mar, 09 giugno 2026

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Dal  18/06/2026  al  21/06/2026
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Fucecchio/Galleno (FI)
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Dal  12/06/2026  al  14/06/2026
Crescita personale
Ravizza (AT)
Piemonte
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Dal  13/06/2026  al  11/07/2026
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Milano (MI)
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Dal  13/06/2026  al  14/06/2026
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Passerano Marmorito (AT)
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Pubblicazioni e Saggi
Paolo D'Arpini
Il Vedanta, letteralmente “dopo i Veda” è una scuola di pensiero laico sull’Assoluto non duale, detto “Brahman” nelle Upanishad, i testi filosofici vedantici (posteriori ai Veda). Sulla datazione dei Veda e del Vedanta le opinioni degli studiosi, storici e religiosi, divergono alquanto. La differenza di vedute è soprattutto fra ricercatori occidentali e quelli indiani. Secondo gli europei, proni al credo filo occidentale di una culla di civiltà medio-orientale e mediterranea, i Veda sono posti attorno al primo millennio a.C. e le Upanishad al periodo appena antecedente la nascita del Buddha storico (VI secolo a.C.). Ovviamente per alcuni storici indiani le date sono diverse e si allontanano moltissimo da quanto affermato dagli storici europei. Ma analizziamo i concetti espressi e lasciamo da parte le datazioni (irrilevanti ai fini della sostanza). La peculiarità della filosofia Advaita Vedanta è che non si rifà ad alcuna divinità. L'Assoluto non duale è tra l'essere ed il non essere. Esso è il Sé (Atman), ovvero la Consapevolezza priva di attributi, che è contenitore e contenuto di tutto ciò che si manifesta, autoesistente, e contemporaneamente aldilà di ogni manifestazione e pensiero. Il Sé gode della sua stessa illusione di esistere come oggetto separato e distinto da se stesso e -secondo il Vedanta- questa commedia si rende possibile attraverso cinque maschere o “guaine” (in sanscrito “kosha”) che nascondono il Sé al sé (l’Io assoluto all’io relativo). Esse sono: “annamaya”, “pranamaya”, “manomaya”, “vijnanamaya” e “anadamaya”. Annamaya è la guaina composta dal cibo, il corpo fisico. I suoi costituenti sono i cinque elementi nello stato grossolano, in vari gradienti di mistura. Dello stesso materiale sono fatte le cose del mondo oggettivo sperimentato. Pranamaya è la guaina dell’energia vitale (nella Bibbia “soffio vitale”) è quella che denota la qualità vitale, la sua espressione è il respiro, in sanscrito “prana” e le sue cinque funzioni o “modi”: “vyana” quello che va in tutte le direzioni, “udana” quello che sale verso l’alto, “samana” quello che equipara ciò che è mangiato e bevuto, “apana” quello che scende verso il basso, “prana” quello che va in avanti (collettivamente vengono definiti con il termine “prana”). Alla guaina del “prana” appartengono anche i cinque organi di azione, ovvero: la parola, la presa, il procedere, l’escrezione e la riproduzione. Manomaya è la guaina della coscienza, o mente individuale, le sue funzioni sono chiedere e dubitare. I suoi canali sono i cinque organi di conoscenza: udito, vista, tatto, gusto ed olfatto. Vijnanamaya è la guaina dell’auto-coscienza, o intelletto, cioè l’agente ed il fruitore del risultato delle azioni. Questa maschera, od involucro, è considerata l’anima empirica che migra da un corpo fisico ad un altro (nella teoria della metempsicosi). Anadamaya è la guaina della gioia, non la beatitudine originaria che è del Brahman, essa è la pseudo beatitudine (sperimentata nel sonno profondo) del cosiddetto “corpo causale”, la causa prima della trasmigrazione, Un altro suo nome è “avidya” ovvero nescienza od ignoranza del Sé. Secondo lo studioso indiano T.M.P. Mahadevam è possibile riordinare queste cinque maschere in tre “corpi”: 1 - “annamaya”, il corpo fisico grossolano; 2 - “suksma-sarira” il corpo sottile, l’insieme delle tre guaine di prana mente ed intelletto (”pranamaya, “manomaya” e vijnanamaya”); 3 - “karana-sarira”, il corpo causale della guaina “anandamaya”. E’ per mezzo di questi tre corpi che noi sperimentiamo il mondo cosiddetto “esterno” nei tre stati di veglia, sonno e sonno profondo. L’esperienza empirica si manifesta attraverso le cinque guaine, proiettate o riflesse nel concetto di “spazio” e “tempo”, senza di esse la coscienza relativa di un “mondo” non potrebbe sussistere. Come diceva il filosofo M. Heidegger : "Com’è che l’esistenza umana si è procurata un orologio prima che esistessero orologi da tasca o solari?