mar, 09 giugno 2026

Ecologia profonda ed analisi su signoraggio, giudeofobia e varie ideologie

escher scale
Caro Paolo D'Arpini, care lettrici e cari lettori del Giornaletto di Saul,
ricorrono spesso in questa gazzetta elettronica articoli e interventi sulsignoraggio. L’argomento è di strettissima attualità e, anche se a prima vista possa apparire poco inerente l’ecologia profonda, in realtà rappresenta nella maniera più evidente proprio la visionetecnicista, finanziarista e virtuale del mondo che si colloca all’opposto di quella ecologica, volta a ricostruire un armonico e pacifico rapporto con la natura nostra creatrice.

In una recente conversazione personale, così Caterina Regazzi ottimamente rende il nucleo della questione: “Paolo è uno strenuo sostenitore della teoria che il signoraggio bancario con la mancanza di sovranità monetaria sia all'origine dei nostri problemi finanziari. Da parte mia credo che inizialmente il problema sia sorto per via del signoraggio e che oggi uno stato dovrebbe essere in grado di stamparsi la moneta che gli necessità a fronte di una riserva in "proprietà" in oro od altri beni in possesso dello stato stesso. In caso di necessità di un prestito lo stato dovrebbe poter emettere "buoni" dietro un corrispettivo di un interesse minimo, altrimenti lo stato per forza di cose è destinato ad indebitarsi sempre più, a meno di non tartassare il popolo con tasse e balzelli più o meno ingiusti”. Non solo condivido parola per parola, ma estenderei il discorso: nella società attuale ildenaro ha un peso eccessivo negli scambi umani, che dovrebbero ri-assumere altre forme, come il dono, il baratto etc. Le riserve a garanzia del valore simbolico del denaro non dovrebbero essere costituite inoro, a sua volta di natura troppo simbolica, ma da altri beni maggiormente reali.

Ottimo. Però nelle argomentazioni della lotta al signoraggio, qui e altrove, si nascondono spesso motivazioni giudeofobe e neonaziste, le quali, con un facile confronto degli altri scritti dei medesimi autori, appaiono tutt’altro che inconsapevoli. Le elaborazioni di Giacinto Auriti, che non ha mai disdegnato di arringare in raduni dell’estrema destra, servono così, ad esempio, per esaltare la libertà d’espressione di cui godette il suo maestro Ezra Pound nell’Italia fascista! Niente di strano: una dittatura è sempre disponibile a dare generosa ospitalità agli oppositori dei propri nemici internazionali. E comunque, se il trattamento statunitense nei confronti di Ezra Pound fu infame, a differenza di quello italiano, questo non deve costituire motivo diriabilitazione del nazifascismo: come dice Roberto Benigni, anche il mostro di Firenze talvolta avrà salutato qualcuno con gentilezza.

Nella conversazione privata già citata, Caterina, con il pieno accordo diPaolo D’Arpini, mi scrive: “Non parlerei tanto di giudeofobia poi, ma solo, per quel che io leggiucchio e sento, la massima parte degli organismi finanziari internazionali che ci stanno stritolando, pare siano in mano ad ebrei, non ti risulta? e non che in questo ci sarebbe niente di male di per sè, essendo un popolo evidentemente con un'intelligenza speculativa superiore, se non fosse che l'impressione è che non è che da questa gestione se ne ricavi il bene dell'umanità intera”.

Ebbene, certo, questa gestione non solo non ha portato il bene dell’umanità, ma anzi è causa del suo principale male contemporaneo. D’altra parte però mi chiedo se in un’ottica di olismo che voglia abbattere le false distinzioni fra esseri viventi, umani compresi, abbia alcun senso domandarsi quanti siano negli organismi finanziari internazionali gli ebrei e quanti siano gli altri, come chiamarli… non-ebrei, ariani? Ma supponiamo per un attimo che sì, a livello conoscitivo, un senso ci sia in questa discriminazione.

