giovedì, 17 maggio 2012
Voci, Pensieri e Poesie
Lo Spirito Dentro
- Per vivere ci vuole coraggio - mi ha detto - ci vuole molto coraggio.
Mia nonna si chiama Annella, ha cent’anni suonati, una salute di ferro e lo spirito dentro. Mia nonna ha uno spirito dentro.
Dopo tutto questo tempo mi sono quasi convinto che debbano averle fatto una makumba, però al contrario.
E’ come se qualcosa di quell’anatema non avesse funzionato a dovere, al punto di riempirle il canale centrale di quella stessa energia vitale che, altrimenti, sarebbe stata tolta.
Per contro, affermare che raggiungere una simile età con quello stato di salute sia una vera fortuna, è una verità che definisco parziale. Una mezza verità.
A quei livelli di esistenza, mi sembra di capire, l’orologio della vita scandisce pause interminabili tra un rintocco e l’altro; la curva del tempo perde la gaiezza della forma e quello che in passato si mostrava come un ampio orizzonte rivive come semplice
inquadratura nello spazio insulso di una doppia-finestra.
Il coraggio a cui allude mia nonna si rifà all’inevitabile ridimensionamento degli oggetti percepiti, questo e null’altro.
Dopo cent’anni e mezzo, milleduecentosei mesi, trentaseimilaseicentottanta giorni, ottocentottantamilatrecentoventi ore, cinquantaduemilioni ottocentodiciannovemila duecento minuti e tremiliardicentosessantanovemilionicentocinquantaduemila secondi di vita interminabile, io credo, gli aggregati che compongono la materia circostante vibrano sempre meno velocemente. E tutto si rallenta.
Mia nonna Annella è in grado di rimanere per un giorno intero immobile sulla sedia a bordo letto, con lo sguardo rivolto verso il doppio vetro e il rosario azzurro in mano.
Vista dall’esterno può sembrare un’icona umana in odore di santità.
Ma nonostante le sue dita rugose raggruppino ripetutamente, una dopo l’altra, tutte la palline della “corona”, io so che dentro la sua mente rumorosa lei non sta recitando soltanto Ave Marie per il bene del mondo. Le preghiere per mia nonna sono solo una scusa. La verità celata è che:- lei pensa!
Dietro la barricata di bisbigli che le sfuggono dalle labbra un tempo carnose, lei pensa e basta. Da quando le è morto il marito, cioè da almeno quarantanni, lei pensa e basta. E il risultato si vede.
Mia nonna è lucida come un oracolo e a parte qualche fitta sul ginocchio, quella che lei chiama “la diabete”, “lo sgranfo” sulla mano “sanca” e qualche altro malessere: sta di un bene da dio!
Perché ha lo spirito dentro. Tutto qui. Mia nonna ha uno spirito dentro.
E’ inutile farne un mistero.
Mia nonna ha più di cento anni e si lancia verso i duecento.
Non è chiaro come andrà a finire, ma siamo tutti lì con le mani sui fianchi e lo sguardo sbilenco per vedere se quel fenomeno di alieno ce la farà o meno.
Delle volte mi chiedo quante immagini devono esserle scorse dal di fuori di quegli occhi, quante visioni per dentro, dopo la miseria, due guerre mondiali, lo stupro dei fascisti in Via dei Fabbri, gli innumerevoli lutti, i sogni, la rabbia, la paura e la gioia.
Mi sorge naturale una domanda: quanto spazio su disco può tenere una mente dall’apparenza infinita?
Risposta: Infinita-mente.
Per quanto riguarda il suo scafandro umano, invece, in oltre un secolo di esistenza non è mai stata ricoverata in ospedale una sola volta. Zero fratture, zero operazioni, non un’appendicite o collassi di qualche genere. Alla faccia della previdenza sanitaria. Nemmeno per partorire quelle tre volte che le è capitato si è fatta ricoverare. E si vede.
Perché ha lo spirito dentro.
Mia nonna ha uno spirito dentro che le soffia la vita sul canale centrale.
A volte vorrei riuscire a parlarci con quello spirito che la abita.
Farmi raccontare le cose che è venuto a imparare.
Ci saranno stati dei risultati in cent’anni, io credo. Se non altro il tempo a disposizione non è mancato, voglio dire…
È possibile una sintesi, per favore?
Niente da fare. Mia nonna non risponde a quello che non riesce a capire. Fa finta di avere problemi di udito (che non ci sono) e cambia argomento; lascia che il discorso si annacqui e poi si mette in moto solo quando è certa di essere lei a dare le regole del gioco. Mica è scema mia nonna, questo è chiaro.