…Sono io stesso l’ ”ora” e il mio esserci il tempo? Oppure, in fondo, è il tempo stesso che si procura in noi l’orologio? Agostino ha spinto il problema fino a domandarsi se l’animo stesso sia il tempo. E, qui, ha smesso di domandare...” Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
Notizie
Spiritual News
C'è qualcosa di profondamente antico nell'impulso umano di affidarsi al suono per guarire. Ogni civiltà, dalla Grecia classica alle tradizioni sciamaniche siberiane, ha riconosciuto nella musica un potere che va ben oltre l'intrattenimento: un canale capace di toccare l'invisibile, di rimodellare l'interno. Oggi la scienza moderna, con i suoi scanner cerebrali e i suoi elettroencefalogrammi, sta dando ragione a quella saggezza millenaria — e i risultati sono straordinari. La musicoterapia non è più una pratica di nicchia tollerata ai margini della medicina convenzionale. È diventata un campo di ricerca robusto, sostenuto da decine di studi clinici e revisioni sistematiche pubblicate sulle più autorevoli riviste scientifiche internazionali. Ciò che emerge con crescente chiarezza è che la musica non si limita a "fare stare meglio": agisce su strutture cerebrali precise, modifica la chimica del cervello e — cosa ancora più sorprendente — può letteralmente cambiare la sua architettura fisica. Il concetto chiave è quello di neuroplasticità: la capacità del cervello di riorganizzarsi, creare nuove connessioni e persino ripararsi. Per decenni si è creduto che il cervello adulto fosse una struttura sostanzialmente fissa, destinata solo al declino. Oggi sappiamo che è molto più dinamico di quanto immaginassimo — e la musica risulta uno dei suoi stimolatori più potenti. Le ricerche più recenti mostrano che l'ascolto attivo e la pratica musicale attivano simultaneamente un numero straordinariamente ampio di aree cerebrali: la corteccia uditiva, ovviamente, ma anche le zone deputate al movimento, alle emozioni, alla memoria e al linguaggio. Questa attivazione distribuita e sincrona crea le condizioni ideali per rafforzare le connessioni neurali. Nei musicisti di lunga data, gli studi di neuroimaging hanno rilevato una maggiore integrità della sostanza bianca — le "autostrade" che collegano le diverse regioni cerebrali — rispetto ai non musicisti della stessa età. Un dato che suggerisce come la pratica musicale continuata possa persino rallentare la traiettoria del declino cognitivo legato all'invecchiamento. Ma non è necessario saper suonare uno strumento per beneficiarne. Una metanalisi che ha sintetizzato i dati di quattordici studi condotti tra il 2010 e il 2025 ha rilevato un miglioramento significativo delle funzioni cognitive nei soggetti sottoposti a interventi di musicoterapia passiva — cioè basata sull'ascolto guidato. L'effetto risulta particolarmente pronunciato nelle terapie che durano oltre tre mesi, con miglioramenti misurabili nelle prestazioni cognitive complessive, soprattutto negli anziani. I meccanismi alla base di questi effetti sono molteplici. La musica stimola il rilascio di dopamina — il neurotrasmettitore del piacere e della motivazione — e agisce sul sistema limbico, la sede delle emozioni. Ma interagisce anche con l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, quello stesso sistema che regola la risposta allo stress: l'ascolto di musica gradita abbassa i livelli di cortisolo nel sangue, riduce la pressione arteriosa e rallenta il ritmo cardiaco. Non per nulla, alcune sale operatorie stanno iniziando a incorporare la musica come componente del protocollo pre-chirurgico per ridurre l'ansia del