mer, 22 maggio 2024

Ecologia profonda, vegetazione e simbiosi mutualistica…

Orchidea
Le piante, nell’ottica in sintonia con l’ecologia profonda e con l’idea bioregionale, sono del tutto equiparabili ad ogni altro essere vivente. Quindi non solo dal punto di vista ambientale e delle risorse e della produzione di ossigeno etc. va considerata la loro salvaguardia ma anche dal punto di vista “coscienziale”.
Non dimentichiamo gli studi di Masaru Emoto sui fluidi e le ricerche sull’origine del sistema nervoso delle piante fatto dall’indiano Jagadish Bose, in seguito ai quali altri scienziati occidentali hanno seguito le intuizioni relative ai flussi energetici naturali ed alla vita onnipresente in qualsiasi organismo vivente, anche il più semplice. E nel criterio dell’ecologia profonda ogni essere vivente è collegato all’insieme dei viventi e tutti compongono un organismo unico che prospera attraverso la biodiversità.
Anche secondo una visione evoluzionista vige una simbiosi utilitaristica tra il mondo vegetale e quello animale, non mi riferisco solo agli insetti impollinatori ma anche alle altre strategie riproduttive, come ad esempio la produzione dei frutti commestibili funzionali alla propagazione del seme. La pianta utilizza gli insetti, gli animali e l’uomo per la sua propagazione sessuale, infatti è l’esperienza di ognuno di noi dopo aver mangiato un frutto succoso provare rispetto verso il seme, magari in forma di desiderio di piantarlo nella terra per vederlo rinascere o nel gettarlo verso terra con gesto creativo. In verità è la natura stessa che rende appetitoso ed utile il frutto e ispira chi se ne ciba a gettarlo lontano dal luogo originario, succede tra l’altro con gli uccelli che inghiottono le ciliegie per poi defecarne altrove i noccioli al volo….
Ad esempio l’uso di legumi e cereali non presuppone l’uccisione della pianta in quanto tali semi maturano al termine del ciclo vitale e la loro coltivazione per uso alimentare facilita il mantenimento in vita e propagazione della pianta stessa, sono tutti “devices” di carattere sessuale riproduttivo. Un modo per aiutare la diffusione delle specie. Inoltre le erbe commestibili sono la stragrande maggioranza di quelle esistenti, ed anche quelle definite “velenose” in realtà sono medicinali. Basti pensare che Plinio menzionava oltre mille vegetali commestibili fra quelli in uso nella cucina romana mentre oggi noi dal fruttivendolo ne troviamo al massimo una trentina.
Poi c’è l’aspetto sacrale-mitologico nonché volano della civiltà umana rappresentato dalle grandi piante: gli alberi. L’uomo della pietra dovrebbe in verità chiamarsi uomo del legno, poiché questo è stato il primo materiale lavorato dall’uomo. L’ispirazione derivante dalla presenza nell’habitat originario è ben descritto da San Bernardo di Chiaravalle che disse: “Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t’insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà.”.

Nelle civiltà antiche gli alberi venivano chiamati sacri perché queste piante erano considerate manifestazione delle divinità, a loro si pregava per chiedere protezione e aiuto e hanno ispirato miti bellissimi e fantastici. In quasi tutte le tradizioni troviamo l’albero cosmico, asse dell’universo con le sue radici affondate negli abissi sotterranei e con i suoi rami che s’innalzavano fino al cielo. Essendo l’albero verticale esso congiunge l’universo uraniano con i baratri ctoni, gli Dei dei cieli con quelli degli abissi.

L’albero col quale l’uomo in passato viveva in grande simbiosi deve avergli dato l’impressione di vedere in lui l’origine dell’universo. Un grandissimo problema oggi è la sistematica distruzione dei boschi che sono parte integrante e di primaria importanza per il nostro ecosistema. La mentalità speculativa, che non tiene conto della vita globale, sta distruggendo la Natura, la flora, la fauna, i nostri alberi e … di conseguenza anche noi.

Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana

Scheda dettagli:

Data: 2 aprile 2024Autore: Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana
Fonte/Casa Editrice: Paolo D’Arpini
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Paolo D’Arpini - Circolo vegetariano VV.TT.

Nella mia vita non ho mai avuto un dono spiccato per la modestia, ho sempre considerato me stesso e la mia opera come un degno percorso evolutivo. Abitando a Verona avevo già collaborato, nel 1967-68, ad una rivista locale che si chiamava Verona Beat, un cult tipico di quegli anni, ebbi la fortuna…

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