mer, 14 maggio 2025

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Stati Uniti: le Emissioni Tossiche Sono Calate del 15 %

Secondo i dati pubblicati dall’EPA (Environmental Protection Agency), nel 2001 le industrie Americane hanno ridotto del 15% le emissioni di sostanze tossiche e del 22% la produzione di rifiuti tossici rispetto all’anno precedente (dopo un’impennata del 25% nel 2000). I dati sono stati raccolti nel Toxic Release Inventory (TRI), nato nel 1986 come programma nazionale per il “diritto a sapere”. Le industrie hanno emesso nel 2001 2.8 milioni di tonnellate di sostanze tossiche nell’ambiente, e gestito 12.1 mln di tonnellate di rifiuti tossici. Il TRI include informazioni sulle emissioni per 667 sostanze tossiche. Sebbene questo totale rappresenti meno dell’1% delle sostanze registrate per l’uso e include un limitato numero di fonti, il TRI è ampiamente considerato lo studio più completo sull’inquinamento negli USA. I dati raccolti dal TRI riguardano le miniere, gli impianti elettrici che bruciano carbone o petrolio, le strutture di trattamento dei rifiuti pericolosi etc., ma non comprendono le emissioni da altre fonti come i pozzi petroliferi, gli aeroporti e gli inceneritori, o altri tipi di esposizione alle sostanze come i prodotti che il consumatore acquista. L’industria di estrazione mineraria ha registrato il più alto indice di emissioni, ed è responsabile per il 45% del totale, seguita dagli impianti elettrici con il 17% e dall’industria chimica col 9.5%. Lo stato con più emissioni è il Nevada, seguito da Utah, Arizona e Alaska. Una ventina di sostanze chimiche rappresentano l’88% delle emissioni totali, soprattutto i composti di rame, zinco e piombo. Riguardo alla produzione di rifiuti, l’industria chimica da sola è responsabile del 40% del totale. Il Texas, la Louisiana e l’Illinois sono responsabili del 30% del totale. Le industrie soggette al TRI e obbligate a documentare le loro emissioni e produzione di rifiuti sono quelle che producono o lavorano almeno 11.3 quintali di sostanze tra quelle regolate dal TRI, o altrimenti quelle che usano 4.5 quintali di tali sostanze. Ma gli standard sono più severi per 20 sostanze bioaccumulative persistenti (PBT) considerate le più pericolose in quanto rimangono nell’ambiente per periodi lunghi e si accumulano nei tessuti animali e umani. La soglia minima per documentare le diossine, il mercurio, i bifenili policlorurati (PCB) e altri, è stata abbassata nel 1999. Nel 2001, le emissioni di sostanze bioaccumulative (PBT) hanno raggiunto le 206.3 mila tonnellate, con il piombo e i suoi composti che coprono il 97% del totale delle PBT. Escluso il piombo, le emissioni di PBT sono scese del 2% circa rispetto all’anno precedente, nonostante le emissioni totali di diossina e di composti simili siano aumentate del 50%. Il mercurio è una delle sostanze le cui emissioni sono aumentate nel 2001. L’EPA documenta che 2200 tonnellate di mercurio e suoi composti sono stati rilasciati nell’ambiente e 2600 tonnellate ci rifiuti contaminati con il mercurio sono stati prodotti, nel 2000 le emisisoni ammontavano a 1900 tonnellate e i rifiuti a 2200 tonnellate. Il dato supporta le tesi degli ambientalisti, secondo cui le politiche dell’amministrazione Bush alleggerirebbero gli sforzi federali per ridurre le emissioni di mercurio che pone diversi rischi per la salute delle donne in cinta e i loro bambini. Lo scorso 27 Giugno la FAO e l’OMS hanno emesso nuove raccomandazioni sui limiti di assunzione di alcune sostanze tra cui il mercurio. Alla luce di nuove scoperte scientifiche, gli esperti dell’ONU hanno ridotto il limite di assunzione del metilmercurio da 3.3 microgrammi per ogni kg di peso corporeo a settimana, a 1.6 microgrammi. Attualmente la Food and Drug Administration negli USA raccomanda 2.8 microgrammi. Per il cadmio il limite è rimasto invariato a 7 microgrammi per kg di peso corporeo. Il rischio principale per la salute emerge quando il mercurio trasportato dall’aria cade nella superficie di oceani, laghi e fiumi dove i batteri lo trasformano in metilmercurio che è poi assorbito dai pesci quando si nutrono degli organismi acquatici, infine finisce nel corpo umano quando si mangia il pesce contaminato. Il metilmercurio può causare danni al cervello e al sistema nervoso e gli studi dimostrano che le donne incinte e i bambini sono più esposti ai rischi. Il TRI è stato adottato dal Congresso Americano dopo l’incidente di Bhopal in India avvenuto il 3 Dicembre 1984. Nel cuore della notte, oltre 40 tonnellate di gas letali, tra cui il metil isocianato che contiene cianuro, fuoriuscirono da una fabbrica di pesticidi. Le strade di Bhopal si riempirono di corpi di migliaia di vittime, molti dei quali morirono dopo atroci sofferenze dovute al gas letale. Oggi, centinaia di migliaia di persone soffrono per gli effetti dell’incidente sulla loro salute. Secondo alcune stime, il bilancio delle morti è salito a 16 mila o più. La fabbrica apparteneva ad una multinazionale Americana, la Union Carbide, acquistata in seguito dalla Dow Corporation. L’incidente