paziente. Particolarmente rilevante per il campo della riabilitazione è la cosiddetta Stimolazione Uditiva Ritmica (Rhythmic Auditory Stimulation, RAS): una tecnica in cui il ritmo musicale viene usato come metronomo esterno per guidare il movimento dei pazienti con danni motori. Nei soggetti colpiti da ictus, questa tecnica ha dimostrato di migliorare la fluidità dell'andatura e la coordinazione degli arti, attivando percorsi neurali alternativi che compensano le aree danneggiate. Il ritmo, in pratica, diventa una guida per il cervello che tenta di riorganizzarsi. C'è poi la dimensione emotiva e relazionale, quella che le tradizioni spirituali hanno sempre conosciuto. La musica modula l'attività dell'amigdala — il centro cerebrale dell'elaborazione emotiva — e dell'ippocampo, fondamentale per la memoria. Questo spiega perché una melodia del passato possa evocare ricordi vividi e carichi di sentimento, o perché certi canti sacri producano stati alterati di coscienza. Non si tratta di suggestione: si tratta di chimica cerebrale che risponde a frequenze sonore strutturate. Le applicazioni terapeutiche si moltiplicano: dai disturbi d'ansia alla depressione, dal morbo di Parkinson alla demenza, dalle lesioni cerebrali traumatiche ai disturbi dello spettro autistico. In ognuno di questi ambiti, la musicoterapia — applicata da professionisti certificati con tecniche appropriate — ha mostrato effetti misurabili e complementari alle terapie farmacologiche convenzionali. Non le sostituisce, ma le potenzia. Ciò che rende la musica straordinariamente democratica, come strumento di benessere, è la sua accessibilità. Non richiede laboratori né attrezzature costose. Richiede attenzione, intenzione e — idealmente — la guida di chi sa come utilizzarla terapeuticamente. Ma anche il semplice atto di scegliere consapevolmente la musica da ascoltare, in base al proprio stato emotivo e all'effetto desiderato, rappresenta già un primo passo verso un uso più maturo e potente di quella che l'umanità ha sempre riconosciuto come la più spirituale delle arti. La scienza, insomma, sta scrivendo in linguaggio biochimico e neuronale quello che i saggi di ogni cultura avevano già intuito: il suono non è solo aria che vibra. È informazione che il cervello trasforma, integra e usa per guarirsi.
Pubblicazioni e Saggi
Stefano Petrucci
«Il tuo Lato Oscuro non è il tuo nemico. È il custode del tuo tesoro più prezioso.» C'è qualcosa che non torna. Un disagio che si ripresenta. Relazioni che si ripetono. Un talento che si sente dentro ma non riesce a esprimersi. Si medita, si legge, si percorre qualche strada — eppure certi nodi sono ancora lì. Il motivo è uno solo: non si è ancora guardato nell'ombra. Non per paura. Ma perché nessuno ha mai detto che lì dentro — esattamente lì — si nasconde il tesoro più prezioso. Alchimia Trasmutativa non è un libro da leggere comodamente sul divano. È un percorso da vivere. Undici varchi progressivi dalla discesa nel Lato Oscuro fino al Matrimonio Alchemico — la riunione di tutto ciò che si è. Teoria, pratiche alchemiche, meditazioni guidate, testimonianze reali. Un Glossario originale. Un'Appendice visiva dei simboli della tradizione. Liberarsi dai propri condizionamenti non è solo un atto personale. Chi ha trasmutato la propria ombra non la proietta più sugli altri. Diventa qualcosa di raro e necessario in quest'epoca: un essere umano davvero libero. Approfondisci e prenota la tua copia: https://www.stefanopetrucci.com/prodotto/alchimia-trasmutativa-il-potere-del-lato-oscuro-e-del-testimone-manuale-di-alchimia-spirituale/ #AlchimiaTrasmutativa #LatoOscuro #GrandeOpera #CrescitaInteriore #SviluppoPersonale #Testimone #Alchimia #UomoLibero #Consapevolezza #Trasformazione

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Sin da bambina ho sempre avuto intuizioni, presentimenti, ma soprattutto ho sempre avuto contatti con persone trapassate,inoltre, durante i…
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Il mio nome completo in sanscrito è Swami Bodhi Vipal che significa “Momento di consapevolezza”. Mi è stato donato da OSHO, Maestro di…
