mercoledì, 08 febbraio 2012
Voci, Pensieri e Poesie
Fiaba: L'alchimista e la sua creazione
Gli elementi principali che contengono la materia sono sei (senza contare la roccia o pietra) e sono la terra e l’aria quali elementi grezzi, più i quattro elementi componenti la materia raffinata che sono l’acqua-dolce, il fuoco, il fuoco-segreto o lava, l’acqua-salata.
La materia grezza è rappresentata da una sfera semplice mentre la materia raffinata è rappresentata da una sfera doppia ed è formata dall’unione della terra con la terra (da cui si ottiene l’acqua-dolce) oppure dell’aria con l’aria (da cui si ottiene il fuoco) oppure della terra con l’aria (da cui si ottengono sia la lava che l’acqua-salata secondo che nell’unione abbia il sopravvento la terra o l’aria).
La terra e l’acqua-dolce (tendenzialmente femminili) sono elementi oscuri, l’aria ed il fuoco (tendenzialmente maschili) sono elementi luminosi, mentre la lava (tendenzialmente femminile) e l’acqua-salata (tendenzialmente maschile) sono gli elementi della strada di mezzo e sono per metà oscuri e per metà luminosi e per ottenerli prima si passa a volte per l’ottenere la roccia o pietra.
Dall’unione poi dei quattro elementi raffinati si ottiene la materia raffinatissima rappresentata da una sfera tripla.
Questi sono i concetti base dell’alchimia e seguendo questi concetti, più qualche altro, un tempo un alchimista si mise all’opera per creare.
Era all’opera dunque l’alchimista da un po’ di tempo e dopo un bel po’ di prove ed esperimenti era riuscito ad ottenere, tramite la trasmutazione alchemica, un metallo che cominciò a lavorare per ottenerne un ciondolo che si appese al collo e tale ciondolo aveva poteri straordinari.
Grazie ad esso infatti l’alchimista era in grado di comandare gli elementi e fondersi con essi per poi tornar come prima a suo piacimento.
Aveva dunque cominciato a sperimentare tali poteri e si riteneva piuttosto soddisfatto del suo lavoro così decise di riposarsi per un po’ di tempo e di svagarsi sicché mise da parte i lavori alchemici e cominciò a dedicarsi ad altre faccende più ordinarie.
Ora si trovava un giorno l’alchimista in una locanda quando comincia a sentir discorrere la gente di una nave che da poco era attraccata in porto e si diceva che gli uomini che erano giunti con essa avevano vissuto avventure straordinarie ed avevano condotto con se, oltre a della merce veramente eccellente, un tesoro strabiliante.
L’alchimista allora incuriosito decide di fare una capatina al porto per dare un’occhiata e giunto li vede una bella nave e degli uomini che caricano e scaricano merci, allora egli li saluta e gli fa: “In paese parlano della vostra nave un poco come fosse la nave delle meraviglie! Dite un poco … davvero avete vissuto strabilianti avventure?” gli uomini gli rispondono: “E tu chi saresti straniero?” e l’alchimista a loro: “Io vivo in questa città fin da piccolo e lavoro come fabbro! Il mio nome è Antonio!”.
Così Antonio e gli uomini della nave cominciano a discutere ed a familiarizzare mentre nel contempo arriva il capitano della nave che lo prende in simpatia e gli offre da bere, i due si raccontano un poco di storie e fanno amicizia.
Il capitano che lo ha davvero preso in simpatia invita Totò ad unirsi alla sua ciurma ma Antonio dice che è una decisione difficile da prendere lì per lì e gli chiede: “Quanto tempo ho per darti una risposta?” ed il capitano risponde: “Bhe! Noi partiamo tra due giorni dunque decidi prima di allora!”.
Antò ci pensa un poco in questi due giorni ed è da un lato non tanto propenso a lasciare il suo da fare e le sue cose e dall’altro voglioso di fare nuove esperienze e partire all’avventura ma alla fine decide di partire.
