sab, 22 luglio 2017

La forma dell'immaginazione
William Blake e l'Antroposofia

William Blake
L’antroposofia e William Blake

Nel suo ciclo di conferenze dedicate ai pittori Rudolf Steiner dice: “se approfondiamo giustamente le sensazioni e i sentimenti che possono pervenire dalla concezione scientifico–spirituale del mondo, potremo veder venire un tempo in cui la via verso l’arte diventerà sotto molti aspetti diversa da quella del tempo passato, sarà molto più vivente.
Il mezzo del creare artistico sarà sperimentato dall’anima con maggiore intensità di quello che non lo sia stato in tempi passati; i colori e i suoni saranno vissuti dall’anima umana spiritualmente, eticamente, e nelle creazioni degli artisti ci si paleseranno, in certo modo, le tracce delle esperienze delle anime degli artisti stessi col cosmo”.
Per opera del pittore noi siamo portati a concentrare le forze della nostra anima in una sola visione, in un’immagine, come in una meditazione provocata dal di fuori, non interiormente cercata da noi. Infatti, per tutto il tempo in cui contempliamo una pittura, noi sospendiamo qualsiasi rapporto con la vita di tutti i giorni, come se entrassimo in un sogno.
Solo chi ha un sentimento davvero approfondito di fronte alla natura da un lato e all’arte dall’altro, non potrà essere d’accordo con l’imitazione della natura, poiché nessuna di queste potrà mai raggiungere la vera grandezza della natura stessa.
Questo è un primo punto che incontriamo in comune fra Steiner e Blake ; il primo sostiene che l’artista non deve portare il divino in terra facendolo fluire nel mondo, ma sollevare il mondo alla sfera del divino; l’artista non deve dare all’idea una forma sensibile, ma fare trasparire la realtà in luce ideale.
Soltanto oltrepassando la realtà lo spirito umano rompe l’involucro , penetra nell’essenza e gli si palesa quel che nell’intimo tiene insieme il mondo.
L’arte è un continuo processo di liberazione dello spirito umano e in pari tempo l’educatrice dell’umanità.
Chi riesce a guardare a fondo un’opera d’arte sente il sublime slancio verso l’alto che, per la durata dell’osservazione, ci fa dimenticare spazio, tempo e la nostra stessa persona, ci fa perdere interamente nell’oggetto osservato.
La grande difficoltà che si incontra nell’avvicinarsi all’arte esiste perché non si osa immergersi nell’anima umana tanto a fondo quanto è necessario per comprendere che cosa in effetti susciti il bisogno dell’arte.
Il secondo sostiene che l’arte immaginativa è la più importante rivelazione divina e che la comunione di tutte le creature viventi, sia giuste che peccaminose, suscitata dalle arti immaginative, è il perdono dei peccati predicato da Cristo.
Steiner e Blake hanno in comune l’interesse per Boheme il quale affermava l’esistenza di ogni ente mediante il suo opposto; il male sarebbe pertanto elemento consustanziale, ossia connesso intimamente al bene, poiché esso muove la volontà verso il progresso.
In effetti così come in Steiner nelle sue teorie anche in Blake il contrasto degli opposti è molto forte, in particolare quello tra luce e tenebre che in Blake diventa persino esasperante come possiamo vedere nell’opera seguente (Figura 1).



Figura 1 L’Antico dei giorni


Prendiamo in esame la concezione blakeiana in cui il poeta sostiene che l’uomo Eterno, primogenito, l’Uno–Tutto, si smembrò nella caduta nei quattro elementi (Zoa ) che abitano all’interno del macro e microcosmo (teoria swedenborghiana in cui viene sostenuta la corrispondenza tra micro e macro cosmo per cui di conseguenza il mondo della materia è ricco di segni e tracce di quello divino ): URIZEN, l’intelletto, LUVAH, l’emozione, THARMAS, la sensazione, URTHONA, l’immaginazione (Figura 2)