era completamente prevenibile, ma al fine di ridurre i costi, la Union Carbide ignorò le numerose preoccupazioni avanzate dai cittadini ed evitò le precauzioni di sicurezza che la compagnia avrebbe dovuto seguire se avesse operato negli USA. Il principale fattore che determinò l’incidente fu il fallimento dell’azienda nell’informare adeguatamente il governo Indiano, i lavoratori e la comunità locale, dei rischi. Per evitare severe misure di sicurezza, la Union Carbide nascose le informazioni sulla tossicità delle sostanze tossiche usate presso l’impianto. Il prezzo di tale scelta fu la perdita di migliaia di vite. L’incidente spinse alla creazione della legge Americana sul TRI che obbliga le aziende a pubblicare alcune informazioni chiave, ma questa legge non si applica ai casi come Bhopal, o alle aziende Americane che operano all’estero. Le 100 più grandi multinazionali Americane ottengono guadagni pari a 1.44 trilioni di dollari dalle operazioni all’estero (dato riferito al 2000, ndr); gli USA sono responsabili del consumo di 1/4 delle risorse naturali. E’ quindi necessaria una leadership del paese in tale ambito. La coalizione internazionale per il diritto a sapere (formata da 200 ONG) sostiene che sia tempo di obbligare le multinazionali Americane a pubblicare i dati sulle loro pratiche che danneggiano l’ambiente, violano i diritti umani, e mettono in pericolo i lavoratori in tutto il mondo, in modo che le comunità presso le quali operano possano chiedere più sicurezza e rivendicare i loro diritti. In particolare, le multinazionali dovrebbero documentare:
-Gli impatti ambientali (dati sulle emissioni tossiche e i rischi per la salute della comunità locale)
-Gli standard sul lavoro (informazioni sull’esposizione dei lavoratori alle sostanze pericolose e le pratiche di lavoro, compreso il lavoro minorile)
-Gli standard sui diritti umani (i termini degli accordi tra le aziende Americane e le forze di sicurezza locali)
-Gli eventuali spostamenti di popolazioni (informazioni su quante persone sono state forzatamente spostate via dalle loro case per favorire gli interessi del business Americano)
Quello che chiede la coalizione non è un codice di condotta che estenderebbe alle multinazionali che operano all’estero gli stessi standard, leggi e restrizioni presenti negli USA. Lo scopo principale dell’iniziativa è invece fornire informazioni trasparenti alle comunità in tutto il mondo al fine di promuovere i loro diritti nei processi di decision-making riguardanti lo sviluppo economico. Inoltre i consumatori dei prodotti delle multinazionali sarebbero più informati su quello che comprano. Oltre a Bhopal esistono altri esempi in cui le multinazionali Americane hanno compiuto abusi contro l’ambiente e le comunità locali. La Newmont è la più grande multinazionale nel settore dell’estrazione aurifera. Nel 2001 ha avuto guadagni di 1.66 miliardi di dollari. Nel Giugno 2000, circa 140 kg di mercurio provenienti dalla miniera Yanacocha in Perù sono fuoriusciti accidentalmente da un camion sulla strada. La Newmont non ha avvertito i residenti locali in anticipo del pericolo che poneva il trasporto di mercurio. Per questo motivo molti presero il metallo liquido fuoriuscito e lo portarono a casa pensando che avesse un qualche valore. Tre settimane dopo, circa 300 persone erano in ospedale per avvelenamento da mercurio. La miniera aurifera di Yanacocha è la seconda più grande al mondo e appartiene alla Newmont per il 51.35%, dalla Buonaventura (Perù) per il 43.65% e dall’IFC (International Finance Corporation) della Banca Mondiale. Come in tutte le miniere aurifere, la Newmont usa il cianuro nelle operazioni estrattive. I residenti sostengono che le sostanze tossiche rilasciate dalla miniera sono entrate nei fiumi, e secondo uno studio del governo Peruviano i livelli di alluminio, zinco, rame, ferro e manganese hanno superato i limiti stabiliti dell’OMS di ben 15 volte in diversi siti dell’area. Grazie al TRI, la Newmont è stata costretta a dichiarare l’emissione di 119,000 tonnellate di composti dell’arsenico, 4,500 tonnellate di composti del piombo e 618 tonnellate di mercurio nei soli USA. Ma non ha fornito dati sulle operazioni all’estero, non essendo obbligatorio farlo. Altri esempi sono la compagnia petrolifera Unocal che opera in Birmania violando i diritti delle comunità locali con la complicità della dittatura militare, o la FreePort MacMoRan che gestisce una delle più grandi miniere di rame nella parte Indonesiana della Nuova Guinea, o ancora la Nike che sfrutta i dipendenti all’estero con orari lavorativi eccessivamente lunghi e usa personale militare per reprimere le proteste dei lavoratori violando il diritto di riunione. Una legge come quella proposta dalla coalizione è ancora più urgente se si considera che molti paesi stanno alleggerendo le legge di tutela ambientale e dei lavoratori per attrarre investimenti dall’estero.

Scheda dettagli:

Data: 2 luglio 2003
Fonte/Casa Editrice: Consumi Etici
Categoria:
Sottocategoria:
Animali, protezione e vita

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