Partì dunque Totò all’avventura ed era emozionato e la vita di mare era davvero nuova per lui ma tutto era piuttosto tranquillo di porto in porto finché mentre erano in mare Totò non vede addensarsi delle nubi in lontananza e la tempesta è veloce ad arrivare ed è piuttosto violenta ma grazie all’esperienza del capitano e dell’equipaggio la nave riesce a scampare ma è costretta a sospendere il viaggio per un poco sicché si avvicinano al primo barlume di terraferma che incontrano per riaggiustare un po’ i danni e per riposarsi.
Mentre erano fermi il capitano ed alcuni uomini con una scialuppa vanno ad ispezionare la terra che gli sta di fronte e Totò va con loro.
Durante la loro esplorazione essi arrivano in un luogo non molto lontano dalla riva in cui trovano i resti di antichi edifici simili a templi ed una caverna la cui entrata era stata decorata con strani simboli.
Arrivati dunque alla caverna uno strano brivido percorre la schiena di tutti ma gli audaci avventurieri entrano ugualmente a dare un’occhiata ed ecco … era piena di gemme luccicanti che facevano brillare le pareti mentre da una fessura del soffitto la poca luce che si rispecchiava nell’acqua dentro la caverna le faceva risplendere e sembrava di camminare tra le stelle.
Eppure in quello splendido scenario qualcosa faceva accapponare la pelle e Totò ed il capitano non si sentivano al sicuro ed infatti ad un certo punto, mentre uno degli uomini va per estrarre una gemma dalla parete, un mostro esce dalla parte più profonda della caverna che si chiude intrappolandoli lì.
Allora gli uomini estraggono le spade ed i pugnali ed affrontano il mostro anche se gigantesco e mentre per un attimo temono d’esser spacciati Totò fa appello al suo amuleto e fondendosi con l’acqua del lago all’interno di quel luogo oscuro prende e lo trascina giù annegandolo.
Appena ucciso il mostro la caverna si riapre e gli uomini escono di corsa eppur non è finita perché usciti di lì trovano degli indigeni che circondano il luogo ma non li attaccano finché uno di loro entrato nella caverna non avvisa gli altri dell’avvenuto sacrilegio dopo di che ingaggiano battaglia e gli uomini della nave si difendono come possono finché riescono a fuggire di corsa ed a tornare a bordo e Totò era con loro.
Così la nave riprende il suo cammino ma per la curiosità del comandante non si allontana molto dalla terra e la costeggia continuamente finché non si decide di nuovo di scendere in un’altra parte dell’isola.
Mentre erano a terra si imbattono in un’indigena del luogo che era in giro a raccogliere erbe e bloccatala cercano di tranquillizzarla; essi non parlano la stessa lingua ma si sanno far capire ugualmente e la giovane tranquillizzata diventa più affabile nei loro confronti; ora Antonio che appena vista l’indigena se ne era invaghito cerca di convincere il comandante a portarla con se ma il comandante non era d’accordo così Antonio che pensava che grazie al potere dell’amuleto avrebbe potuto comunque proteggersi su quell’isola decide di rimanere lì.
Dunque dopo che i marinai hanno raccolto sull’isola ciò che gli serve salutano l’alchimista che rimane là con la giovane e cerca di convincerla a restare con lui; intanto gli altri indigeni che non la vedono tornare partono alla ricerca ma Antonio è abile nella fuga tuttavia se pur dopo molto tempo viene preso lo stesso.
Ora Antonio che si trova in male acque non si abbatte e cerca di spiegare che vuole solo la giovane e cerca di contrattare per quel poco che ci riesce, ma gli indigeni che nulla vogliono sentire sono decisi a sacrificarlo perché egli ai loro occhi è uno degli uomini che hanno offeso i loro dei uccidendo la bestia ma quando sembra che Antò sia spacciato egli fa appello al potere dell’amuleto e comandando e fondendosi col fuoco delle fiaccole che gli sono vicine si libera e sconvolge gli indigeni che temendolo lo lasciano in pace; così Totò rimane su quell’isola insieme alla donna che si era scelto e non viene più seccato perché temuto e rispettato.