Figura 2
Questi quattro corpi a loro volta sono associati a degli elementi, a delle qualità e ai sensi ossia:
- Luvah amore naso fuoco
- Urizen saggezza occhio aria
- Tharmas potenza lingua acqua
- Urthona fantasia orecchio terra
Blake identifica i Zoa con le quattro facoltà fondamentali dell’uomo, il corpo, Tharmas che corrisponde all’Ovest; la ragione, Urizen che corrisponde al sud; le emozioni, Luvah che corrisponde all’Est e infine l’immaginazione, Urthona che corrisponde al Nord.
I quattro Zoa nel regno del divenire assumono altri nomi, Urizen è satana, Luvah è Orc, Tharmas è Cherubino e infine Urthona è Los.
L’uomo Eterno si stacca e cade dall’unità Divina e successivamente gli altri Eterni cercheranno di ricondurlo nel seno di questa.
L’uomo Eterno può essere identificato con l’Adam Kadmon dei cabalisti o con l’uomo esemplare di Boehm oppure con l’uomo di Swedenborg.
La lotta ora è tra Urizen, l’intelletto, e Urthona, l’immaginazione: il primo ha infranto la Divina totalità e nell’autocoscienza dà origine alla caduta. Nel riconoscimento della propria individualità distinta dal Tutto, Urizen genera le dicotomie dell’illusione fenomenica: la separazione dei sessi, la nascita e la morte, la luce e la tenebra….
Urizen, causa prima del mondo materiale, è condannato lui stesso all’aridità cognitiva e alla morale repressiva imposta alle sue creature; è prigioniero dello stesso universo autoritario e gelido, generato dalla sua ribellione individualistica e da pulsioni emancipatrici.
Curiosamente Blake presenta Los come uno dei figli di Urizen identificandolo con il tempo, l’altro sarà Enitharmon il quale simboleggerà lo spazio e sarà identificato come il principio femminile, contrario di Los, principio maschile.
Entrambi determineranno le dimensioni esistenziali della nostra esperienza fisica.
L’insegnamento di Los è che il nostro tempo non deve essere letto come finitezza terrena, ma come restringimento dell’orizzonte del destino esistenziale; la scelta di una determinata possibilità comporta l’esclusione di altre e la concatenazione di eventi ineluttabili. C’è sempre un gesto o un atto arbitrario, tutto ciò con un solo termine possiamo definirlo come Karma.
Los dunque è per Blake quella stessa immaginazione creatrice o capacità visionaria che pone fine alla caduta nel mondo della materia. La visione è dunque connaturata al tempo che annuncia la profezia. L’androgino, fusione perfetta dei due sessi, Los e Eritharmon si lacera in tempo e spazio, spazio che in fondo è il principio d’individuazione che conferisce il sesso e la personalità agli esseri viventi ma incarna anche l’inganno dei sensi e la morale repressiva in quanto appunto principio femminile.
La carne e lo spirito sono prodotti per conseguenza da Eritharmon. Da quanto detto, Blake sembrerebbe suggerirci di cercare di superare la dicotomia sensualità – moralità, le due facce della stessa medaglia, per entrare nel mondo vero dell’essenze: “ la strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza”.
Eritharmon e Los, si intersecano però all’interno di un progetto escatologico che ha come risultato la ritrovata armonia tra la natura spirituale e la natura intellettuale dell’uomo Eterno, primordiale.
La proiezione messianica è destinata a riguardare entrambe le polarità del principio d’interdipendenza universale, sul piano del macro e microcosmo; nel primo la dilatazione del divenire arresterà la caduta contraendosi in un segmento divino ed imperituro che segnerà il ritorno del tempo mitico, l’avvento dell’età dell’oro.
Ma anche sul piano del microcosmo l’uomo ritroverà la sua essenza spirituale che l’arida ragione e l’impulso empirico avevano imprigionato nell’oblio.
Perché questa reintegrazione possa avvenire, perché si possano superare le categorie di tempo e spazio e riunirsi al divino, è necessario che l’uomo potenzi l’immaginativa e superi l’inganno satanico del mondo sensibile e le sue contrapposizioni.
Blake vuole superare la dicotomia e si affida al potere del negativo, a quella strada dell’eccesso , che secondo i principi tantrici, sicuramente non estranei a Blake, conduce prima alla sazietà e infine alla liberazione. In ogni caso l’obiettivo di Blake non era la liberazione dei corpi ma la restaurazione dell’immaginazione creatrice l’unica che può avviare la trasformazione interiore ed assicurare la reintegrazione nel centro divino.