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Scuola di Respiro, la prima scuola italiana specializzata da 30 anni in Tecniche di Respiro Originario, che producono molto velocemente i…
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Il Centro Studi Sciamanici si occupa della diffusione dello sciamanesimo in Italia. Rappresenta in Italia la Foundation for Shamanic…
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Reiki e Sciamanismo presso Centro di Luce Fabiano Reiki Originale secondo il metodo del dr. Mikao Usui, Metodo Avanzato Karuna® Reiki,…
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Insegnante di Yoga | Fondatrice di "Sentieri di Armonia" | Ideatrice del Metodo NaturYoga® | Autrice del libro “Yoga, la danza della…
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Robert Forte Counselor professionista ad orientamento umanistico - integrato. Svolge colloqui individuali, di coppia e di gruppo. Conduce…
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Spiritualità Ibrida, IA e Comunità Digitali…

Spiritual News
Il 2026 segna un punto di svolta nella storia della spiritualità contemporanea. Secondo un'analisi approfondita pubblicata su AscensionPulse, le tendenze spirituali emergenti stanno ridefinendo come milioni di persone in tutto il mondo cercano significato, connessione e trascendenza. Tre macro-trend dominano il panorama: le pratiche spirituali ibride, la convergenza tra salute mentale e benessere spirituale, e l'integrazione dell'intelligenza artificiale nelle esperienze del sacro. Le pratiche ibride rappresentano il fenomeno più significativo. Sempre più persone rifiutano l'idea di scegliere una sola tradizione religiosa. Invece, creano percorsi spirituali personalizzati che attingono saggezza da fonti multiple: meditazione buddhista, servizi contemplativi cristiani, insegnamenti di saggezza indigena e pratiche di consapevolezza laica coesistono nello stesso percorso individuale. Questo movimento riflette un cambiamento fondamentale nelle generazioni più giovani, che curano pratiche che risuonano con il loro viaggio unico piuttosto che ereditare una singola identità religiosa. L'intelligenza artificiale sta trasformando la spiritualità in modi che sembravano fantascienza cinque anni fa. App di meditazione introducono milioni di persone a pratiche di mindfulness che altrimenti non avrebbero mai scoperto. L'IA ora offre guida spirituale personalizzata, analizza schemi onirici e genera mantra basati su firme energetiche individuali. Recenti discussioni al Terzo Forum sulla Libertà Religiosa di Palazzo Chigi hanno sollevato questioni etiche fondamentali: come garantire che l'IA promuova la ricerca spirituale autentica senza incrementare il proselitismo o la manipolazione commerciale? La convergenza tra salute mentale e benessere spirituale cancella la barriera artificiale tra queste due dimensioni. Terapisti incorporano sempre più meditazione, mindfulness e inchiesta spirituale nelle sessioni. Nel frattempo, gli insegnanti spirituali ricevono formazione in pratiche informate sul trauma e consapevolezza della salute mentale. Studi validati scientificamente dimostrano che la meditazione riduce ansia e depressione tanto efficacemente quanto i farmaci per alcuni individui. Le compagnie assicurative coprono sempre più classi di meditazione e counseling spirituale. Secondo ReligionUnplugged, cinque tendenze chiave definiranno la religione e la spiritualità nel 2026: il declino formale dell'affiliazione religiosa mentre le credenze spirituali rimangono diffuse, l'impatto dell'IA sulla fede, la crescita del demografico musulmano globale, l'aumento dell'antisemitismo e la persecuzione continua dei cristiani in Nigeria. Questi fattori si intrecciano creando un panorama spirituale globale complesso e in rapida evoluzione. Le comunità spirituali si stanno trasformando da strutture gerarchiche centralizzate a reti distributive partecipative. I micro-comunità e i "pod spirituali" – gruppi intimi di 5-15 membri – sostituiscono le grandi congregazioni per molte persone, offrendo connessione autentica, autonomia e flessibilità senza dogmi rigidi.