La cosa che più le piace raccontare è di quanto bene si senta e di quanto i più giovani le invidino l’ettolitro di vita che si ritrova per le mani.
Che bastarda.
Per contro, si diverte un mondo ad ascoltare i sogni che le racconto ad ogni visita, per poi ricavarne i numeri da giocare al lotto. Sono il suo pusher di terni e quaterne da almeno dieci anni e non ho mai visto una “lira” volare nella mia direzione.
Mia nonna gioca al lotto da un secolo, bene o male, e dice di non aver mai vinto una volta che fosse una sola.
Se fosse vero, dal punto di vista statistico, è un’affare interessante da osservare, perché potrebbe, in qualsiasi momento, fare “un colpo” magistrale. In tutti i sensi. E se lo meriterebbe proprio, dopo tutto questo tempo di vita infinita passata a provare.
Anno dopo anno ho dato in pasto a quella donna innumerevoli capitoli della mia vita onirica, con l’unico risultato di aver visto tradotti i simboli inconsci che mi ritrovo a contenere con dei semplici numeri (per altro sempre perdenti) e poche brevi parole.
Meriterei anch’io di fare un colpo, a pensarci. Un colpo da novanta alla faccia della psicanalisi e di tutto quello che ci è stato scritto sopra. Per il coraggio più che altro. Il coraggio di essermi fatto terapizzare dalla “cabola“ strizzacervelli di mia nonna, trasmessale oralmente da sua madre nella notte dei secoli e custodita nella sua
memoria di aliena per quasi cento anni.
Tanto per fare qualche esempio, secondo questa tradizione familiare, sognare di mangiare dolci è sinonimo di sfortuna (dolcesse, tristesse) e come numero fa 34; sognare una barca in mezzo al mare parla di un lutto imminente (barca, cassa da morto), 48 o 90; bambini significa ottime novità come il colore rosso (24), bambine invece sono cattivi presagi (88) come l’acqua sporca (77) e così via.
Mia nonna ne sa una più del diavolo e nel caso si trovasse a corto di risposte se le inventa. Perché ha uno spirito dentro che la protegge.
Mia nonna ha uno spirito dentro che la protegge.
(La risposta è semplice: si tratta di un’aliena che va contro ad ogni legge).
Nicola Artuso 2002
Mia nonna si chiama Annella, ha cent’anni suonati, una salute di ferro e lo spirito dentro. Mia nonna ha uno spirito dentro.
Dopo tutto questo tempo mi sono quasi convinto che debbano averle fatto una makumba, però al contrario.
E’ come se qualcosa di quell’anatema non avesse funzionato a dovere, al punto di riempirle il canale centrale di quella stessa energia vitale che, altrimenti, sarebbe stata tolta.
Per contro, affermare che raggiungere una simile età con quello stato di salute sia una vera fortuna, è una verità che definisco parziale. Una mezza verità.
A quei livelli di esistenza, mi sembra di capire, l’orologio della vita scandisce pause interminabili tra un rintocco e l’altro; la curva del tempo perde la gaiezza della forma e quello che in passato si mostrava come un ampio orizzonte rivive come semplice
inquadratura nello spazio insulso di una doppia-finestra.
Il coraggio a cui allude mia nonna si rifà all’inevitabile ridimensionamento degli oggetti percepiti, questo e null’altro.
Dopo cent’anni e mezzo, milleduecentosei mesi, trentaseimilaseicentottanta giorni, ottocentottantamilatrecentoventi ore, cinquantaduemilioni ottocentodiciannovemila duecento minuti e tremiliardicentosessantanovemilionicentocinquantaduemila secondi di vita interminabile, io credo, gli aggregati che compongono la materia circostante vibrano sempre meno velocemente. E tutto si rallenta.
Mia nonna Annella è in grado di rimanere per un giorno intero immobile sulla sedia a bordo letto, con lo sguardo rivolto verso il doppio vetro e il rosario azzurro in mano.
Vista dall’esterno può sembrare un’icona umana in odore di santità.
Ma nonostante le sue dita rugose raggruppino ripetutamente, una dopo l’altra, tutte la palline della “corona”, io so che dentro la sua mente rumorosa lei non sta recitando soltanto Ave Marie per il bene del mondo. Le preghiere per mia nonna sono solo una scusa. La verità celata è che:- lei pensa!
Dietro la barricata di bisbigli che le sfuggono dalle labbra un tempo carnose, lei pensa e basta. Da quando le è morto il marito, cioè da almeno quarantanni, lei pensa e basta. E il risultato si vede.