Ritornando a Steiner, possiamo dire che crede fermamente all’esistenza delle dicotomie, se non esistessero, non potrebbe esserci la consapevolezza delle cose: se non esiste il male, con quale parametri potremmo mai stabilire cos’è il bene? se non esistesse la tenebra come potremmo mai vedere la luce? Inoltre afferma che solo l’arte può elevare l’uomo nella sua essenza.
Da quanto detto su Blake, è chiaro che rapportandoci a Steiner possiamo renderci conto di essere di fronte alla sua quadripartizione dell’uomo in cui sono inclusi, a ciò a cui ha elencato Blake, anche i temperamenti umani , le stagioni, i ritmi circadiani e le dimensioni. Così ritroviamo:
- melanconico autunno terra tatto corpo fisico anziano tramonto
- flemmatico inverno acqua gusto corpo eterico neonato notte
- collerico estate fuoco vista io adulto giorno
- sanguinico primavera aria olfatto/udito anima bambino alba.
Ad ogni temperamento aggiungiamo anche l’ambiente ideale dove il soggetto riesce a vivere a suo agio, così per il primo , ossia il melanconico, ritroviamo la montagna, la foresta tropicale è tipica per un flemmatico, il deserto per un collerico ed infine un ambiente mediterraneo per un sanguinico. Ovviamente riscontriamo dei particolari differenti, ma i principi su cui si basano sono simili.
A tal proposito è interessante illustrare il discorso che Steiner fa sui temperamenti definendoli come una chiara manifestazione dell’anima. Tutti i temperamenti sono presenti nell’uomo ma spesso uno prevale sull’altro. I temperamenti vengono originati dai quattro elementi che determinano il nostro ambiente, d’altra parte l’essere umano in quanto abitante della terra porta dentro di sé l’azione dei quattro elementi. L’uomo stesso nel suo ambito fisico – vitale e animico – spirituale comprende questi quattro aspetti.
La visione dell’uomo antroposofica distingue tra il corpo fisico, che è privo di vita e che soggiace alle leggi fisiche come ad esempio la forza di gravità; il corpo vitale che ordina le sostanze secondo un principio formativo e mantiene in attività il metabolismo, quindi trasmette alle sostanze il movimento; poi l’anima che si manifesta in brame, desideri, sentimenti e coscienza e infine l’Io, l’individualità, che comprende la coscienza di sé e dell’uomo.
Questi quattro aspetti dell’uomo: corpo fisico, corpo vitale, anima e Io interagiscono e questa interazione rende possibile la comparsa del temperamento.
L’uomo utilizza il proprio corpo per esprimere le sensazioni dell’anima che sono diverse da soggetto a soggetto.
È spontanea in noi, quando ci troviamo di fronte a qualcuno per la prima volta, la necessità di conoscerla e metterla in relazione con noi stessi.
La vita ci insegna che le parole sono indicazioni poco affidabili se vogliamo conoscere qualcuno in profondità. Bisogna piuttosto ascoltare, cercare l’essere attraverso le sue parole e non nelle sue parole, attraverso le sue azioni e non nelle sue azioni. Dobbiamo percepire in lui qualcosa che va al di là delle parole stesse; l’essere umano è qualcosa di straordinario e complesso e il suo temperamento per noi appare un enigma. Il temperamento possiamo considerarlo come la manifestazione dell’anima.
Con la parola temperamento infatti si caratterizza un individuo, ma questo è soprattutto percepibile ai confini dell’organismo in cui l’anima confluisce nel corpo, se ne impadronisce per farne il proprio mezzo di espressione.
Attraverso una serie di manifestazioni radiose o cangianti riusciamo a cogliere qualcosa di quella lotta in cui l’uomo è impegnato, in ogni attimo della sua vita cosciente, per realizzare il suo destino.
Questa lotta non è mai finita, il temperamento non riesce mai a stabilizzarsi, se non talvolta alla fine dell’esistenza e allora all’io non resta che tornare in “patria” e attendere il suo nuovo compito.
Ogni temperamento inoltre è associato ad un determinato colore; seguendo un essere attraverso l’infanzia, la giovinezza, la maturità, percorriamo con lui tutta la tavolozza dell’arcobaleno, dal gioioso irraggiamento dell’infanzia, giallo, arancio,rosa, azzurro, fino alle sfumature concentrate della maturità.
L’io combatte servendosi di tutti i temperamenti come strumenti d’azione; non lotta contro qualcosa, lotta in vista di un’opera da compiere, opera che rappresenta la sua partecipazione al destino collettivo dell’umanità.
Si possono ordinare i temperamenti a seconda di quale aspetto prevale; quando ad esempio prevale il corpo fisico, la materialità, la malinconia, e nell’ambito animico domina la pesantezza siamo di fronte al melanconico.
Quando invece è l’animico con i suoi sentimenti a dominare, quando prevale la leggerezza, la persona ricerca gli stimoli, il cambiamento continuo stiamo parlando di un sanguinico.
Se invece prevale l’Io, si manifesta una volontà forte e personale, capacità di imporsi, ricchezza di idee abbiamo un collerico.