Pubblicazioni e Saggi

La ricerca spirituale inizia e finisce nel Sé

Paolo D'Arpini
Un aspirante maturo può anche non aver bisogno di incontrare un maestro in una forma fisica, ma può trarre insegnamento e guida dalle situazioni vissute e da ispirazioni interiori. Tali cercatori sono talmente rari da poter affermare che la "realizzazione finale" non è possibile senza la Grazia di un vero Maestro realizzato. Pertanto occorre perfezionarsi nella propria ricerca con sincerità, onestà e perseveranza finché non si possa ricevere la Grazia di un tale Maestro. Dopodiché la ricerca prosegue spontaneamente secondo le proprie predisposizioni e destino. Per quanto riguarda la frequentazione di altri devoti può essere utile per mantenere accesa la fiamma della "ricerca", sapendo che il lavoro è sempre svolto all'interno dalla persona direttamente interessata. Va tenuto comunque in considerazione che la ricerca spirituale laica non può essere un “atteggiamento” od il risultato di un conformarsi alle norme scritte da qualcuno, spiritualità laica è semplicemente essere consapevolmente quello che si è, senza vergogna e senza modelli di sorta. Perciò il Guru, ovvero la capacità di apprendere ed insegnare attraverso la vita quotidiana, in termini spirituali laici è la capacità intrinseca di riconoscere quella “verità” in tutto ciò che noi manifestiamo o che a noi si manifesta. Il Guru non è una persona, quindi, o perlomeno non soltanto una persona visto che comunque può manifestarsi in ogni forma, bensì l’intelligenza illuminate che ci libera dalle sovrastrutture mentali e dalle finzioni religiose o morali. A questo proposito vorrei raccontare 3 storielle esemplificative, la prima è una mia personale esperienza, la seconda appartiene alla tradizione ebraica e la terza è riportata negli annali di un monastero zen. Nell'estate del 1973 mi ritrovai per la prima volta in vita mia a dovermi confrontare con me stesso, aldilà del giudizio altrui ed essendo pulitamente in sintonia con la mia natura. Avvenne allorché incontrai il mio Guru Muktananda a Ganeshpuri. Con il contatto diretto con la sua limpidezza spontaneamente si risvegliò dentro di me la discriminazione e fui perciò obbligato, tramite una spinta interiore alla chiara visione, a rivedere tutti i parametri di spiritualità e religione che sino ad allora erano stati accumulati nella mia mente. Un giorno sentii che una prova grande mi attendeva, riguardava la comprensione della verità interiore. Così osservandomi mi ritrovai a camminare lungo la strada asfaltata che univa l’ashram di Muktananda al tempio/tomba di Nityananda, il Guru del mio stesso maestro. Durante il percorso sentivo di dover tenere una via mediana, non considerando gli estremi ma il mezzo della vita. Con questi pensieri giunsi al tempio, molti di voi sapranno che in India si entra nei luoghi sacri senza scarpe, ed infatti presso ogni tempio c’è un custode che riceve le calzature dei viandanti e le custodisce per la durata della visita, ma dentro di me pensai “che differenza c’è fra il dentro ed il fuori del tempio? Anche le mie scarpe sono sacre visto che mi hanno portato sin qui”. E seguendo lo stimolo interiore invece di depositare le mie ciabatte all’esterno le presi in mano e mi avvicinai devotamente all’altare di Nityananda, dove il prete di servizio riceveva le offerte rituali, ed a lui offrii le mie scarpe vecchie. Ovviamente il prete restò allibito ma forse comprese che qualcosa stava accadendo in me ed infine accettò che io depositassi lì nel sancta sanctorum le mie sporche e sgangherate espadrillas che mi avevano accompagnato lungo il viaggio. Dopo essermi inchinato e soffermato per qualche tempo in meditazione ripresi la via del ritorno, a piedi nudi…. Ed ancora prove solenni mi aspettavano… chi conosce il caldo dell’India saprà che l’asfalto in estate diventa semiliquido dal calore, i miei piedi erano bruciacchiati ma la voce interiore mi diceva che dovevo restare nella via di mezzo, perciò non potevo spostarmi ai bordi della strada ma camminare al centro. Il momento difficile fu quando sopraggiunse una corriera carica di pellegrini che vedendomi in mezzo alla strada (appena sufficiente a contenere la corriera stessa per quanto era stretta) prese a strombazzare rumorosamente per avvertirmi e farmi spostare… Macché, la voce discriminante che mi stava mettendo alla prova era più forte di ogni ragionamento, restai caparbiamente in mezzo alla strada… il conducente si fermò a pochi metri da me e mi invitò in tutti i modi corroborato da alcuni passeggeri affinché mi togliessi di mezzo, ma non mi spostai di un centimetro restando in assoluto silenzio… Alla fine il conducente