Allora ci accorgiamo che la presenza di origine ebraica è massiccia anche tra scrittori, poeti, artisti, musicisti, registi cinematografici, nonché tra i filosofi e in particolare tra i pensatori della critica radicaleall’esistente che tanta parte hanno nel mio cammino culturale: Ivan Illich, Günther Alles, Edgar Morin, Zygmunt Bauman, Jacques Derrida e la lista potrebbe continuare. Non so se questo in virtù diun'intelligenza speculativa superiore, perché non vorrei neppure cadere in un razzismo rovesciato.

Discorso analogo, riguardo il neofascismo mascherato e strisciante, si potrebbe condurre sull’esaltazione dei regimi di Assad e di Gheddafibuonanima (si fa per dire, ovviamente) in funzione antimondialista, che pure trova accoglienza in queste pagine. Combattere il pensiero unico occidentalizzante è cosa buona e giusta; denunciare chi per gli interessi dei soliti ha strumentalizzato conflitti civili, armando una parte contro l’altra, pure è cosa buona e giusta. Esaltare però il socialismo patriottico (cioè nazionale, ovvero nazionalsocialismo?!) di chi ha sparato ad altezza d’uomo su manifestanti pacifici è cosa pessima e ingiustissima. L’amore per la pace impone di annichilire i governi criminali, torturatori e oppressori con ogni mezzo tranne la guerra e l’intervento militare, di cui soffrono sempre le popolazioni molto più dei governanti stessi, ma assolutamente non di legittimare detti governi.

Su mia esplicita domanda, formulata perché stimo grandemente la sua saggezza ed esperienza, Paolo mi invita e invita tutti a superare gli steccati ideologici: “L'ecologia profonda implica la conseguente liberazione dal proprio sistema mentale di ogni ideologia, in quanto l'ideologia è solo una devianza una fissità che impedisce il procedere pulito nel percorso ecologista”; ancora: “Chi si definisce e si sente nell'intimo fascista nazista comunista cattolico giudeo musulmano etc. non può essere un ecologista profondo... e quindi la sua adesione all'ecologia profonda è solo strumentale al perseguimento del suo fine ideologico”.

Voglio solo far notare che, a dispetto dei pervertimenti storici, ilcomunismo, anche quello del primo Marx, si identifica con la fine delle ideologie nella prospettiva dell’attuazione di un umanesimo che nel suo apice è altresì naturalismo e di un naturalismo che nel suo apice è altresì umanesimo (Manoscritti economico-filosofici del 1844). Pertanto io non mi sento in contraddizione ritenendomi a un tempo ecologista profondo e comunista libertario.

Viceversa il fascismo è fine delle ideologie per il dominio di una sola ideologia: ciò che oggi si è realizzato con metodi morbidi ed edonisticamente gradevoli, col pensiero unico e il potere tecno-economico. Quel che gli anti-mondialisti fascistizzanti propongono, in fin dei conti, è di sostituire l’élite finanziaria con un’élite politico-militare, come nei bei tempi andati (ancora una volta, si fa per dire), che non sono poi così andati ovunque (leggi Cina e Russia). Dunque, opposizione al signoraggio e antifascismo possono e devono procedere di pari passo.

Una precisazione molto importante: che l’antifascismo non sia mai aggressione fisica e marginalizzazione manu militari, ciò che non solo confligge aspramente con le nostre convinzioni non-violente, e questo basterebbe, ma ha pure fatto apparire vittime o addirittura martiriragazzi di poco cervello ed equilibrio psichico ancora minore.

La strada corretta, a mio parere, è semplicemente smascherare in ogni discorso tutte le tendenze, più o meno consapevolmente, razziste, autoritarie, reazionarie. Quindi, nel nostro ambito, penso sia rilevante che il lettore vagli ogni affermazione, accolta da Paolo nei suoi blog con spirito di apertura e di confronto, per capire se l’adesione all’ecologia profonda dei suoi estensori non sia solo strumentale al perseguimento del loro fine ideologico. Nel qual caso lo spirito critico dovrà essere tenuto ben desto, magari con l’ottimistica speranza che un’adesione strumentale possa tramutarsi col tempo in autentica.

Sigismondo Zamboni




Mia rispostina - Caro Sigismondo Zamboni. Trovo buona parte della tua analisi ben motivata e coerente con il sentire ecologista. Una piccola differenza la individuo nella distinzione da te fatta fra il pensiero di sinistra e quello di destra.