La materia grezza è rappresentata da una sfera semplice mentre la materia raffinata è rappresentata da una sfera doppia ed è formata dall’unione della terra con la terra (da cui si ottiene l’acqua-dolce) oppure dell’aria con l’aria (da cui si ottiene il fuoco) oppure della terra con l’aria (da cui si ottengono sia la lava che l’acqua-salata secondo che nell’unione abbia il sopravvento la terra o l’aria).
La terra e l’acqua-dolce (tendenzialmente femminili) sono elementi oscuri, l’aria ed il fuoco (tendenzialmente maschili) sono elementi luminosi, mentre la lava (tendenzialmente femminile) e l’acqua-salata (tendenzialmente maschile) sono gli elementi della strada di mezzo e sono per metà oscuri e per metà luminosi e per ottenerli prima si passa a volte per l’ottenere la roccia o pietra.
Dall’unione poi dei quattro elementi raffinati si ottiene la materia raffinatissima rappresentata da una sfera tripla.
Questi sono i concetti base dell’alchimia e seguendo questi concetti, più qualche altro, un tempo un alchimista si mise all’opera per creare.
Era all’opera dunque l’alchimista da un po’ di tempo e dopo un bel po’ di prove ed esperimenti era riuscito ad ottenere, tramite la trasmutazione alchemica, un metallo che cominciò a lavorare per ottenerne un ciondolo che si appese al collo e tale ciondolo aveva poteri straordinari.
Grazie ad esso infatti l’alchimista era in grado di comandare gli elementi e fondersi con essi per poi tornar come prima a suo piacimento.
Aveva dunque cominciato a sperimentare tali poteri e si riteneva piuttosto soddisfatto del suo lavoro così decise di riposarsi per un po’ di tempo e di svagarsi sicché mise da parte i lavori alchemici e cominciò a dedicarsi ad altre faccende più ordinarie.
Ora si trovava un giorno l’alchimista in una locanda quando comincia a sentir discorrere la gente di una nave che da poco era attraccata in porto e si diceva che gli uomini che erano giunti con essa avevano vissuto avventure straordinarie ed avevano condotto con se, oltre a della merce veramente eccellente, un tesoro strabiliante.
L’alchimista allora incuriosito decide di fare una capatina al porto per dare un’occhiata e giunto li vede una bella nave e degli uomini che caricano e scaricano merci, allora egli li saluta e gli fa: “In paese parlano della vostra nave un poco come fosse la nave delle meraviglie! Dite un poco … davvero avete vissuto strabilianti avventure?” gli uomini gli rispondono: “E tu chi saresti straniero?” e l’alchimista a loro: “Io vivo in questa città fin da piccolo e lavoro come fabbro! Il mio nome è Antonio!”.
Così Antonio e gli uomini della nave cominciano a discutere ed a familiarizzare mentre nel contempo arriva il capitano della nave che lo prende in simpatia e gli offre da bere, i due si raccontano un poco di storie e fanno amicizia.
Il capitano che lo ha davvero preso in simpatia invita Totò ad unirsi alla sua ciurma ma Antonio dice che è una decisione difficile da prendere lì per lì e gli chiede: “Quanto tempo ho per darti una risposta?” ed il capitano risponde: “Bhe! Noi partiamo tra due giorni dunque decidi prima di allora!”.
Antò ci pensa un poco in questi due giorni ed è da un lato non tanto propenso a lasciare il suo da fare e le sue cose e dall’altro voglioso di fare nuove esperienze e partire all’avventura ma alla fine decide di partire.
Partì dunque Totò all’avventura ed era emozionato e la vita di mare era davvero nuova per lui ma tutto era piuttosto tranquillo di porto in porto finché mentre erano in mare Totò non vede addensarsi delle nubi in lontananza e la tempesta è veloce ad arrivare ed è piuttosto violenta ma grazie all’esperienza del capitano e dell’equipaggio la nave riesce a scampare ma è costretta a sospendere il viaggio per un poco sicché si avvicinano al primo barlume di terraferma che incontrano per riaggiustare un po’ i danni e per riposarsi.
