gio, 11 giugno 2026

Animali d’allevamento, scienza veterinaria e dispiaceri della carne..

Lettera aperta, senza peli sulla lingua, sulla vita umana al naturale!

Ante Scriptum

Da quando l’Espresso ha pubblicato un articolo sui “dispiaceri della carne” e sul sistema di allevamento industriale e sui relativi controlli sanitari ne è seguita una polemica sui pro e contro dell’alimentazione vegetariana o carnivora. Ho ricevuto una lucida lettera da un addetto ai lavori che propugna una via di mezzo: “l’alimentazione ed il vivere naturale”…
Paolo D’Arpini
“Come anche la guerra ha un suo senso, forse ce l’ha anche l’allevamento intensivo….. ed a volte anche una sua bellezza… Vedere per credere a chi ha occhi per vedere…” (Moi Moi)

Caro Paolo,

ti mando questo breve commento all’articolo “I dispiaceri della carne” (apparso sul settimanale L’Espresso – espresso.repubblica.it/…/i-dispiaceri-della-carne/2131281 ) e alla diatriba che ne è seguita e che forse avrà ancora qualche strascico.

Come ti dissi, io, essendo pubblico ufficiale, non posso dire cose in contrasto con quella che è la “linea” del Servizio che io, meritatamente o immeritatamente, svolgo (Danilo D’Antonio docet), anche se posso, in privato, e a volte anche in pubblico, ma a rischio di fare la figura di quello che sputa nel piatto in cui mangia o di quello che predica bene e vorrebbe razzolare male, dire quello che penso.

Quello che penso parte sempre più indietro a quando si viveva in modo semplice e naturale, ma non per questo meno appagante (tranne per chi a 9 anni doveva fare la guardia alle pecore per tirare avanti – ma che genitori o che situazione aveva quella persona? Mia nonna a 9 anni faceva la sfoglia e badava ai fratelli, ma in campagna ci andavano suo padre e sua madre! Sempre molto meglio che badare solo alle pecore).

Mi sembra di pensare e di dire sempre le stesse cose, ma così è….

Ormai ci siamo fatti prendere da un ingranaggio che si autoalimenta e non mi sembra che ancora ci sia abbastanza coscienza per cominciare almeno a scardinarlo, ammesso che l’essere umano lo voglia.

Una volta si viveva in una comunità piccola o piccolissima, i mezzi di produzione erano limitati, ma si aveva comunque bisogno di soddisfare i bisogni essenziali che sono simili a quelli degli animali, in fondo: mangiare, bere (nutrire il corpo), tenersi puliti, proteggere il corpo, avere un riparo, riprodursi e allevare la prole, preparandola per la vita. Da sempre l’uomo, poi, a differenza degli animali ha avuto l’estro di manifestare qualcosa di altro, la sua intima natura, con mille mezzi, la musica, la scrittura, la scultura, la coltivazione di piante ornamentali, dando manifestazione all’amore per il bello (e possibilmente buono).

Per svolgere queste attività non ci sarebbe bisogno di altro che di quello che la Natura (quella che io considero la Madre) ci ha dato: mani, braccia, gambe, occhi, voce, terra, acqua, aria, fuoco, legno e tutte le loro combinazioni possibili.

Ognuno era capace di fare diverse cose e pur nella divisione dei compiti all’interno della comunità, la sopravvivenza nella singola famiglia o meglio ancora nella comunità, era garantita, a parte durante le calamità naturali.

La divisione dei compiti e l’industrializzazione (di cui la catena di montaggio è l’emblema più disumano e tragico) ha portato alla contrapposizione tra gli esseri umani, alla sostituzione del baratto con la moneta e alla tendenza a far valere sempre di più il proprio lavoro o il proprio servizio a discapito di quello degli altri………….

Faccio un’ipotesi assurda, quasi fantascientifica: se un allevatore, un piccolo allevatore (12 bovini all’ingrasso, per esempio) sapesse che allevando un bovino per 30 mesi durante i quali consuma un tot di quintali di foraggio, acqua e altri beni di produzione può avere in cambio, che so, un armadio fatto dal falegname del stesso paese, che conosce e del cui lavoro ha fiducia, non avrebbe bisogno di imbrogliare.

