotto su un piano materiale nel rispetto e nel saper stare sulla terra.

In molte cosmogonie figura un albero, varia l’arbusto di luogo in luogo e di cosmogonia in cosmogonia, ma spesso simboleggia l’unione tra radici nel sottosuolo e supporto a sostegno del cielo.

Questa è l’immagine per alcuni popoli nativi dell’America.
Per ogni albero uno spirito

Si narra in taluni miti che a seconda dell’età di un albero questo venga scelto dagli spiriti che decidono di albergare l’arbusto.

Hathor era la signora del sicomoro nell’antica religione egiziana, quella pre dinastica, ed il sicomoro era la dimora dei defunti, citato come albero nel Libro dei Morti egiziano, Hathor essendo anche lei una grande madre, traghettava le anime verso il luogo del riposo.

In Grecia a popolare gli alberi vi erano Driadi e Amadriadi.

In Thailandia sono i fantasmi femminili ad abitare gli alberi, Nang Ta-khian e Nang Tani.

Il culto degli alberi era presenmte anche presso le Druidesse ed i Druidi che mantennero molto delle spiritualità sciamaniche.

Tale culto non è da considerarsi a parte ed isolato dalla religione a cui rimanda ma gode di una specifica comunque.

Elementali e spiriti della natura sono stati riconosciuti e onorati in tante religioni poi ne venne vietato il culto, ciò avvenne solo in tempi recenti della storia umana.

Onorare lo spirito di un albero ha sempre avuto molteplici funzioni rituali e fattive.

Ci si rivolgeva alla parte che anima l’arbusto, ovvero alla sua energia per dirla in termini scientifici.

Quella parte non visibile che genera la materia, attualmente la fisica quantistica conferma l’esistenza di questa energia e ha fornito un “nuovo volto” a quello che chiamiamo vuoto da cui appunto viene generata la materia, ma un tempo si percepiva e riconosceva che un albero ospitasse lo spirito ovvero l’intelligenza della terra di cui era figlio, e nel contempo era associato anche ai vari culti dei morti divenendo ricettacolo dell’anima dei defunti.

L’albero ha affascinato sin dalla notte dei tempi, i suoi rami, le foglie, i frutti e coloro che abitavano i luoghi adiacenti a questo o a questi, ma anche coloro che transitavano e realizzano nidi sugli alberi.

Tutto questo micro cosmo ha contribuito alle cosmogonie in modo sistemico.
Archetipo

Il Locus amoenus era il luogo dove si andava tornando a delle selve, ed era un archetipo che attingeva alla propria personale coscienza.

In tale luogo vi entravano solo le persone degne, che non si erano macchiate in vita di crimini contro natura gravi, tale aspetto e significante archetipico è un retaggio del culto della grande madre.

I boschi vanno riconosciuti, con tutte le loro forme di vita e le loro differenziazioni parte di un tutto in relazione dal quale non siamo mai dissociati, neanche noi. Nel VITRIOLVM si dice di rettificare le terre interiori.

L’immagine dell’albero contiene l’archetipo che accompagna la storia della psiche umana secondo i cicli di vita, morte e rinascita.
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Un quadro dedicato allo spirito dell’albero e al suo archetipo

L’albero della conoscenza-sapere deriva dal riconoscimento della terra simboleggiata dall’animale serpente, animale da sempre collegato alle grandi madri. Con gli archetipi che tornano sempre a risvegliare la coscienza del tutto e del nulla.

Per millenni abbiamo vissuto in relazione con la terra, con la natura, staccandoci da lei abbiamo staccato l’anima dal cosmo e da noi stesse e stessi, da lì nacque quel mondo percettivo che ancora oggi chiamano realtà. Nelle ancestrali dimore è ancora salvaguardata quella relazione, sta a noi tornare a riabilitarla e riabitarla, anche questo dice il dipinto, non siamo staccati ne dagli alberi, ne dagli elementi, ne da nulla procreato dalla madre che genera anche noi.

Archetipi
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Gli archetipi attingono alla storia dell’umanità rimossa. Freud ebbe a dire (giustamente) che l’essere umano ha operato una potente rimozione.

Vero.

E cosa avrebbe rimosso?

Anima principalmente, ovvero l’istinto incondizionato con il quale nasciamo e che viene ferito, viene deteriorato e modificato dalla socializzazione.

Ad onor del vero dovremmo però dire che tale operazione di rimozione riguarda più l’occidente che non i popoli nativi, non è quindi antropocentrica tout court, piuttosto è molto più evidente in determinati popoli anche in virtù della loro storia.

Nella rimozione che viene operata come scissione psichica (animica, Psiche era una Dea ed era una Dea associata all’anima in Grecia benché fosse più antica delle divinità olimpiche è stata annoverata in esse in modo postumo) spuntano gli archetipi, ritrovabili percorrendo varie strade:

miti
favole
arte
studio delle religioni

Per citarne quattro tra altre, qui vengono citati quattro vasi contenenti gli archè per cui l’origine, rimossa e ridescritta.

Jung esplorò questi archetipi, partendo da se stesso e da un suo trauma, che tradotto significa foro percettivo.

Il trauma essendo un foro, un buco (e in un buco vi è il vuoto) tra il prima dell’esperienza traumatica ed il dopo, apre all’esplorazione dell’inconosciuto/ignoto.

Lo stesso Jung parlò di inconscio personale e di inconscio collettivo, e venendo a contatto con il secondo si spaventò per ciò che vide.

Pratiche antiche quali:

sciamanesimo/animismo (la prima forma spirituale che non era e non è mai stata una religione)
alchimia/ermetica
teosofia

Aiutano nei recuperi ma essi possono essere svolti tramite gli archetipi e questi ultimi li si ritrova ovunque, anche nel quotidiano, i vasi che li contengono sono invece nella storia dell’umanità.

E sempre Carl Gustav Jung suggerì che dove risiedeva la paura lì era il lavoro da svolgere e in quel luogo l’archetipo o gli archetipi si mostrano.

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Archetipi femminili

Gli archetipi femminili sono direttamente collegati ai cicli della luna.

Luna crescente: archetipo della parthenos
Luna piena: archetipo della terra madre
Luna calante: archetipo della discendente incantatrice
Luna nera/nuova: archetipo della sciamana

La parthenos è la donna che genera da se stessa, idee, forme creative, la sua energia va verso la pienezza.

La terra madre è la dispensatrice, la fase al rosso, colei che distribuisce i frutti del lavoro interiore svolto.

Colei che discende invece percorre il viaggio introspettivo, la rettifica, svolgendo la dissoluzione, disgregazione, in questo ciclo la mente ego lascia spazio all’anima/spirito affinchè emergano le intuizioni e le forme creative.

Infine la luna nera è quella della trasmutazione, lì agisce l’istinto recuperato e avviene la concentrazione delle energie creative che derivano dalla vista al buio, tradotto vista al buio significa sia sciamana/o sia strix, ovvero civetta.

“Ogni ferita, ogni strappo animico è un portale per giungere alla completezza del se, alla riunificazione di anima. Percorrere questa via significa ricomporre un quadro il cui risultato è una scoperta che deriva dall’ignoto, mai nemico ma esso stesso via.”

Scheda dettagli:

Data: 6 ottobre 2026Autore: Francesca C.
Fonte/Casa Editrice: blog Antiche Vestigia - opera pittorica di Francesca C.
Profilo Pubblico di:

Francesca C

Francesca C., una viandante e cercatrice all’interno di se, amante di tutte le forme artistiche, artista

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