gio, 18 luglio 2019

Grafologia: da dove partire per analizzare una scrittura?

Il primo passo: il materiale per il ritratto grafologico

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Il materiale per il ritratto grafologico : di che cosa abbiamo bisogno?


Innanzi tutto di un saggio grafico, ossia di una scrittura prodotta in un momento di tranquillità, spontaneamente, utilizzando lo strumento (penna stilografica, biro, matita, pennarello, roller ….) più abituale e gradito.

Il foglio dev’essere bianco, senza marginature, né righe, né quadretti.

L’ideale sarebbe che il saggio grafico fosse scritto come una lettera che occupa una pagina intera (ma anche una ventina di righe possono bastare), datato e firmato : se oltre alla firma c’è anche una “sigla” è meglio richiederla.

Qualora si preferisca non riportare nulla di troppo personale va bene anche un copiato, purché non si tratti di una poesia, dal momento che l’andare a capo per rispettare la scansione dei versi toglie libertà all’impostazione dello scritto.

Nel caso in cui si desideri procedere ad un esame approfondito è necessario disporre di più di un saggio grafico, possibilmente legato a periodi diversi : lettere, appunti, diari, compiti scolastici … in maniera da poter paragonare la grafia attuale con quella del passato.

La scrittura cambia a seconda dello stato d’animo, ma anche del tipo di lettera che scriviamo : una minuta, delle annotazioni veloci, una lettera “ufficiale” o un curriculum preparato in vista di una candidatura non potranno avere la stessa impostazione grafica, né la stessa accuratezza.

Teniamo presente che tutto ciò che appartiene alla storia “scritta” della persona è prezioso e ci permetterà di prendere in considerazione anche altri elementi.

La misura del foglio e il tipo di carta, ad esempio, hanno un loro significato : la scelta di un foglio grande, magari girato in senso orizzontale, è già di per sé indicativa di un temperamento più espansivo ed intraprendente rispetto a quello di chi preferisce un foglio piccolo o lo piega in due.

Le persone energiche e combattive spesso apprezzano l’attrito offerto da una superficie ruvida rispetto ad una molto liscia, su cui la penna scivola senza incontrare resistenza.

I tipi razionali prediligono carta bianca o neutra, mentre chi è più affettivo, più sensibile, o più creativo, si lascia guidare dalle fluttuazioni del proprio umore scegliendo fogli colorati con toni più o meno vivaci.

C’è anche chi non ama il bianco “puro” della pagina e preferisce scrivere su fogli rigati o quadrettati : è una scelta che risponde ad un bisogno simbolico di guida, di indirizzo, di sostegno? Oppure rappresenta l’esigenza di scorrere sul percorso rassicurante di abitudini già tracciate e consolidate? O forse è semplicemente la necessità di darsi una norma, una direttiva, un’autodisciplina? Sarà la scrittura con i suoi segni a “parlare” e a chiarirci il motivo di questa predilezione.



Questo testo è tratto da "INIZIAZIONE ALLA GRAFOLOGIA" di Marisa Paschero, Edizioni Mediterranee, Roma, 2019.
Primo capitolo : "Per cominciare", pag. 13-14

Scheda dettagli:

Data: 17 giugno 2019Autore: Marisa Paschero
Fonte/Casa Editrice: Copy right Edizioni Mediterranee, Roma, 2019.
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Marisa Paschero

Marisa Paschero vive a Torino e si occupa di Grafologia da quasi trent'anni, con particolare interesse per il linguaggio dei simboli. Laureata in Lettere, specializzata in Grafologia per l'età evolutiva , ha arricchito il suo percorso attraverso un approfondito lavoro sulle difficoltà scrittorie. E'…

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