Non ci sarebbe bisogno di tutto questo sistema di controlli (veterinari e non).

Una volta c’era una pubblicità molto acuta che diceva : “La fiducia è una cosa seria che si da alle cose serie”…. pochi produttori si azzarderebbero oggi a fare una pubblicità del genere, la fiducia è una condizione che raramente si ha e si da e sembra quasi che i mezzi di stampa non facciano altro che sobillare la non- fiducia dei consumatori verso i produttori, probabilmente per fare in modo che questo sistema di controlli, costosissimi, tra l’altro, si mantenga in vita continuando a vivere su se stesso, dandosi la motivazione della necessità della propria esistenza. Quindi, alla fin fine, quell’articolo, è stato funzionale al mantenimento del sistema e allora……….. anche in questo caso “muoia Sansone con tutti i filistei”?

Ci sarebbero altre cose, ma dovrei spremermi, sul discorso vegetariano e non vegetariano, ma di quello te ne occupi già tu, e poi, il discorso non si applica solo all’allevamento, ma a tutto il sistema economico-produttivo e poi, non so, non sono un economista. Caro Paolo… la strada verso la verità è fatta anche di buche e di rami posti di traverso e fra inciampi e cadute, si va….. dove si va? Chi mai lo sa?

Dr. Antonio Lamarca

……………………

Altro articolo aggiuntivo:

ALIMENTAZIONE NATURALE

di Paolo D’Arpini

La nostra pratica di vita quotidiana ci ha insegnato a riconoscere il valore e l’importanza del cibo. Sia nella sua produzione che nel modo di consumarlo. Se il nostro cibo è caricato di energia spirituale naturale, che viene cioè da una spontanea manifestazione vitale, è sicuramente idoneo a mantenere il nostro equilibrio psicofisico. Questo cibo è quello che cresce nel luogo in cui viviamo (bioregione), in modo il più possibile naturale, e che viene consumato nella sua propria stagione di maturazione, in quantità moderate. Una dieta “satvica” (cioè spirituale) è basata su vegetali, cereali, legumi, frutta, semi, miele, latte materno e talvolta anche uova e derivati del latte. Questa è la dieta naturale dell’uomo, come dimostrano gli studi sull’anatomia comparata del compianto professor Armando D’Elia dell’AVI, e questa è la nostra dieta. Ma non per un fatto ideologico è solo una risposta spontanea alla propria natura. Quindi perché definirci “vegetariani”? Non potendo usare altra definizione (ecologicamente integrato… bioarmonizzato..?) ci diciamo vegetariani.

Per quanto riguarda la produzione del nostro cibo il primo passo da fare è divenire consapevoli di quello che spontaneamente cresce nel territorio in cui viviamo. Questo iniziale processo di osservazione e accomunamento con la terra è necessario per scoprire quali erbe e frutti eduli siano già disponibili in natura, cresciuti in armonia organolettica con il suolo e quindi esprimenti un vero cibo integrato per chi là vive. Lo stesso approccio conoscitivo va applicato verso la fauna selvatica che condivide la presenza in equilibrio naturale.

Il passo successivo è quello di sperimentare l’inserimento nel terreno prescelto di piante imparentate con quelle autoctone od in sintonia con esse. Questa graduale “promozione” non può essere vissuta con l’occhio distaccato di un botanico od agronomo, va invece interiorizzata come un’opera di alchimia fra noi e l’ambiente. Scopriamo così la nostra comune appartenenza alla vita che ci circonda in varie forme.

Il mio consiglio, dopo qualche passeggiata assieme a noi per riconoscere erbe e piante selvatiche commestibili, è quello di fare i compiti a casa, organizzando sul terrazzo, in giardino, ovunque sia possibile in città, piccole coltivazioni sinergiche ed integrative, come il prezzemolo, il basilico, peperoncino, salvia, topinambur, zucche rampicanti, etc.



Miracle of Love

I am like the wind
No one can hold me
I belong to everyone
No one can own me
The whole world is my home
All are my family

(Neem Karoli Baba)

Scheda dettagli:

Data: 21 agosto 2010Autore: Paolo D'Arpini - Dr. Antonio Lamarca
Fonte/Casa Editrice: Paolo D’Arpini - Circolo Vegetariano Calcata

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