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Tattwashuddhi: Purifica l'Essenza

Grazie alla disciplina tantrica del tattwashuddhi puoi cogliere la natura delle sostanze prime che costituiscono l'io
Tattwashuddhi è una antica pratica appartenente alla tradizione dello yoga tantrico. Per cominciare a coglierne il senso profondo può essere utile analizzarne il significato letterale: tattwa è parola sanscrita traducibile con elemento o essenza. Con tale termine, nel tantrismo, vengono designati gli Elementi Primi di cui ogni cosa è composta: Etere, Aria, Fuoco, Acqua, Terra. Tali elementi, diversamente “combinati” tra di loro, costituiscono la natura propria, essenziale di ogni cosa. In altre parole, i tattwa - presenti in una determinata proporzione in ogni cosa - fanno sì che essa sia quella e nessun’altra. Essere umano compreso. La parola shuddhi significa purificazione: pertanto la combinazione delle due parole, tattwa e shuddhi, sta a indicare quel processo di purificazione attraverso cui il praticante giunge ad intercettare quegli Elementi Primi che costituiscono la sua stessa persona, sia sul piano fisico che psico-mentale. A fondamento di questa pratica vi è una concezione del cosmo e della sua origine che fa capo al più antico sistema filosofico dell’India, il Samkhya che, a sua volta, sta a fondamento della disciplina dello yoga. Secondo questa concezione, prima della manifestazione del cosmo, Spirito e Materia  non erano separabili, ‘riposavano’ l’uno nell’altra, come una cosa sola. All’origine del cosmo, dunque, vi è la separazione di questo ‘Tutt'Uno’. Da tale separazione prende avvio il processo di manifestazione di tutte le cose del mondo. Una manifestazione che procede dai piani più sottili e incorporei della Realtà sino a quelli più tangibili e concreti. A questo punto mi piace ricordare come non sia certo casuale che la parola yoga significhi unione e come il fine di tale disciplina sia la tensione verso il superamento e la riunificazione di questa separazione iniziale.
 
I tattwa sono ordinati secondo un criterio gerarchico che procede da un massimo di rarefazione, l’Etere, ad un massimo di condensazione, la Terra. Attraverso Tattwashuddhi il praticante compie una sorta di cammino a ritroso che lo porta a fare esperienza dentro di sé - come microcosmo - di tutto il processo macrocosmico della manifestazione: dall’elemento Terra, il più concreto, all’elemento Etere, il più sottile, attraverso i gradi intermedi di Acqua, Fuoco e Aria. Avvalendosi degli strumenti tipici dello yoga tantrico, quali determinati mantra (formule) e yantra (simboli visivi), egli dunque attraverserà, purificandone l’essenza, tutte quelle dimensioni sensoriali e psico-mentali connesse ai tattwa e, tramite tale processo purificatorio, perverrà a più elevati stati di coscienza.
 
La pratica di Tattwashuddhi rappresenta, a mio avviso, una tappa fondamentale per coloro che desiderano approfondire la propria conoscenza dello yoga e fare esperienza dei piani più elevati di questa disciplina. La sua complessità spiega il fatto che essa sia per molto tempo caduta in disuso: dobbiamo a Swami Satyananda la sua riscoperta e la sua messa a punto che l’ha resa accessibile ai suoi discepoli. Ormai da molti anni Tattwashuddhi caratterizza l’attività seminariale del Centro Studi Yoga di Milano che sin dalla sua fondazione segue e diffonde il Satyanandayoga?. Periodicamente Tattwashuddhi viene infatti proposto sia nella sua sede milanese che nell’Ashram Vishuddhi a Mercatello sul Metauro (qui il prossimo seminario sull'argomento previsto dal 9 al 15 agosto 2010). La pratica, come vuole la tradizione, si svolge in un clima di austerità che caratterizza ogni momento della giornata, dalla dieta all’esercizio del silenzio, dalla scelta degli asana che mirano alla sollecitazione dei chakra - corrispondenti a ciascun tattwa - alle sedute di carattere specificamente meditativo proprie di Tattwashuddhi.
 
Nel corso del tempo ho avuto inoltre modo di sperimentare come Tattwashuddhi abbia, tra l’altro, il potere di liberare il potenziale creativo insito in ciascuno. Questo mi ha spinto spesso ad affiancare alle tecniche peculiari di Tattwashuddhi - pur nel rigoroso rispetto della pratica così come Swami Satyananda ce l’ha consegnata – un laboratorio creativo a partire proprio da quegli yantra, da quei simboli visivi che tanta importanza rivestono in questo percorso di purificazione. L’interiorizzazione degli yantra durante la meditazione, associata alla loro rielaborazione ed espressione creativa ha prodotto in molti casi risultati sorprendenti.

Ferruccio Ascari
(Sn. Trigunananda)
www.centrosudiyoga.it
eremobiancalana.blogspot.com

Ferruccio Ascari

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Scheda dettagli:

Data: 25 giugno 2010
Fonte: Ferruccio Ascari