risalì sull’autobus e con grande fatica riuscì allargandosi lateralmente a scansarmi e procedere nel percorso. Allora anch’io mi mossi e prosegui sempre al centro della strada con l’asfalto sempre più bollente. Ecco che di lì a poco un’altra corriera sopraggiunse a gran velocità, stavolta capii che l’autista non aveva nessuna intenzione di fermarsi, infatti l’autobus giunse quasi a toccarmi e si arrestò di botto con un sussulto dell’ultimo momento… L’autista ed alcuni passeggeri uscirono infuriati e presero ad insultarmi con foga, ma siccome non mi muovevo e guardavo mesto per terra con i piedi in fiamme, alla fine incerimoniosamente mi spinsero fuori dalla carreggiata sino alla mota che stava sui bordi…. Oh che piacere quella terra… non mi sentivo per nulla offeso… finalmente la mia via di mezzo aveva ritrovato una piacevolezza, stavo con i piedi per terra e non sull’asfalto infuocato….. Mentre i pellegrini infuriati mi abbandonavano al mio destino di folle dello spirito, mi ritrovai tutto contento a capire che la via di mezzo significa accettare sia la gloria che l’infamia, sia il successo che l’insuccesso, sia il riconoscimento che l’offesa. Pian piano con la mente serena me ne tornai all’ashram del Guru, stranamente sollevato e felice, i miei piedi rinfrescati dal fango e la mia mente rischiarata. Ad attendermi un compagno ashramita che per la prima volta da quando stavo lì mi sorrise fraternamente e mi offrì un infuso caldo di erbe, com’era buono! Ed ora lo spirito della legge, secondo Baal Shem Tov Un giorno un ebreo che stava viaggiando di venerdì, ebbe un incidente al suo carro, le ruote si staccarono, dovette di fretta riparare il danno ma malgrado tutti gli sforzi non riuscì ad arrivare in tempo alla funzione del sabato. Il suo rabbino Mickal gli inflisse una dura punizione, obbligandolo ad una lunga e severa penitenza. L’uomo non sapeva che fare, in aggiunta al suo lavoro per mantenere la famiglia ora doveva sobbarcarsi questa imposizione del rabbino ed era disperato, allorché sentì che lì dappresso stava viaggiando il famoso santo Baal Shem Tov e si recò immediatamente da lui invocando la sua misericordia per il peccato commesso. Baal Sem fu molto dolce e gli disse “Porta un oncia di candele alla casa di preghiera” e questa fu la sola penitenza che gli inflisse. L’uomo temeva che il santo non avesse compreso la portata della sua mancanza e gliela ripeté ma Baal Sem confermò quanto detto aggiungendo: “Per favore riferisci al rabbino Mickal se gradisce di venire a trovarmi a Chvostov dove officerò il prossimo Sabbath”. E così fu fatto. La settimana successiva il rabbino Mickal stava viaggiando verso Chvostov per raggiungere il maestro, ma il suo carro si ruppe irrimediabilmente all’asse, egli continuò la strada a piedi e malgrado andasse persino di corsa non riuscì a giungere in tempo alla cerimonia. Il suo cuore era a pezzi. Quando arrivò davanti al santo la cerimonia era iniziata e Baal Shem aveva in mano il calice dell’offerta rituale, il maestro gli sorrise e gli disse: “Benvenuto rabbino Mickal, mio puro amico, sino ad oggi non avevi potuto gustare il dolore del peccato, il tuo cuore non aveva mai tremato dalla disperazione.. non è cosi? Forse da ora in poi capirai meglio il significato e la misura delle penitenze imposte…!” La storia amorosa della monaca Ryonen Un tempo in Giappone viveva una bellissima monaca di nome Ryonen, famosa per la profondità del suo intelletto e per la sua discriminante attenzione. Un monaco che stavo nello stesso monastero si innamorò perdutamente di lei ed una notte si introdusse furtivamente nella sua stanza. Ryonen non si turbò affatto ed accettò volentieri di giacere con lui. Ma l’indomani quando l’innamorato si ripresentò ella disse che in quel momento non era possibile… Il giorno seguente si svolgeva nel tempio una grande cerimonia per commemorare l’illuminazione del Buddha alla presenza di una gran folla e di parecchi monaci venuti da lontano. Ryonen entrò senza indugi nella sala colma e con totale naturalezza si pose di fronte al monaco che diceva di amarla, si denudò completamente e gli disse: “Eccomi, sono pronta, se vuoi amarmi puoi farlo qui, ora…”. Il monaco se ne fuggì per non far più ritorno mentre Ryonen con quel gesto aveva reciso le radici di ogni illusione. La storia di Ryonen e la sua totale adamantina aderenza alla verità continua, come pure continua la morale/non-morale di Baal Shem e pure la mia avventura spirituale prosegue nella sua crudezza... La spiritualità laica è un fiore che mai appassisce! Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica


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