L’ultimo temperamento, quello flemmatico, compare quando prevale il corpo vitale, in questo caso l’attività metabolica, il ritmo, la ripetitività, la costanza sono rafforzati.
Dalla descrizione dei diversi temperamenti è chiaro che ognuno reagisce in modo diverso e in modo diverso va capito.
Blake accompagna l’opera “Per i sessi: le porte del paradiso” con delle incisioni che raffigurano i quattro elementi acqua, terra , aria e fuoco, elementi che sono alla base in tutta la teoria di Steiner perché il loro equilibrio significa, per l’uomo, stabilità nel suo passaggio sulla terra (Figura 3).
Il poeta inglese vede il mondo non secondo una serie di aspetti, ma relazionato da energie e movimenti che originano il fenomeno della vita. Questi elementi sono i suoi temi d’ispirazione, oltre che oggetto di una sua originale personificazione. La sua naturale affinità con l’immaginazione primitiva, deriva da uno straordinario ardore per queste forze.
Costruisce i suoi corpi nell’impeto delle fiamme avvolgenti; ama dare ai suoi personaggi l’impetuoso movimento del vento; concepisce le sue figure secondo la forza travolgente dell’acqua ,come riesce anche a dare solidità ai suoi protagonisti secondo la natura della terra.
Quando Aristotele insegnava a percepire gli elementi, l’umanità del tempo era più sensibile ai fenomeni naturali. Egli insegnava a percepirli provenienti dalle quattro direzioni dello spazio: da Sud - Est ( India ) essi percepivano il fuoco; da Sud - Ovest ( Africa ) l’aria; da Nord – Ovest ( mare ) l’acqua; da Nord – Est ( Siberia ) la terra.
Anche gli alchimisti si dedicarono all’indagine dei quattro elementi dai quali fluiva la loro saggezza. Ai giorni nostri è necessario riconquistare un equilibrio tra la facoltà del pensiero preciso che abbiamo conseguito e le rappresentazioni del mondo soprasensibile .
Abbiamo bisogno di uno sforzo scientifico ed artistico insieme per penetrarli di nuovo. È necessario sentire la profonda affinità tra la sfera morale e quella naturale: possiamo riconquistare questa sintesi sentendo scienza, arte e religione come fonti del sapere.
Sentiamo sempre la necessità di penetrare le forze interiori degli elementi, superando la simpatia - antipatia nella percezione per arrivare all’oggettività.
L’acqua ha la facoltà di sciogliere, appianare, ha una grande adattabilità. Se arriviamo a percepire l’acqua cosmicamente, possiamo percepire come essa si dia, nello spazio, la forma sferica, come il capo e il pianeta terra, che possiamo percepire, nella sua forma, come una grandissima goccia d’acqua.
Inoltre l’acqua la ritroviamo nel regno minerale, nel regno vegetale e nel regno animale, che comprende anche l’uomo in cui troviamo l’acqua , a livello del corpo fisico, nel sistema linfatico e nel metabolismo dei liquidi.
Nel campo dei sentimenti questo elemento, se arriva ad una posizione unilaterale, sfocia nell’apatia, pigrizia, golosità, sentimentalismo eccessivo; se è armonico porta una grande sensibilità e intuizione. È questo l’elemento del flemmatico
Dopo l’acqua segue il fuoco che porta delle qualità vicine alla vitalità, giovinezza, entusiasmo; porta a quell’attività che gli stoici chiamano la santa fiamma di vita. Il fuoco, come elemento interiore umano, può, se in eccesso, portare all’iracondia del collerico, distruttore e auto - distruttore. Se armonico, diviene elemento purificante, di spiritualizzazione, legato ad una volontà che diviene amore altruista. Anche per ciò che concerne il fuoco, lo ritroviamo nel mondo animale, vegetale e minerale.
L’aria è legata al fuoco, aria come portatrice di luce e calore, come portatrice dell’azione solare, come colei che permette il manifestarsi della luce.
Nell’interiorità umana la vediamo esprimersi nel temperamento sanguinico, che ha questo carattere instabile, leggero, poco profondo, dotato di scarsa capacità di concentrazione.
Nel corpo fisico lo sentiamo nella respirazione. questo elemento, compenetrato di pensiero, sentimento e volontà si fa portatore dell’interiorità umana nell’espressione della parola, perché è attraverso l’aria che emettiamo suoni.
Anche l’aria è strettamente intrinseca al mondo animale, vegetale e minerale.
Infine abbiamo la terra, sinonimo di fisicità, tipica del temperamento melanconico; se è in eccesso porta alla malattia con dolore e sofferenza, le prove della vita come gradini verso il cielo.
Anche questa intrinseca al mondo animale, vegetale e minerale.
Rudolf Steiner ha dedicato gran parte dei suoi insegnamenti a questa questione così complessa dei temperamenti; l’educatore era obbligato a seguire il funzionamento dei delicati ingranaggi che legano il corpo all’anima e l’anima al corpo, così da essere in grado di preparare un io sovrano ai giovanissimi allievi