Tu affermi di "riconoscerti" nella matrice "Comunista Libertaria" e dici di trovare una coerenza ecologista in ciò.Citando anche la teoria che contribuì alla nascita del "comunismo".

Marx ed Engels nell'elaborare la loro filosofia, pur su piani diversi e con evidenti differenze espressive e di matrice, tendevano ad una "laicità" che in ultima analisi avrebbe potuto riportare l'attenzione alla sostanzialità della vita anche nel suo aspetto naturalistico. Ma un conto è stato il "pensiero" ed un altro "l'attuazione", certo non per colpa degli stessi pensatori, ma chi si prese la briga di mettere in pratica certi "pensieri" in realtà si dimostrò altrettanto nemico dell'uomo e della natura quanto lo furono (con opposte prospettive) i nazifascisti.

Per questo insisto sul fatto che per poter operare nel concreto con l'ottica dell'ecologia profonda è indispensabile liberarsi da ogni fardello ideologico, di qualsiasi natura esso sia.

Persino le indicazioni di Arne Naess, che viene definito il "fondatore" dell'ecologia profonda, andrebbero testate e superate se direttamente in contrasto con la propria esperienza vitale. Ogni filosofia è una gabbia. Forse è per questo che nella pratica taoista o zen si esclude qualsiasi adesione precostituita od imitazione. Non è forse detto: "Il tao che si può dire non è il vero Tao" od anche "Se incontri il buddha sulla tua strada uccidilo"? Certo dobbiamo poterci riconoscere "in ciò che è"... ma non attraverso modelli, altrimenti rimettiamo in movimento la solita ruota delle religioni e dei dogmi....

Ritengo che la laicità ed equanimità che viene richiesta ad un "ecologista profondo" sia indispensabile per poter individuare gli aspetti vitali aldilà delle interpretazioni, e questo senza reticenze. Questa laicità significa anche "naturalezza" e capacità di vivere la vita senza paraocchi. Per tale ragione -ad esempio- pur praticando da anni una dieta latto-ovo-vegetariana (scusa ma non esiste altro termine per una dieta "naturale" dell'animale uomo) mi sono trovato in disaccordo con la visione dei cosiddetti "vegani" i quali certamente "interpretano" la dieta umana sulla base di una ideologia, che non corrisponde a fatti biologici ed anatomici.

Ed in verità anche loro non potranno essere ecologisti profondi fintanto che legati ad un sistema etico moralistico. Forse potrà sembrare esagerato il paragone fra i vegani che si professano antispecisti e protettori della vita ed i nazifascisti o staliniani che della vita si sono pasciuti, eppure un paraocchi è tale che sia fatto d'oro o di ferro.

Cari saluti, Paolo D'Arpini

Scheda dettagli:

Data: 26 marzo 2013Autore: Sigismondo Zamboni e Paolo D'Arpini
Fonte/Casa Editrice: Paolo D'Arpini
Profilo Pubblico di:

Paolo D’Arpini - Circolo vegetariano VV.TT.

Nella mia vita non ho mai avuto un dono spiccato per la modestia, ho sempre considerato me stesso e la mia opera come un degno percorso evolutivo. Abitando a Verona avevo già collaborato, nel 1967-68, ad una rivista locale che si chiamava Verona Beat, un cult tipico di quegli anni, ebbi la fortuna…

Vegetariani
Appuntamenti e corsi:0
Siti web:0
Video:0
Pubblicazioni:610

© 1998-2026 Spiritual - Tutti i diritti sono riservati. Spiritual® e Spiritual Search® sono marchi registrati. La riproduzione anche parziale dei contenuti di Spiritual è vietata. Spiritual non è in alcun modo responsabile dei contenuti inseriti dagli utenti, né del contenuto dei siti ad essi collegati.
Società editrice: Gruppo 4 s.r.l. Codice Fiscale, Partita IVA, Reg. Imp. PD 02709800284 - IT - E.U.
E-mail: informa@spiritual.it

Engineered by Gruppo 4 s.r.l.