ven, 07 ottobre 2022

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Imparare a Desiderare

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Vacanze, relax, feste di paese, sagre, concerti nelle piazze: agosto ci arriva così, con il suo corredo di riti e abitudini che spesso hanno origini molto antiche.

La festività del Ferragosto e il relativo periodo di ferie risale, per esempio, al 18 avanti Cristo, quando l’imperatore Ottaviano, proclamato ‘Augusto’, ovvero venerabile e sacro, dal Senato, stabilì che il mese di agosto venisse interamente dedicato al riposo. In epoca romana, ma non solo in quella, il tempo era scandito soprattutto dal lavoro nei campi. Il mese di agosto arrivava al termine della faticosa mietitura di luglio, e prima della nuova semina, a settembre, e costringeva i contadini al riposo.

Ottaviano, fissò dunque il 1° agosto come giorno di inizio del mese di riposo, arrivato a noi come Ferragosto. In seguito, la Chiesa Cattolica, si appropriò della festività spostò la festività spostando la data al 15 agosto per far coincidere la festa laica con il giorno dedicato all’Assunzione di Maria.

Nella cultura celtica, agosto corrispondeva al periodo di Lammas (Lughnasadh), festa dedicata alla “Grande Madre Terra”, colei che dà la vita, che ci dona tutto in abbondanza, che provvede, nutre e sostiene. Anche in questo caso, la festa ricorreva il 1° agosto, data successiva al raccolto del grano simbolo di questo periodo e le comunità si radunavano per ringraziare Madre Terra per i suoi frutti, il raccolto e per tutti i doni ricevuti e condividevano parte dei doni con tutti gli altri membri e con la terra stessa.

La tradizione del ringraziare mi ha fatto pensare a una tecnica che possiamo usare tutto l’anno: la GIA (GRATITUDINE INCONDIZIOANTA ANTICIPATA) di Fabio Marachesi.

Il mio incontro con questa tecnica risale a un luglio di circa 6 o 7 anni fa. Avevo visto alcuni video e letto dei blog sull’argomento e mi sembrava l’esperienza perfetta da condividere con un’amica che si trovava in un periodo molto impegnativo della sua vita. Stava, questa amica, affrontando la chiusura della sua attività, un lutto importante, problemi economici derivati e l’incognita di riuscire a trovare un nuovo lavoro. Chiunque, anche soltanto con uno di questi eventi, si sarebbe ritrovato stressato, ma tutte insieme queste situazioni stavano trasformando la mia amica da persona gioiosa e solare in una persona molto cupa e pessimista che non riconoscevo. Così, l’idea di regalarle un seminario e parteciparvi con lei mi parve decisamente buona. E in effetti lo fu: Fabio Marchesi, pur passandoci concetti decisamente complessi, rese quella giornata leggera e divertente.

La tecnica

Il principio GIA è basato sull’uso di due simboli: il sorriso e il grazie. Entrambi devono essere ripetuti a ritmo costante, come un mantra, per un tempo che varia da 7 a 21 minuti. I minuti variano a seconda della maggiore o minore dimestichezza con la pratica: se si usa la tecnica già da tempo, probabilmente si attiverà più velocemente il campo di risonanza della gratitudine che è ciò che può portare un grande cambiamento nelle nostre vite.

Questo campo puoi figurartelo come una bolla luminosa che ti avvolge, mentre la ripetizione a ritmo costante puoi immaginarla come un soffio di aria che permette l’espansione e moltiplicazione di questa bolla.

Il campo di risonanza della gratitudine – che può essere aumentato senza dargli alcuna direzione, oppure può essere direzionato verso una persona, una situazione, un progetto/intenzione –, permette a elementi distanti tra loro di entrare in contatto: in altre parole è uno spazio attraverso il quale due elementi distanti interagiscono.

Pertanto, creare un campo di gratitudine incondizionata e anticipata permette a ciò che desideriamo di entrare in contatto con noi, di arrivarci. La realizzazione del campo di gratitudine corredata da un’intenzione fa si che in realtà non si crei nessun attaccamento e neanche una definizione di come si debba realizzare ciò che desideriamo. A mio avviso, questo è uno dei motivi per cui la tecnica GIA ha ottenuto molti risultati ed è la ragione per la quale mi sento di consigliarla.

Imparare a desiderare, oltre che a ringraziare

Spesso, quando desideriamo qualcosa, siamo troppo attenti al modo in cui la realizzeremo ed a come ci farà sentire: questo atteggiamento limita le infinite possibilità che esistono per concretizzare ciò che chiediamo. Quel che facciamo, definendo tutto e troppo, è interferire e limitare il nostro ricevere.

Attraverso questa tecnica riusciamo ad aggirare un grosso ostacolo che si incontra nel utilizzare la forza del pensiero per creare le cose che vogliamo nella nostra vita, l’ostacolo come accennavo prima è dato dai limiti che ci siamo imposti o che siamo stati condizionati ad avere attraverso l’esperienza di chi ci sta intorno, invece che librare la nostra immaginazione.

Non sta a me ‘venderti’ l’efficacia di questa tecnica, ma posso dirti che personalmente l’ho trovata utile. Alcune persone rimangono molto perplesse al cospetto di soluzioni apparentemente semplici, ma ispirata da questa stagione così propizia e dal bisogno di gratitudine che questo nostro pianeta ha, propongo anche a te la pratica di GIA: facciamola insieme e condividiamo scetticismo e dubbi se vuoi, ma con l’atteggiamento del vero scienziato che è sempre colui che prima di qualsiasi cosa mette in discussione le proprie convinzioni.

Clementina Arpaia
GIA, gratitudine, GIA, gratitudine

Scheda dettagli:

Data: 2 ottobre 2017Autore: CLEMENTINA ARPAIA
Fonte/Casa Editrice: https://www.ilcignoeillabirinto.it/wp-content/uploads/2017/07/thanks-1804597_640.jpg

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