Mentre erano fermi il capitano ed alcuni uomini con una scialuppa vanno ad ispezionare la terra che gli sta di fronte e Totò va con loro.
Durante la loro esplorazione essi arrivano in un luogo non molto lontano dalla riva in cui trovano i resti di antichi edifici simili a templi ed una caverna la cui entrata era stata decorata con strani simboli.
Arrivati dunque alla caverna uno strano brivido percorre la schiena di tutti ma gli audaci avventurieri entrano ugualmente a dare un’occhiata ed ecco … era piena di gemme luccicanti che facevano brillare le pareti mentre da una fessura del soffitto la poca luce che si rispecchiava nell’acqua dentro la caverna le faceva risplendere e sembrava di camminare tra le stelle.
Eppure in quello splendido scenario qualcosa faceva accapponare la pelle e Totò ed il capitano non si sentivano al sicuro ed infatti ad un certo punto, mentre uno degli uomini va per estrarre una gemma dalla parete, un mostro esce dalla parte più profonda della caverna che si chiude intrappolandoli lì.
Allora gli uomini estraggono le spade ed i pugnali ed affrontano il mostro anche se gigantesco e mentre per un attimo temono d’esser spacciati Totò fa appello al suo amuleto e fondendosi con l’acqua del lago all’interno di quel luogo oscuro prende e lo trascina giù annegandolo.
Appena ucciso il mostro la caverna si riapre e gli uomini escono di corsa eppur non è finita perché usciti di lì trovano degli indigeni che circondano il luogo ma non li attaccano finché uno di loro entrato nella caverna non avvisa gli altri dell’avvenuto sacrilegio dopo di che ingaggiano battaglia e gli uomini della nave si difendono come possono finché riescono a fuggire di corsa ed a tornare a bordo e Totò era con loro.
Così la nave riprende il suo cammino ma per la curiosità del comandante non si allontana molto dalla terra e la costeggia continuamente finché non si decide di nuovo di scendere in un’altra parte dell’isola.
Mentre erano a terra si imbattono in un’indigena del luogo che era in giro a raccogliere erbe e bloccatala cercano di tranquillizzarla; essi non parlano la stessa lingua ma si sanno far capire ugualmente e la giovane tranquillizzata diventa più affabile nei loro confronti; ora Antonio che appena vista l’indigena se ne era invaghito cerca di convincere il comandante a portarla con se ma il comandante non era d’accordo così Antonio che pensava che grazie al potere dell’amuleto avrebbe potuto comunque proteggersi su quell’isola decide di rimanere lì.
Dunque dopo che i marinai hanno raccolto sull’isola ciò che gli serve salutano l’alchimista che rimane là con la giovane e cerca di convincerla a restare con lui; intanto gli altri indigeni che non la vedono tornare partono alla ricerca ma Antonio è abile nella fuga tuttavia se pur dopo molto tempo viene preso lo stesso.
Ora Antonio che si trova in male acque non si abbatte e cerca di spiegare che vuole solo la giovane e cerca di contrattare per quel poco che ci riesce, ma gli indigeni che nulla vogliono sentire sono decisi a sacrificarlo perché egli ai loro occhi è uno degli uomini che hanno offeso i loro dei uccidendo la bestia ma quando sembra che Antò sia spacciato egli fa appello al potere dell’amuleto e comandando e fondendosi col fuoco delle fiaccole che gli sono vicine si libera e sconvolge gli indigeni che temendolo lo lasciano in pace; così Totò rimane su quell’isola insieme alla donna che si era scelto e non viene più seccato perché temuto e rispettato.
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Scheda dettagli:
Autore: Angela Contavalle
Data: 24 giugno 2010
Fonte: Angela Contavalle
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