Mia nonna è lucida come un oracolo e a parte qualche fitta sul ginocchio, quella che lei chiama “la diabete”, “lo sgranfo” sulla mano “sanca” e qualche altro malessere: sta di un bene da dio!
Perché ha lo spirito dentro. Tutto qui. Mia nonna ha uno spirito dentro.
E’ inutile farne un mistero.
Mia nonna ha più di cento anni e si lancia verso i duecento.
Non è chiaro come andrà a finire, ma siamo tutti lì con le mani sui fianchi e lo sguardo sbilenco per vedere se quel fenomeno di alieno ce la farà o meno.
Delle volte mi chiedo quante immagini devono esserle scorse dal di fuori di quegli occhi, quante visioni per dentro, dopo la miseria, due guerre mondiali, lo stupro dei fascisti in Via dei Fabbri, gli innumerevoli lutti, i sogni, la rabbia, la paura e la gioia.
Mi sorge naturale una domanda: quanto spazio su disco può tenere una mente dall’apparenza infinita?
Risposta: Infinita-mente.
Per quanto riguarda il suo scafandro umano, invece, in oltre un secolo di esistenza non è mai stata ricoverata in ospedale una sola volta. Zero fratture, zero operazioni, non un’appendicite o collassi di qualche genere. Alla faccia della previdenza sanitaria. Nemmeno per partorire quelle tre volte che le è capitato si è fatta ricoverare. E si vede.
Perché ha lo spirito dentro.
Mia nonna ha uno spirito dentro che le soffia la vita sul canale centrale.
A volte vorrei riuscire a parlarci con quello spirito che la abita.
Farmi raccontare le cose che è venuto a imparare.
Ci saranno stati dei risultati in cent’anni, io credo. Se non altro il tempo a disposizione non è mancato, voglio dire…
È possibile una sintesi, per favore?
Niente da fare. Mia nonna non risponde a quello che non riesce a capire. Fa finta di avere problemi di udito (che non ci sono) e cambia argomento; lascia che il discorso si annacqui e poi si mette in moto solo quando è certa di essere lei a dare le regole del gioco. Mica è scema mia nonna, questo è chiaro.
La cosa che più le piace raccontare è di quanto bene si senta e di quanto i più giovani le invidino l’ettolitro di vita che si ritrova per le mani.
Che bastarda.
Per contro, si diverte un mondo ad ascoltare i sogni che le racconto ad ogni visita, per poi ricavarne i numeri da giocare al lotto. Sono il suo pusher di terni e quaterne da almeno dieci anni e non ho mai visto una “lira” volare nella mia direzione.
Mia nonna gioca al lotto da un secolo, bene o male, e dice di non aver mai vinto una volta che fosse una sola.
Se fosse vero, dal punto di vista statistico, è un’affare interessante da osservare, perché potrebbe, in qualsiasi momento, fare “un colpo” magistrale. In tutti i sensi. E se lo meriterebbe proprio, dopo tutto questo tempo di vita infinita passata a provare.
Anno dopo anno ho dato in pasto a quella donna innumerevoli capitoli della mia vita onirica, con l’unico risultato di aver visto tradotti i simboli inconsci che mi ritrovo a contenere con dei semplici numeri (per altro sempre perdenti) e poche brevi parole.
Meriterei anch’io di fare un colpo, a pensarci. Un colpo da novanta alla faccia della psicanalisi e di tutto quello che ci è stato scritto sopra. Per il coraggio più che altro. Il coraggio di essermi fatto terapizzare dalla “cabola“ strizzacervelli di mia nonna, trasmessale oralmente da sua madre nella notte dei secoli e custodita nella sua
memoria di aliena per quasi cento anni.
Tanto per fare qualche esempio, secondo questa tradizione familiare, sognare di mangiare dolci è sinonimo di sfortuna (dolcesse, tristesse) e come numero fa 34; sognare una barca in mezzo al mare parla di un lutto imminente (barca, cassa da morto), 48 o 90; bambini significa ottime novità come il colore rosso (24), bambine invece sono cattivi presagi (88) come l’acqua sporca (77) e così via.
Mia nonna ne sa una più del diavolo e nel caso si trovasse a corto di risposte se le inventa. Perché ha uno spirito dentro che la protegge.
Mia nonna ha uno spirito dentro che la protegge.
(La risposta è semplice: si tratta di un’aliena che va contro ad ogni legge).
Nicola Artuso 2002
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Scheda dettagli:
Autore: Nicola Artuso
Data: 30 ottobre 2002
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