Figura 3 I quattro elementi dall’opera.”Per i sessi:le porte del paradiso”



Steiner inoltre mise a punto un metodo pedagogico terapeutico che considerava il colore, e diciamo la materia in generale, come essere spirituale capace di equilibrare questi elementi e di agire sulla sfera del pensiero, del sentimento e della volontà, che poi non sono altro che le leggi su cui è fondata la natura umana; se una di queste forze prevale sull’altra, l’anima superiore si deforma.
Ecco un altro collegamento con Blake, il quale appunto sottolinea nelle sue opere il fatto che la ragione abbia preso il sopravvento sull’immaginazione causando la caduta dell’uomo.
Quando infatti le sfere non sono in equilibrio fra loro, l’uomo perde il suo contatto con i mondi superiori che per Blake è l’immaginazione e per Steiner è il sogno.
L’anima vive ininterrottamente in mondi superiori ed è attiva in essi e proprio da questi trae gli stimoli a mezzo dei quali agisce di continuo sul corpo fisico, aiuta l’uomo nel suo cammino terrestre; se ciò non avviene è perché ha perso la sua colorazione, la sua forza interiore e Steiner sostiene che l’arte in tutte le sue forme, aiuta a ritrovare l’equilibrio.
Il colore è una terapia dell’anima, può essere visto come un collegamento tra la consapevolezza terrena e la natura spirituale che ci caratterizza .
In ogni uomo esistono facoltà latenti, per mezzo delle quali egli può acquistare la conoscenza dei mondi superiori.
Blake sosteneva che ci sono poteri immaginativi che durante la caduta si sono abbandonati, bisognerebbe risvegliarli.
Il risveglio di tali percezioni è da secoli lo scopo di veggenti e mistici, avvenga esso attraverso un risveglio alchemico oppure un cammino meditativo o sciamanico.
Per Blake l’anima è tutt’uno con il corpo in quanto entrambi formano un unico organismo, quello umano; qui dimostra la spessa conoscenza alchemica in quanto sostiene che il corpo è la terra grezza di cui siamo composti, l’anima l’acqua che riempie le cellule ed entrambe, alla morte, rientrano nel sistema naturale.
È lo spirito, il corpo luce, la terza componente che da essi viene generata, ad essere immortale e a dar origine al salto da una dimensione all’altra dopo la morte fisica che non è altro che la reincarnazione.
Ancora una volta l’associazione Blake – Steiner è evidente; anche per quest’ultimo il corpo è soltanto un mezzo di cui ci serviamo per compiere il nostro cammino.
A proposito delle tre sfere è da fare un altro collegamento con Blake; infatti nell’opera “le tre figlie di Urizen”, il poeta identifica le tre donne come Eleth, raffigurante la testa, Uveth, raffigurante il cuore e Ona, raffigurante le membra.
Ci ritroviamo con la tripartizione delle sfere di Steiner ossia pensiero, sentimento e volontà che rappresentano rispettivamente l’io, fuoco, testa; l’anima, aria, tronco e corpo fisico, terra,membra.
Steiner era legato anche alle pratiche orientali, era convinto che ogni uomo seguisse il proprio Karma, così come Blake era convinto che l’atto arbitrario fosse alla radice della concatenazione degli eventi ineluttabili, ossia al destino.
Steiner e Blake, pur vivendo in epoche diverse, hanno molti punti in comune oltre a quelli già elencati; entrambi credevano fermamente in un mondo ultraterreno in cui siamo destinati, dopo il passaggio sulla terra, a ritornare, soltanto che per Blake il ritorno era la fine del percorso, l’unione con il Tutto, mentre per Steiner prima che ciò avvenga, si deve riscattare il proprio Karma e tutto questo è possibile soltanto attraverso le reincarnazioni che non si compiono solo sulla terra, ma anche nel resto del sistema solare con cui l’uomo ha una certa corrispondenza ( si pensi ad esempio come la luna influenzi non solo le maree terrestri ma anche i liquidi che scorrono all’interno del nostro corpo).
Ps ho allegato file che contiene le immagine per avere il materiale completo. Grazie.

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Data: 12 luglio 2017Autore: Graziana Giunta
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